24 aprile 2016

San Giorgio, il cavaliere cristiano, e la lotta contro il Drago.

di Alfredo Incollingo

Sembra a tutti gli effetti una leggenda medievale, ambientata in regni “fatati”, tra principesse e mostri pronti ad insediarle. Secondo la “Leggenda aurea” di Jacopo di Varagine, un prode cavaliere, fedele al Cristo, salvò una città e la sua popolazione da un drago malefico.
Il re di Selem, nel deserto libico, terrorizzato da un drago malefico, invocò il soccorso di un guerriero in grado di ucciderlo. La creature insediava gli abitanti e, dovunque si recasse, portava solo morte e distruzione. Il drago si invaghì della figlia del re, la principessa Silene, e pretese dal monarca che fosse sacrificata in suo onore sulle rive di uno stagno. La giovane dovette così assecondare il desiderio della belva, ma provvidenzialmente un giovane cavaliere, incrociandola per strada, la fermò e le assicurò il suo aiuto, giurando di esser pronto ad uccidere la belva. Questo  cavaliere era San Giorgio. Chiese alla principessa di andare lo stesso dal drago per cingergli il collo con la sua cintura. Facendo così lo avrebbe ammansito.

Fu così che San Giorgio riportò la principessa dal re e trascinò il mostro in città di fronte allo stupore della popolazione. Il santo prima di ucciderlo parlò: “Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro.”
Il re e i suoi sudditi si convertirono in segno di ringraziamento e San Giorgio uccise la belva con la sua lancia, trascinando poi il suo corpo fuori dalle mura cittadine.
La “Leggenda aurea” interpreta chiaramente la storia di San Giorgio secondo i modelli cavallereschi dell'Alto Medioevo. Questa storia, come molte altre di santi “guerrieri”, motivò la fede di coloro che partivano alla volta della Terra Santa, impegnandosi così nella riconquista del Santo Sepolcro. La lotta (vittoriosa) del santo contro il drago non è una semplice favola (anche le favole tuttavia, ci insegna Chesterton, hanno un senso profondo), ma la rappresentazione “epica” del conflitto tra il Bene e il Male; tra Cristo e Lucifero. Come i cavalieri tolkeniani anche San Giorgio ha ingaggiato la sua personale battaglia contro Melkor e il “suo agente” Sauron. Siamo lontani da uno scontro manicheo, eterno tra due opposti: il male viene sopraffatto dalla lancia di San Giorgio che trafigge il drago. Il serpente, il rettile è sconfitto e il santo, imitando Gesù, vince sul peccato.

Gesù era venuto a portare non la pace ma la spada, edificò per tutta l'eternità il suo colossale realismo, contro l'eterno sentimentalismo del secolarista" (G.K. Chesterton - Ortodossia)

Al di là delle tante versioni agiografiche San Giorgio, sulla scia di San Michele Arcangelo, è il cavaliere che pone la sua spada al servizio di Dio e della cristianità. Non è quindi il classico guerriero pagano che guerreggia per la sua gloria, ma lo fa per “alti” valori. Da ciò possiamo dedurre perché San Giorgio divenne l'emblema degli ordini monastici – cavallereschi e il “patrono” di rocche e castelli. E' il simbolo della difesa contro le avversità e i mali. Come non ricordare a proposito la Repubblica di San Marino!

Sulla vita di San Giorgio abbiamo purtroppo scarsissime notizie. Qualche racconto apocrifo ce lo presenta come un legionario che fu martirizzato per la sua fede sotto Diocleziano. Di fronte alla corte imperiale che gli chiedeva sacrifici in onore dell'imperatore, San Giorgio avrebbe difeso tenacemente il suo credo. E' , come possiamo ancora una volta notare, l'espressione di quella “fortezza” che caratterizza gli eremiti, i monaci, i sacerdoti e i laici santificati per la loro carità e per la loro fedeltà al Vangelo.
Ecco, mettendo da parte le disquisizioni sulle origini del santo, lo dobbiamo ricordare quale simbolo di fede e di “fortezza”, coraggio e solidità, specialmente in questi tempi in cui la nostra fedeltà è continuamente posta sotto attacco da draghi malvagi.

 

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