18 aprile 2016

Volgersi alla luce per sconfiggere il peccato


di Martina Magli

Quanto accade ai giorni nostri nella società mi lascia esterrefatta. Ciascun singolo avvenimento sia esso di violenza o di ordinaria amministrazione, mi interroga e mi spinge a cercare per cogliere il senso delle cose, il vero senso delle cose. Mi sembra di vivere in un mondo in via di dissoluzione, capovolto, sottosopra. Non c'è struttura umana, politica, economica, religiosa e sociale che non risenta di un cambiamento negativo, di un certo livello di barbarie, dove regnano l'ignoranza, la violenza ideologica, la dissoluzione della morale, la corruzione. Mi pare non esista un campo dell'umana convivenza che non presenti vasti lembi che non siano in avanzato stato di decomposizione ed il fetore dei suoi liquami venga scambiato per profumo inebriante. 

Un grande e fortemente aggressivo cancro sta avanzando in seno all'umana costruzione, devastandone le coscienze, il buon senso, l'intelligenza e la ragione. L'autodissoluzione avanza attraverso l'omosessualizzazione forzata, la droga, la pedofilia, l'eutanasia, l'eugenetica, l'aborto, l'animalismo, l’ecologismo, il mondialismo, la persecuzione e l'uccisione dei cristiani, il terrorismo islamico e cristianofobico, le ideologie contrarie alla legge morale naturale, e poi, non dimentico, in questo velenoso minestrone, la crisi economica, le mafie, la disoccupazione, le mode, l'Unione Europea formato dittatura, le tasse elevate, la politica disorganizzata, la corruzione, la denatalità, i costi elevatissimi della spesa pubblica, dei favoritismi e dei privilegi.

In seno alla società sta avanzando un cancro aggressivo, che senza giri di parole e senza retorica, si chiama peccato, allontanamento da Dio e dalle su leggi. L'allontanamento parte da molto lontano, dall'esperienza storica dell'essere umano di poter fare a meno di Dio, di potersi autogestire ed emanciparsi dalla Provvidenza per non dover dire a Dio grazie per ogni cosa. Nell'orecchio della storia continua a risuonare il sibilo velenoso dell'antico tentatore, il Signore del Male: 'diventereste come Dio' (Gen 3:5). La tentazione antica è sempre moderna ed attuale e conserva immutato il medesimo scopo: allontanare l’uomo da Dio, verso il luogo della perdizione mondana: una sorta di giardino delle delizie avvelenate, dell'affanno sterile e controproducente, della cloaca del mondo dove i miasmi continuano inesorabilmente a stordire i sensi e la coscienza dell'essere umano caduto in questa appiccicosa e mortifera trappola.

La soluzione è semplice ma, viste le nebbie oscure che avvolgono da tempo l’umano vivere, potrebbe non essere scorta a sufficienza. Eppure è alla portata di tutti: volgersi verso la luce, lasciare che la luce ci illumini, ci ferisca, ci abbagli fino ad accecarci.
La luce mette in rilievo le forme e ne definisce i contorni, ma nel contempo mette in risalto le ombre. Mostra ogni dettaglio, di ogni oggetto svela la forma. Il colore viene esaltato nella sua brillantezza, il nero viene stemperato nella sua oscurità. La luce ha la capacità di mostrare la bellezza ma anche di rivelare la difformità e gli implacabili difetti. Ogni cosa alla luce del sole ha un aspetto veritiero, ogni cosa si mostra così com'è. Quando ci guardiamo allo specchio, la luce ci fa sembrare così come siamo. Niente rimane nascosto, ogni difetto, ogni ruga balzano allo scoperto. Guardandoci allo specchio ci vediamo così come siamo. Ci possiamo piacere oppure no. Possiamo vedere più difetti che tratti apprezzabili per bellezza. Eppure siamo noi stessi, è il nostro corpo che si mostra e ci parla, senza veli, senza ombre né oscurità e ci svela il senso del nostro vivere ed il segreto del tempo che passa. Ma il nostro corpo non è solo, non vive da solo, esso alimenta la nostra esistenza con la presenza dell'anima e, così come il corpo ha bisogno della luce per farci scoprire tutto della nostra dimensione corporea, così l'anima, che lo accompagna nel corso di tutta l'esistenza, ha bisogno della luce per farci scoprire il mistero delle cose che non si vedono. La luce che alimenta l'anima non è luce di sole nè luce di lampada.

E' la luce di Dio, la Sua divina Presenza. Una luce che mai si spegne ed al cospetto della quale l'anima riesce a vedere tutte le sue imperfezioni che si riverberano nei pensieri, nelle parole e nelle opere del corpo che la custodisce. La luce divina è talmente potente e chiara che chi si lascia illuminare resta abbagliato, attratto da tanto splendore e bellezza. Certo si resta smarriti nel vedere ogni piega della propria anima messa a nudo, piena di crepe e zone impervie ed aspre da bonificare, ma davanti alla luce di Dio l'anima prende il sopravvento sul corpo, lo domina, lo educa, lo disciplina, lo indirizza verso il bene, gli mostra la via da seguire e riempie la volontà di desideri santi ed alti. Così come il corpo ha bisogno anche dello specchio per realizzare la sua presenza fisica, così l'anima ha bisogno del Signore Gesù Cristo per specchiarsi ed identificarsi nella sua dimensione spirituale. Gesù Cristo è l'immagine che l'anima necessita trovarsi di fronte. Non desidera vedere sé stessa riflessa nello specchio -come spesso accade al nostro corpo- ma ha la necessità di trovarsi di fronte solo la fonte della Bellezza e della Santità, Dio solo!

E' vero che se ci mettiamo davanti alla luce del Signore, che tutto illumina e scopre, resteremo come sconfitti, vedendo l'immagine della nostra anima abbruttita e buia a causa dei peccati, ma è pur vero che la luce ci mostrerà tutto ciò che in noi è da scartare, da pulire, da ristrutturare, da tagliare. I Santi sapevano mettersi davanti la luce del Signore, sicuramente ne avevano timore, perché erano consapevoli di essere creature peccatrici, ma sapevano anche confidare nella Sua grande misericordia, desiderosi di diventare puri, di imitare proprio Lui, il Signore Gesù Cristo, vera luce del mondo.

Sapevano infatti che l'umiltà ed il coraggio di farsi abbagliare le tenebre dell'anima avrebbero dato loro la possibilità di procedere nel cammino di perfezione, alla fine del quale si sarebbero trovati al cospetto di Dio nella gioia del Paradiso. Mettersi al cospetto della luce di Dio esige volontà di migliorarsi, di non peccare, di procedere sulla via dei suoi comandamenti, di fare scelte anche difficili o controcorrente, di avere coraggio, di essere forti, umili, di avere la volontà di amarLo, di seguirLo e di riconoscerLo in ogni circostanza della vita, nel dolore, nella malattia o nella gioia. Soprattutto vuol dire rendersi conto di essere peccatori e bisognosi di cure, di Dio che ci risana e può rendere la nostra anima pura e bianca come la neve immacolata che alla luce del sole risplende ancor di più. Bisogna volerlo con tutto il cuore. Bisogna desiderare la luce del Signore perché solo così, noi, viandanti sulle strade della perfezione perduta, troveremo la via che ci conduce a Casa.

 

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