10 maggio 2016

Adversus Stephaniam. Una difesa della scuola umanistica


di Salvatore Cammisuli

La flessibilità cioè il precariato diventerà la norma, la famiglia non esisterà più perché tutti dobbiamo spostarci come perpetui migranti, milioni di italiani saranno sostituiti con milioni di stranieri.

Sembra un romanzo distopico o il delirio di un complottista, e invece – stando ai giornali – sono le dichiarazioni delle ministre Stefania Giannini e Johanna Wankae dopo un accordo tra Italia e Germania nell’ambito della formazione professionale. Un passo avanti nella lunga marcia delle «riforme».
Ma Stefania Giannini è innanzitutto ministra dell’Istruzione: «Il Paese deve allontanarsi dall’impronta classica che ha permeato per secoli la società e il sistema d’istruzione, per avvicinarsi al modello tedesco: più pragmatico, precario e orientato al lavoro».

Ora, la nostra scuola ha un’impostazione umanistica non per un ghiribizzo di Croce e Gentile, ma perché un ragazzino di quindici o sedici anni deve innanzitutto formarsi come persona, non come tecnico. Ha ancora tempo perché riceva una formazione professionale pragmatica e precaria, come auspica la ministra; ora ha bisogno di diventare un adulto.

La scuola che si pretende buona punta a formare automi («lavora») in preda ai propri desideri («consuma») e incapaci di opporre una protesta sensata allo sfacelo presente («crepa»). La scuola brutta e cattiva propone in tutte le scuole di ogni ordine e grado lo studio delle lettere perché il ragazzino impari a governare sé stesso, a saper scegliere, a capire cosa è bello e merita la sua stima e cosa invece è brutto e merita la sua disapprovazione.

Non si tratta della vecchia storia per cui le versioni di greco e latino insegnano «a ragionare»: a questo scopo basterebbero gli scacchi e la settimana enigmistica. Le materie umanistiche ci costringono a entrare in rapporto con civiltà diverse dalla nostra perché lontane nel tempo e nello spazio: esercizio utilissimo per capire che non tutte le culture sono uguali, e che non bisogna proiettare le proprie categorie mentali su quelle degli altri (quanti errori si sarebbero evitati e si eviterebbero…).

Le humanae litterae ci insegnano l’arte di far valere le nostre ragioni con la ragione, perché l’alternativa è la legge del più forte. Ci fanno sapere che un tempo la nostra civiltà camminava in modo diverso, smentendo chi ci vorrebbe far credere che il nostro non sarà certo il migliore, ma purtroppo è l’unico mondo possibile. Ci mostrano le cose belle che come uomini abbiamo saputo fare, ma anche il male di cui siamo capaci. Ci propongono qualche ideale per cui valga la pena, se non di morire, quanto meno di vivere.

La scuola pragmatica e precaria sul modello tedesco ci fa credere che la scuola pragmatica e precaria sia una cosa buona. La scuola umanistica sul modello italiano, grazie al cielo, ci libera da questo triste inganno.  

1 commento :

  1. Ma il mondo disegnato da Giannini e Wankae è il mondo perfetto di Huxley, cittadini alfa e beta, padroni e schiavi, non c'è posto per gli intellettuali, colti e ben formati, come diceva il saggio Ende ne La storia infinita 'La gente ignorante e senza cervello è più facile da controllare', poi in Italia i ministri della PI, se esiste una classifica del peggio dei peggi, beh, ai primissimi posti.....

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