13 maggio 2016

Caro Mattarella, non firmi la Cirinnà, è uno schiaffo al Quirinale


Egregio presidente Mattarella,

Le invio la presente nella nuda veste di cittadino della Repubblica di cui lei è Presidente, per auspicare che Lei, avvalendosi di una prerogativa espressamente prevista dalla Costituzione, rimandi alle Camere per una nuova deliberazione la legge sulle cosiddette unioni civili, che nel momento in cui scrivo queste righe è stata approvata da poche ore. Allego per conoscenza i dirigenti ed i partecipanti del Family Day, i partiti che si sono opposti in Parlamento, e tutti coloro che contro tale legge si sono battuti.

Quanto segue, in realtà, è stato già rimarcato nei mesi scorsi da altri, fra cui il leader del Family Day, Gandolfini, ma ritengo che sia necessario chiamarLa in causa direttamente nel momento in cui si appresta a compiere un atto che, per la gravità della vicenda che ha portato alla sua approvazione, rischierebbe di aprire un gravissimo vulnus nella legalità costituzionale di questo paese.

Le ragioni sono due: oltre ad un evidente profilo di incostituzionalità di tale ddl, va rimarcata l’incostituzionalità dello stesso iter di approvazione.

Per quanto riguarda l’incostituzionalità, patente è il contrasto con l’art. 29 della Costituzione, che definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, laddove, in diversi punti, come per esempio nel richiamare integralmente le norme sul divorzio per regolare la fattispecie dello scioglimento delle unioni civili, rivela che quello introdotto è in realtà un istituto para-matrimoniale. Questo, però, molto probabilmente Lei lo sa già, dato che, nell’imminenza del dibattito al Senato, erano trapelati dei dubbi da parte Sua proprio in proposito. Apprezziamo la correttezza istituzionale da Lei dimostrata nel non voler invadere il campo del dibattito parlamentare, ora però auspichiamo che, nel momento in cui la palla passa a Lei, colga l’occasione per esternare la Sua posizione.

Ancor più grave, però, è la ripetuta violazione del dettato costituzionale verificatasi nel corso dell’ iter legislativo, che può ben dirsi, quindi, gravemente viziato.

L’art. 72 della Costituzione stabilisce che ogni disegno di legge, prima di arrivare in Aula, debba essere approvato dalla Commissione. Il testo approvato oggi è stato presentato a febbraio direttamente all’Aula del Senato, senza passare per la Commissione parlamentare, dove da mesi stagnava un disegno di legge differente che non ha mai concluso il suo iter.

Ancora più grave è stata la presentazione, sempre al Senato, del maxi-emendamento del Governo, senza l’autorizzazione del Presidente della Repubblica, obbligatoria ai sensi dell’ art. 87 comma 4. In tal caso è stato fatto uno schiaffo senza precedenti non solo alla Costituzione, ma direttamente all’alto ufficio che Lei ricopre. Sarebbe interessante, a questo punto, sapere cosa è successo: l’emendamento è stato presentato senza consultarLa, il che sarebbe già gravissimo? Oppure Le è stato sottoposto, Lei non lo ha autorizzato ed allora il Governo, di fatto sfidandoLa, lo ha presentato comunque? In un caso o nell’altro, si è trattato di una violazione del dettato costituzionale.

Se fossi più audace di quello che sono, mi spingerei ad invocare quel “limite assoluto” che molti insigni costituzionalisti ritengono sia implicito nel dettato costituzionale, per cui, se un atto si presenta come una legge senza averne i requisiti formali, non è una legge ed il Presidente della Repubblica deve a tutti gli effetti rifiutare la promulgazione, senza rinvio alle camere. L’atto approvato oggi, proprio per il carattere di illegalità costituzionale che ha caratterizzato l’ iter della sua approvazione, potrebbe essere considerato proprio privo di quei requisiti.

Poiché, però, non sono così ardito, mi limito ad invocare il limite relativo, chiedendoLe semplicemente il rinvio alle Camere, ristabilendo così la legalità costituzionale, che rischierebbe in caso contrario un grave vulnus, e riaffermando le prerogative del suo ufficio, messe sotto attacco.

Mi rivolgo a tutti coloro che ho allegato per conoscenza perché si mobilitino, con la capacità di influenza mediatica, ben superiore alla mia, di cui godono, per sensibilizzare gli italiani sulla gravità della situazione e perché si appellino a loro volta a Lei direttamente perché si pronunci nel senso richiesto.

Paolo Maria Filipazzi

http://www.barbadillo.it/56157-lettera-caro-mattarella-la-cirinna-e-una-sfida-al-quirinale-la-invito-a-non-firmarla/

 

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