15 maggio 2016

Il don Camillo molisano che fa tremare i potenti (e la CEI)

di Alfredo Incollingo

Quando i contingenti militari in prima linea sono impantanati e incapaci di continuare la battaglia, ecco che dalle retroguardie giunge il soccorso. 

Quando il mondo romano e pagano era ormai in piena decadenza, dalla periferica Palestina giunse il messaggio di Cristo a rinnovare i cuori e le menti.
Non si vuole esagerare con questi paragoni, ma è opportuno così spiegare cosa è successo in questi tristi giorni. La legge sulle “unioni civili” tra persone dello stesso sesso è stata approvata senza discussioni, dibattiti, ma per pura volontà del “tiranno” di turno.

Di fronte a queste messinscene la Chiesa Cattolica, con la CEI, ha palesato un atteggiamento cedevole: il silenzio, come si sa, può essere inteso come un assenso, così come le parole di molti porporati che hanno giustificato il laicismo dell'attuale politica.
Quando i “guardiani” dormono (o si nascondono) è compito dei cittadini difendersi. Una città assediata con una guarnigione latente non può non provvedere a se stessa da sola. A noi cattolici sta purtroppo toccando la stessa sorte, un destino che nessuno avrebbe mai creduto di affrontare. La sera del 12 maggio, giorno dell'approvazione del Ddl sulle unioni (in)civili, Don Mario Fangio, il parroco di Carovilli, un paesino tra i boschi molisani, ha compiuto un gesto non conforme e sacrilego per i perbenisti molisani e italiani: ha suonato le campane “a morto” per commemorare quella che è a tutti gli effetti la fine della famiglia.

Ha affisso manifesti di lutto e si è posto in piedi e fiero di fronte ai parrocchiani (si noti bene) infuriati con il curato per la sua disapprovazione delle unioni civili.
“Bentornato Don Camillo”, così titolano alcuni quotidiani nazionali questa strabiliante notizia e noi non possiamo non gioire per un sacerdote di siffatte qualità.

Finalmente nel torpore clericale e religioso una scintilla ha riacceso un fuoco di passione e di rivincita sui “nemici” di sempre. Il sacerdote ha biasimato il governo e le sue parole hanno scosso la curia vescovile a tal punto da essere diramato una nota di estraneità ai fatti. Monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso, ha invece espresso meste parole sull'esito dei lavori parlamentari, riconoscendo l'assenteismo dei vescovi nel ribadire i valori fondanti della società.

Il parroco non è da solo a quanto pare: ha spiegato ai cronisti che molti parrocchiani gli hanno espresso la loro solidarietà; altri invece hanno preferito assecondare il perbenismo paesano e, pur dichiarandosi cattolici, hanno gioito alle dichiarazioni di biasimo dell'Arcigay Molise. A quanto pare Carovilli, che conta poche centinaia di abitanti, è a rischio omofobia... infatti non si contano più gli atti di vessazioni contro gli omosessuali e le continue ingiurie contro i gay! L'ilarità che suscitano certe dichiarazioni, che noi non possiamo non ironizzare, collide con il realismo di Don Mario: “rispetto i gay (si guarda al peccato e non al peccatore), ma non condivido le loro posizioni e voglio riaffermare i valori positivi”.

Non possiamo che prendere atto del cedimento che la CEI ha compiuto nei confronti dei cattolici, assecondando leggi contronatura e probabilmente sperando di conservare così il sostegno della politica italiana.
 

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