13 maggio 2016

Il filo rosso a cui sta appeso il mondo

(GLI SPETTRI DEI FIGLI CHE VERRANNO E LA SPERANZA DI UN NUOVO INIZIO)

«Contemplata aliis tradere»

di Matteo Donadoni

Quello dell’ultima volta avrebbe dovuto essere il mio ultimo pezzo. Lo confesso.
Chi mi conosce sa che sono uno che molla. Ma sa anche che sono uno che non lascia perdere. Mai. D’altra parte un paio di anni fa non ho commissionato un importante lavoro di manutenzione ad un mio coscritto a causa del semplice fatto che, nel ’92, mi aveva ingannato su una banale questione idiota, di cui non ricordavo nemmeno il merito.

Ma quando l’altra sera ho sentito Diego Simeone, meglio noto come “El Cholo” (soprannome azteco ad un argentino, figurarsi…) utilizzare l’espressione “a priori”, io e il mio “culo bianco”, come mi hanno definito con disprezzo in università una volta, abbiamo perso le staffe. W la Camiseta Blanca!
Chi mi conosce sa che certi giorni – quasi tutti – ho l’aria di uno che non sa nemmeno da che parte ha imburrato il pane. Sarà sbadataggine. Spesso, banalmente, solo astinenza da caffeina. Ma, tirandomela un pochino, potrei arrivare a chiamarla visione metafisica della vita.

Qui c’entra Maurizio Blondet, cui starebbe bene il detto «Non si muove foglia che il Mossad non voglia». E’ un giornalista col quale non concordo mai quando parla di ebrei o sionismo, non fosse altro perché una decina d’anni fa, io in Israele ci sono andato – come tutti i giovani indottrinati dal belpensiero della scuola italiota – da bravo filo palestinese. Sono tornato sionista. Nonostante sia stato un precoce lettore de “Il Giornale” di Montanelli, l’ultimo giornalista, non ho mai letto un solo pezzo di Blondet, all’epoca corrispondente per l’economia (anche se voci di corridoio mi riferiscono abbia sempre scritto con acume quello che scrive oggi), l’ho scoperto di recente grazie a padre GB, il mio padre spirituale, missionario del PIME, impostomi da padre Paolo, frate cappuccino esorcista.

Perché lo seguo? Semplice: Maurizio Blondet ha una visione metafisica, anzi, spirituale della Storia. E la sa trasmettere. Semplicissimo, dovrebbe essere la lezione numero due di ogni corso di filosofia (la prima, come tutti sanno è tenere una mela sul palmo di una mano e dire: «Questa è una mela, chi non è d’accordo è pregato di andarsene», ovvero il libro Γ della Metafisica): la Storia, e con questo termine intendo l’intero destino delle vicende umane – ma lo stesso vale per ogni singola anima –, è tessuta intorno ad un filo rosso: sembra esiguo, sembra fragile, ma regge l’intera trama e tutto il maledetto ordito degli uomini e lo stramaledetto tramato dal Maligno.

Il filo rosso non si spezzerà, perché è la volontà del Signore della Storia. E questa è una delle verità fondamentali della vita, ovviamente negata da qualsiasi storico che voglia mantenere una cattedra al calduccio – tranne forse uno di mia conoscenza –, sulla quale andrebbero rivisti i manuali. Sembra un fatto evidente, evidentemente ignorato dai più, evidentemente perché l’apparenza dei fatti sembra darmi torto.

Dunque, capo primo: il filo rosso non si spezza. Mai. Al massimo non lo vedi.
Quando mi riferisco all’apparenza dei fatti mi riferisco alle due attività che contraddistinguono l’uomo civilizzato dal bruto, ovvero alla filosofia, nella fattispecie ora per la sua parte politica ed alle sue inevitabili immanenti ripercussioni sulla nostre misere vite, ed alla religione con le altrettante inevitabili e cogenti implicazioni trascendenti nella salvezza delle nostre anime miserabili, poi.
Quanto alla politica non starò a cianciare circa le solite trite recriminazioni sull’incompetenza ed inanità della classe politica italiana ed europea, per lo meno dal punto di vista meramente politico. Perché nulla è più insopportabile della degnazione degli individui rozzi. Per carità un bravo ingegnere resta bravo ingegnere, anche dopo aver mandato alla malora il proprio paese con soluzioni politiche da ciabattaro. E qui torniamo a Blondet, che sintetizziamo per amor di chiarezza - nostra, non sua, lui è stato decisamente chiaro riprendendo Buchanan:

Punto I – Denatalità: oggi nessuna nazione del grande Occidente ha una natalità capace di scongiurare l’estinzione dei suoi nativi – esclusa Albania (che sfido a definire europea) ed Islanda. L’Occidente, mentre i suoi padroni spalmano di burro il fieno all’asino, è una povera vacca coricata nell’erba fradicia, come una animale sfinito.

Punto II – Scristianizzazione: alla faccia del cattomondialismo di Bergoglio, l’unico personaggio con un qualche potere vero al mondo che abbia capito il problema è il grande sputazzato dai media mondiali: Vladimir Putin. Forse per aver assistito da vicino alla morte del marxismo-leninismo pratico, sembra capire l’importanza cruciale del cristianesimo per la Madre Russia; ha fatto rivivere la Chiesa ortodossa con iniezioni di milioni di rubli a fondo perduto e iscritto il codice morale cristiano nella legislazione  della Russia.

Ma ciò che vale per l’ideologia comunista vale per qualsiasi altra ideologia, compresa quella che ci sta strangolando come un inesorabile cordone ombelicale d’acciaio.

La prova? Due.

L’America. Il “Paese di Dio”che stampa sul dollaro «In God we trust». Negli Usa il cristianesimo è stato scomunicato dalle scuole e dalla vita pubblica da due generazioni – si salva solo qualche Stato del caro vecchio Sud. Dio salvi il Sud –; l’insegnamento del Vecchio e Nuovo Testamento rigettato per legge; col risultato che da allora abbiamo assistito  a un declino sociale sorprendentemente ripido, con il colpo finale dell’Obamacare.

Poi c’è chi se la passa peggio: l’Europa dei grembiulini e delle Banche, che i mali d’America amplifica neanche fosse l’ultimo scalcagnato grammofono infernale, trasmettendo senza soluzione di continuità le grandi nuove ideologie: i cosiddetti Diritti. Queste osannate entità impalpabilmente onnipresenti ed onnipotenti, presentate trasversalmente come conquiste di civiltà, non sono altro che gli spettri lugubri dei cadaveri dei nostri figli: sono conquiste mortuarie, canti funebri: aborto, eutanasia, “matrimoni” sterili fra pagliacci invertiti, caricature grottesche dell’antico vigore giovanile e della forza atavica di un popolo. Dovremo forse presto scrivere sulle nostre banconote «In Gay we trust?».

Ora, mi rendo conto che tutto ciò rende quelli come me delle tetre prefiche dalle guance scavate e dallo sguardo vitreo. Ma non si gioca dadi contro Dio. Non temete, esteriormente scorze raggrinzite, avremo le sembianze tremende delle Parche, e potremmo anche, come tante Lachesi, decidere di cominciare a potare, ma dentro siamo come tanti gioiosi, rubicondi Socrate, perciò siamo qui, ora, perché altri domani partoriscano soluzioni coraggiose. Siamo qui, vivi, perché le nostre donne generino eroi. Un po’ martiri, un po’ spartani, siamo venuti al mondo per avere sulla tomba un crocifisso ed un giacinto bianco.
Mi sono sempre piaciute le profezie, non so se sono in grado di riconoscerne una quando la sento, ma questa ne ha proprio tutta l’aria:

«Ma vedo che Cristo sta chiamando uno per uno quelli che la ricostruiranno, in un futuro molto prossimo che io non vedrò;  sta  arruolando i commandos,  i martiri gloriosi, gli eroi virili – e qualche amazzone ferocissima –  dell’ultima battaglia.
Quindi, sono sereno. Ci sarà una civiltà, anche nel domani che non vedrò, dopo la catastrofe. I cristiani saranno forti allora. Ci sarà un impero cristiano, come dicono alcune profezie – non una repubblica.  Un impero santo.  Non  una democrazia» (Maurizio Blondet).

Quanto a me, sono pronto. Come dice Bernanos «La morte chiede soltanto di mantenere la promessa fatta all’alba dei giorni». E a me pare un debito ben pagato, giusto l’accordo fra vecchi galantuomini. Ergo, anche perdente oggi look away: Messe, Figli, Terra. E sempre Dieu et le Roi! – in una qualunque lingua cristiana lo vogliate pronunciare, possibilmente in latino o almeno in neogreco. Così, tanto per capirsi. Γειά μας!  

2 commenti :

  1. Sfidi a definire europea l'Albania? Certo, dipende dalla concezione che si ha dell'Europa e quanto si conosce la storia e la geografia!

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  2. Era una battuta razzista. Liberate il vorio Epiro poi ne parliamo. vi resta l'Illiria.
    md

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