16 maggio 2016

La bellezza della femminilità e il potere delle donne


di Alfredo Incollingo

Parlare di femminilità e di donna è oggi un tabù, in un'epoca in cui se ne difende la massima libertà. E' un tasto dolente della contemporaneità, dove si giocano poltrone politiche e posizioni ideologiche. Siamo abituati ad accettare passivamente i pareri di femministe et similia, senza spesso poter ribattere se si è in totale disaccordo. Lo si fa per quieto vivere, per paura di sembrare sconvenienti e irrispettosi. Siamo a tutti gli effetti assuefatti dal politicamente corretto. Chi vuole infatti sopportare l'ennesimo piagnisteo di femministe inferocite?
In questi ambiti così scottanti la scrittrice cattolica Costanza Miriano ha sempre assunto un atteggiamento poco conformista e inattuale, ed il suo anticonformismo l'ha resa celebre. Gli scandali provocati dai suoi saggi hanno scosso le coscienze e hanno mostrato un altro modo di vedere la famiglia, attraverso la naturalità e l'essenza dei rapporti coniugali e familiari che la Miriano descrive, sotto forma di continue confidenze che l'autrice fa ai suoi lettori. Tra maglie di piles e ombretti, tra piatti e vacanze, la scrittrice racconta la vita di coppia, cogliendo la sua bellezza, ma anche i tanti affanni che si avvertono quotidianamente.
I saggi della Miriano sconvolgono soprattutto per la schiettezza con cui parla di questioni altrimenti trattate ideologicamente e concettualmente con una distorsione delle valutazioni e l'incapacità di cogliere pienamente il fenomeno “famiglia”. L'appiattimento dei ruoli genitoriali, la concorrenza di altre unioni "matrimoniali" e  i modelli sociali sviliti l'hanno deprezzata. La stessa cosa è avvenuta per la donna e la femminilità: il femminismo ha appiattito le naturali differenze tra i sessi e ha negato i ruoli fecondi dei genitori. Il gentil sesso è ridotto a pura mascolinità in certi casi e in altri si caratterizza per una spiacevole liquidità etica.

In tutto questo la Miriano colpisce ancora! E' recente la pubblicazione di “Quando eravamo femmine: lo straordinario potere delle donne”, un nuovo sconvolgente saggio che affronta la centralità della donna e della sua sostanza etica nella società e nel nucleo familiare.
Le donne in carriera, in politica o comunque libere, come si autodefiniscono, non sono femmine potenti? Si potrebbe rispondere di sì, ma la Miriano preferisce un secco NO. Lo fa con il suo stile informale, “moderno” e molto femminile, con la sua scrittura che pare disimpegnata, ma che in realtà non lo è affatto. Ecco quindi una discussione teologica sulla sposa e sulla madre, alleggerita da un ricordo gioioso o da una disquisizione su una scarpa o una maglia. La scrittura è femminile a tutti gli effetti. Femminili ovviamente non solo i prodotti di bellezza, ma anche la forza e l'energia della donna nell'affrontare la vita quotidiana: non parliamo di un'eroina o di un super-essere, ma di una femmina qualsiasi che affronta la giornata e gli annessi continui problemi, sempre con uno spirito e una disposizione d'animo (l'accoglienza costitutiva dell'essere femminile) veramente eccezionale. E' questo il super potere delle donne e la sostanza della femminilità: uno spirito indomito che, tra affanni, sofferenze e continui acciacchi riesce tuttavia a perpetuare la famiglia, a fare da colonna portante, sottomessa in quanto messa sotto. Come la Vergine Maria e le grandi Sante del passato, la donna asseconda con gioia la sua vocazione, nella famiglia e nella generazione della vita. La Miriano si rivolge nel libro alle sue figlie che un giorno saranno anche loro madri e nonne: delinea nelle sue lettere, tratteggiando i ritratti di volti familiari, le tante persone che, nel loro anonimato, dedicano la loro vita ai figli, ai nipoti e alla famiglia; anche ai più bisognosi nel caso di donne che non possono aver figli. Ci sono le donne in carriera, le femme fatale e ci sono infine le madri e le spose, che conducono tra alti e bassi una vita proficua, insostituibile.
La donna non può stare senza l'uomo, perché completa la sua voglia di relazionarsi, così come l'uomo senza donna è perso nel suo egoismo: l'uomo è caotico e molto distante dalle questioni più delicate dei figli (primi amori, amicizie...), mentre solo la madre riesce a consolare e a dare un senso al suo sposo. Per questo il cristianesimo l'ha riscattata e le ha dato la giusta rilevanza.
La donna non è quindi un essere individualista e volitiva come vuole (imporre) la cultura moderna, ma una roccia, un pilastro portante per tutti. Allo stesso modo la femminilità non è solo bellezza e fascino, ma anche religiosità, sentimenti e calore, l'abbraccio materno e il bacio di consolazione.
"Quando eravamo femmine" è un libro rivolto non solo alle donne, per una totale riscoperta, ma è riservato anche agli uomini, che possono scoprire una realtà tanto banalizzata tale da indurre a pregiudizi.  

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