18 maggio 2016

La Madonna di Ghiaie di Bonate e la persecuzione contro la bambina veggente

di Matteo Donadoni

In questo periodo si sta riaccendendo l'attenzione sulle apparizioni mariane di Ghiaie di Bonate. Che siano reali o no, rimangono però indubbie le violenze assurde cui è stata sottoposta Adelaide Roncalli, la bambina destinataria dei messaggi mariani. Perché un'ispezione vaginale ad una bambina di 7 anni? Perché mentirle dicendole che i genitori erano in prigione per colpa sua? Adelaide durante tutta la sua vita visse umilmente e in incognito, diventando un'infermiera molto brava. Nel 1989, in età avanzata, depositò da un notaio una dichiarazione nella quale ribadiva la propria convinzione: la Madonna le aveva parlato. Per l'occasione riproponiamo un articolo di Matteo Donadoni, scritto in occasione della morte, che spiega molto bene cosa successe all'epoca. Sulle apparizioni non ci pronunciamo (per ora). Sugli inquisitori invece si.

Molti sapranno che il 24 agosto scorso [2014 ndr ] è mancata Adelaide Roncalli (1937-2014), veggente delle Ghiaie e martire della curia di Bergamo.

Mentre nel 1944 il mondo bruciava tra le fiamme dell'odio e delle bombe, e la seconda guerra mondiale sembrava non finire mai, la Madonna, Regina della Famiglia, scelse una fanciulla semianalfabeta di Torchio di Ghiaie di Bonate per annunciare i suoi messaggi al mondo. Le apparve fra noccioli e sambuchi in fiore per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio, quando, attorno alla piccola, attendevano fedeli in preghiera 300mila persone. Il povero popolo del contado bergamasco, nella propria ignoranza e semplicità, aveva una grande fede cattolica e credette. In pochi mesi erano confluiti alle Ghiaie qualcosa come 3 milioni e 500 mila anime. Aveva creduto alle parole di Adelaide perfino il capitano inglese Peter Cooper dell’Intelligence Service, paracadutato dietro le linee, il quale, travestito da prete, aveva incontrato la bambina. Così Bergamo fu salvata dalla distruzione: Cooper aveva fatto annullare il bombardamento prestabilito.

Indovinate chi fu, invece, a non credere? I partigiani comunisti del sottobosco intenti a liberare l’Italia per creare un mondo senza Dio? No. In molti furono i preti ostili (e molti lo sono oggi, ma non c’è da stupirsi: «dal frutto si riconosce l’albero” Mt 12,33). Tanto per cominciare Ghiaie all’epoca dei fatti soprannaturali era da poco divenuta parrocchia (1921). Era stata scorporata da quella di Presezzo, il cui parroco, don Luigi Locatelli, fu il più accanito oppositore della veggente, pare nutrisse rancore personale nei confronti del parroco di Ghiaie, don Cesare Vitali.

Ma con lui erano anche tutti i parroci del vicinato: i pellegrini avevano inondato di denaro le casse della parrocchia di don Vitali: perché a loro non era toccato nulla? Se, invece di andare a zonzo per ascoltare pettegolezzi, questi sacerdoti si fossero dedicati a confessare le centinaia di migliaia di fedeli accorsi, si sarebbero resi conto da soli della verità.

Non menziono poi i detrattori moderni, perché certe parrocchie hanno già ben altre gatte da pelare. Così accadde che un giovane prete, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano, si prese arbitrariamente la briga di fare luce sui fatti: don Luigi Cortesi. La curia preferì lasciarlo fare ufficiosamente. Il sacerdote credeva nella Fisiognomica, una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Ma una laurea in teologia o, appunto, in filosofia non attestano il teologo né il filosofo.

Dice bene N. Gomez Davila: «Quanto maggiore è l’importanza di un’attività intellettuale, tanto più ridicola è la pretesa di certificare la competenza di chi la esercita. Un diploma di dentista è degno di rispetto, uno di filosofo è grottesco». Ma, come tutti sanno, certi luminari fanno carriera proprio grazie alle corbellerie che raccontano. È per questo che, fin dalla sua prima visita a casa Roncalli, il sacerdote “filosofo” aveva scrutato il volto di Adelaide cercando i segni della degenerazione. Dedicò un lungo capitolo di un suo libro, intitolandolo "Il biotipo di Adelaide", nel quale espresse giudizi personali pesanti utilizzando anche termini offensivi e calunniosi verso la bambina e la sua famiglia.

Scrisse con disprezzo che Adelaide era «un mostro», una «lussuriosa», una «ninfetta oreade» - una bimba di 7 anni !? -, e «un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi». Ma forse, in trance agonistico-filosofica, stava parlando di sé. Don Cortesi aveva infatti deciso, senza nemmeno troppo rimuginare scientifico, che quella bambina, la quale, forse, non aveva nemmeno le capacità intellettuali per architettare ragionamenti come quelli annunciati dalla Madre di Dio, era una bugiarda. Bugiarda, bugiarda. Il tema della menzogna ricorre in modo ossessionante nei suoi scritti, dove non mancano note di disprezzo per la povertà di Adelaide: «Adelaide aveva le calzine rotte, i rustici zoccoletti si sfilacciavano... cenci e miseria... era un atomo anonimo». Chi abbia una certa età e chiunque abbia visto le rare fotografie dei propri antenati, può riconoscere in esse le stesse miserie.

Ma questo prete, in tanti anni di onorato Seminario, non aveva mai sentito parlare di Bernadette Soubirous e della sua povertà?? Già, il Cortesi non credeva né alle apparizioni mariane di Lourdes, né di Fatima, come scrisse: «In ogni tempo, dai fondi miserabili di anime guaste, affiorano le pretese di contatti diretti e sensibili col soprannaturale. Talora sono delitti di spiriti diabolici, ma più spesso sono follie di povere menti in rovina». Mi chiedo sempre più spesso che diamine ci stanno a fare nella Chiesa di Cristo i sacerdoti razionalisti non credenti (e chi servono!?).

Addirittura, l’allora vescovo Bernareggi – forse a causa di pressioni nazifasciste – arrivò al punto paradossale di ordinare (sic!) alla Madonna di non apparire più (eh, cosa volete ce ne facciamo a Bergamo della Madonna? Abbiamo già i professori!). Ecco, la testimonianza diretta di don Cortesi: «mi avvertì [il vescovo, scil.] per telefono che aveva potuto strappare alle autorità il permesso di trasportare la bambina alle Ghiaie per l'ultima visione, soltanto a patto che questa fosse davvero l'ultima, e quindi volle che la piccina pregasse la Madonna a non comparire mai più». La povera piccola, nella sua candida ignoranza, prese la cosa sul serio, e la comunicò alla Madonna, con questa formula terribilmente ellittica: «Té, Madóna, i m’ha dicc issé dé ègn piö», cioè: «Tu, Madonna, mi hanno detto così di non venire più». Anche la Madonna la prese sul serio rispondendo: «Sé, l'è l’ültima sira, ègnéró piö».

Dopodiché la piccola Adelaide, sottratta senza giustificazioni alla famiglia e segregata per tre anni dalle suore Orsoline, venne sottoposta ad ogni tipo di esame clinico psicologico e fisico: per l’occasione venne scarcerato il prof. Ferdinando Cazzamalli, esperto occultista non per nulla arrestato dalle SS (e perché mai chiamare un pediatra?!) e che conosceva bene don Luigi Cortesi. Il quale, poco dopo, fu introdotto nel convento di Gandino delle suore Orsoline (all’uopo trattato da casa di detenzione psichiatrica), dove eseguì senza permesso alcuno, in presenza di don Cortesi, la tristemente nota ed odiosa visita alle pudende per verificare la verginità della bambina.

Così la bambina ritrattò sotto minaccia dell’Inferno e sotto dettatura di don Cortesi, il manipolatore della sua piccola mente, che ne aveva spezzato per sempre le ali dell’innocenza con ogni genere di menzogna, come quella che i poveri genitori fossero in prigione a causa sua e non li avrebbe mai più rivisti. D’altra parte fu costretta a ritrattare anche una suora che aveva dato parere positivo, così come lo avevano espresso, inascoltati, il card. Schuster e padre Agostino Gemelli, per il quale la bambina era normale, con un’intelligenza normale, anche se molto ignorante a causa della scarsa istruzione. Quale bambina di 7 anni oggi potrebbe resistere a maltrattamenti e violenze psicologiche ripetute oltre che al sequestro deliberato ed allontanamento dalla famiglia?

Ora, indipendentemente dalle questioni teologiche e dalla veracità e veridicità o meno delle apparizioni – ed anche se corre voce che il vescovo Beschi abbia istituito una commissione fuori Diocesi – penso che la curia di Bergamo, oltre l’aver rigettato l’enorme grazia che la Santa Vergine le aveva concesso, abbia avuto gravi responsabilità nella faccenda, per le quali, ad oggi, non ha chiesto perdono. Secondo il mio non qualificato avviso, se un prete si comportasse così oggi, sarebbe probabilmente accusato di esercizio abusivo della professione medica; sequestro di persona, nella fattispecie di sottrazione di minorenne; plagio psicologico o manipolazione mentale; molestie sessuali su minore. Eppure la chiesa bergamasca si ostina a trattare il caso con sufficienza: così come è stata impegnata nel telefonare ad ogni convento cui Adelaide si rivolgesse perché la rifiutassero, mentre il “filosofo” continuava ad insegnare beatamente in Seminario, essa è anche oggi, impegnata (e assai assai), notte e dì, in tutt’altre faccende, oberata di scartoffie fino al collo peggio del comune di Catanzaro, e la per Madonna, si sa, non resta molto tempo. Eppure, si fece consegnare dal povero don Vitali per le spese del processo l’equivalente odierno di 170 mila euro – le offerte della povera gente.

Spero che venga presto resa giustizia, d’altra parte basta vedere in quali drammatiche condizioni versi la famiglia oggi per capire che Adelaide disse il vero e la Madonna ci aveva avvisati. Ma la cricca ha pensato bene di occuparsi di incomprensibili ed ingiustificabili esami vaginali anziché aprire il cuore ed ascoltare le parole del Cielo. Nel 1944 la famiglia godeva di relativa buona salute, oggi sembra incapace di assolvere ai propri compiti: piegata da idee e stili di vita presentati da una società frivola, piena di permissivismo e di consumismo, dove tutto viene dissacrato. La famiglia di oggi non fa più da filtro e non propone i valori che le erano propri. Ma il matrimonio non è un'avventura. È una grossa responsabilità verso Dio e verso il prossimo. Con i messaggi di Ghiaie di Bonate, la Madonna insegna ancora che non vi può essere una santa famiglia senza vivere uniti e fiduciosi nella fede cattolica, senza la quale la pastorale familiare è un chiacchiericcio inconcludente.

La visione di Adelaide (nella IX apparizione) è emblematica e racchiude tutti gli insegnamenti circa la santità della famiglia, evidenziandone le quattro virtù indispensabili: la pazienza, la fedeltà, la mitezza e il silenzio familiare. La coppia di colombi rappresenta i due membri della famiglia, la Sacra Famiglia, esempio tipo per ogni famiglia. Il cavallo, o capo famiglia, dominato dalla tentazione, abbandona la preghiera, si alza, passa dietro la Madonna, infila la porta aperta (la libertà che Dio dona ad ogni creatura), e si dirige verso un campo di gigli che vuole calpestare. La pecora bianca, l'altro coniuge, resta nella chiesa, in preghiera con le due virtù: il cane macchiato (la fedeltà tradita), l'asino grigio (la pazienza penitente che devono esercitare i coniugi). La preghiera, il valore della fedeltà offesa e della pazienza penitente scuotono Dio, che manda in aiuto San Giuseppe, il quale va a sorprendere l'animale in fallo per riportarlo con dolcezza al perdono e alla preghiera. Così si ricompone l'unità e la santità della famiglia.

I problemi della famiglia non si risolvono con la puerile soluzione del divorzio, ma con il sacrificio ed il perdono. Il perdono di cui tutti parlano, ma poi corrono dal giudice per stabilire, con l’acribia del ragioniere, il minutaggio sulla proprietà dei figli.
Ghiaie di Bonate, invece, offre gratuitamente la ricetta mariana della felicità coniugale.  

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