03 maggio 2016

Nel segno della via pulchritudinis

Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile? (Sant'Agostino)

di Marco Massignan

Dopo La bellezza salverà il mondo (Morrone editore, 2013) Francesca Bonadonna, siciliana, collaboratrice della rivista “Radici cristiane”, continua la sua ricerca spirituale e culturale nel segno della via pulchritudinis con il saggio I volti della bellezza e le false proiezioni ideologiche (2015), una raccolta di parole ed immagini (tra cui alcuni scatti fotografici di Venezia), aforismi che nutrono l'anima (da Sant'Agostino a Solzenicyn, da Barsotti a Chesterton, ed altri ancora) e citazioni controcorrente rispetto alla bruttezza e volgarità odierne - pagine di spiritualità cristiana ispirate agli assoluti della divina Bellezza.

“Ritornino i volti della bellezza – scrive l'autrice nell'introduzione: dal fascino casto della donna, all'innocenza perduta del fanciullo; dalla bellezza di un incontro all'incanto della famiglia; dalla ricerca del volto di Dio al ritrovamento di se stessi e del proprio volto. I volti della bellezza, trasfigurati nel volto della sofferenza, la sola capace di donare vita anche quando geme e muore a se stessa, varcando la soglia della speranza che, oltre l'effimero, conduce all'eternità”.

Nella presentazione, padre Serafino Tognetti, successore di don Divo Barsotti alla guida della “Comunità dei figli di Dio”, sottolinea: “Nulla è bello all'infuori del vero, perché soltanto il vero è degno di amore. Il primato dell'essere sull'intelligenza, la docilità dell'intelligenza nel seguire l'ordine che si irradia da tutto quanto esiste, ecco il segno che distingue l'uomo nella civiltà tradizionale. (…) Il Bello dunque è un valore oggettivo, che ci è dato, che esiste a prescindere da noi... Un mondo in cui non regni la concezione del Bene oggettivo che ordina la realtà è abbandonato a tutti i disastri”.

E' la Rivelazione a comunicarci che Verità e Bellezza hanno un Nome e un Volto: il volto di Cristo, il più “bello tra i figli dell'uomo” (Sal 45,3), immagine perfetta e splendore Padre. “Questo mondo nel quale viviamo – ha ricordato Paolo VI - ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”.

In tal senso, sentire nel più profondo dell'anima lo splendore della verità che rifulge nelle opere dell'Artista divino, significa amare l'ordine, l'armonia, l'innocenza; è “contemplazione sacrale” per le cose visibili ed invisibili, sguardo pieno di stupore e potente mezzo di purificazione interiore. La via pulchritudinis si rivela così come un affascinante itinerario per accostarsi ai mistero trinitario ed orientare le coscienze al bello, al vero e al buono; è inoltre un prezioso strumento di evangelizzazione (pensiamo solo ai legami tra catechesi, arte e liturgia, ambiti privilegiati per l'apostolato).

Francesca Bonadonna, I volti della bellezza e le false proiezioni ideologiche, Morrone editore, 2015.   

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