15 maggio 2016

Perché la Madonna non è morta


di Giuliano Guzzo

La fine terrena di Maria è un mistero, nel senso più laico del termine. Non abbiamo difatti tracce, elementi o indizi che aiutino a risolvere l’enigma che già segnalava Epifanio di Salamina (315-403) quando, con riferimento a quanto scritto e tramandato, faceva presente che «non vi è alcun accenno alla morte di Maria, né si dice se morì o non morì, se fu sepolta o se non fu sepolta […] Non dica che sia rimasta immortale, ma non assicuro neppure che sia morta». Un vero e proprio enigma, dunque, rispetto al quale la Chiesa – pur definendo dogmaticamente l’Assunzione in cielo in corpo ed anima della Madonna – non ha mai speso parole definitive, lasciando aperto un suggestivo dibattito teologico fra mortalisti e immortalisti, fra quanti cioè pensano che Maria sia in qualche modo morta e coloro che invece respingono questa ipotesi.

Federico Catani e Florian Kolfhaus propendono per l’ipotesi immortalista e, nel loro Il cuore che non ha mai smesso di battere (Cantagalli 2016, pp.132), forniscono numerosi argomenti in tal senso. Si tratta di un libro importante, che non solo ha il pregio di affrontare un argomento affascinante e misterioso insieme, ma lo fa in modo accessibile anche per i non addetti ai lavori in una sintesi fra teologia e storia che, a tratti, assume il ritmo incalzante del giallo. Gli Autori portano a suffragio della tesi immoralista – un tempo minoritaria ma oggi supportata, pare, anche dal maggiore mariologo vivente, il quasi centenario René Laurentin -, si diceva, deduzioni e osservazioni molto interessanti e che, oltretutto, sembrano trovare conforto nelle visioni di diverse sante e mistiche, dalla beata Emmerick (1774-1824) a Teresa Neumann (1898-1962).

Degna di apprezzamento, poi, è la convinta delicatezza con la quale Catani e Kolfhaus ripropongono la tesi immortalista, da un lato forti di argomenti seri e, dall’altro, attenti a muoversi con la prudenza che si conviene ad ogni buon cristiano che si affaccia laddove la Chiesa non si è ancora pronunciata. Perché allora un approfondimento? Non c’erano oggi questioni teologiche più urgenti? Rispondono gli Autori di questo libro, che consiglierei davvero di acquistare: «Bisogna pur ammettere che quando si ama una persona, generalmente si vuole sapere tutto su di lei. E questo vale specialmente sulle circostanze della sua morte» (p.123). Il cuore che non ha mai smesso di battere è quindi, in primo luogo, un testo scritto da sinceri devoti alla Vergine Maria, che però – come si diceva – affronta un mistero che tale è per tutti, credenti e non credenti, e dal quale, comunque la si pensi, proviene una grande Luce.

 

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