14 maggio 2016

Resistere al magistero liquido, senza cadere nell'abisso

di Enrico Roccagiachini

Après une lecture de... Magister (fantasia pseudo-listziana sull'attualità della Chiesa).

Sul suo pregevolissimo sito, Sandro Magister ha pubblicato, nel giorno della Madonna di Fatima, un pezzo che è davvero imperdibile: "Sì, no, non so, fate voi. Il magistero liquido di papa Francesco".
Lo leggo e rileggo, perché mi sembra che colga proprio bene, senza nascondere nulla, ciò che sta accadendo, sotto i nostri occhi, nella Chiesa.
Ecco qualche passaggio particolarmente pregevole: "...Francesco fa proprio così. Non dice mai tutto ciò che ha in mente. Lo fa solo indovinare. E lascia correre le interpretazioni anche più disparate su ciò che dice e scrive. Che in colloqui privati si usi anche questo stile d'approccio, si può capire. Ma Jorge Mario Bergoglio lo esercita sistematicamente in pubblico, nei suoi atti di magistero ufficiale, anche quando tutti si aspettano che tiri le somme e dia una risposta chiara e definitiva".

E poi: "Rimettendo in discussione ciò che prima di lui appariva definitivo ha aperto un processo che dà pari cittadinanza alle opinioni più inconciliabili, e quindi anche ai riformisti più accesi. L'esempio forse insuperato di questa sua invenzione Bergoglio l'ha dato lo scorso febbraio, quando è andato in visita alla chiesa luterana di Roma (...). Una protestante sposata con un cattolico gli chiese se poteva fare anche lei la comunione, assieme al marito. E lui le rispose con una tale girandola di sì, no e non so da non lasciar capire, alla fine, quale conclusione trarre, se non questa: "È un problema a cui ognuno deve rispondere".

Ed ecco la conclusione: "Il cardinale Kasper ha capito benissimo come ora stanno le cose: "C'è libertà per tutti. In Germania può essere consentito ciò che in Africa è proibito". Con papa Bergoglio avanza un nuovo modello di Chiesa, liquida, multiculturale".

Questa lettura non può non indurre ad ulteriori riflessioni. Forse (apparentemente) un po' disordinate: ecco perché mi è venuto in mente il Liszt della Fantasia Après une lecture de Dante... Naturalmente, il paragone nasce e muore in un istante: non ho la pretesa di eguagliare con la tastiera del computer ciò che Liszt fece con la tastiera del pianoforte. Per cui sottopongo al clemente lettore solo una delle mie riflessioni, che si esprime con una domanda: in questa situazione di "magistero liquido", di "si, no, non so...", che cosa è determinante per "dettare la linea" nella Chiesa? Più radicalmente: che cosa determina ciò che vi accade in concreto?

La risposta è semplice: la forza. Si impone quell'interpretazione - e si fa la cosa - che è gradita a quanti sono più potenti, a chi è più forte. In questo modo, ciò che prevale non è la ragione (in base alla quale si dice e si fa quello che è vero e giusto), ma la volontà (unita alla forza, ovviamente), in virtù della quale prevale chi ha il potere di realizzare effettivamente le cose che vuole e che ha in mente. Ed è del tutto irrilevante che questa volontà possa essere insensibile al dogma, vale a dire a ciò la cui verità è già stata proclamata in modo irreformabile, proprio perché il piano della verità risulta irrilevante rispetto al piano della volontà. Voglio, posso e comando diventano gli unici parametri applicabili all'azione.

Vero e falso, buono o cattivo, giusto o ingiusto perdono ogni importanza, perché perdono ogni significato. Se non - forse - nel senso che vero, buono e giusto è ciò, e solo ciò, che vogliono i potenti: facendo della forza e della volontà gli ultimi e unici parametri di definizione della verità - ridotta, però, a mero strumento retorico di esercizio del potere.

Gli storici ci potranno dire se tutto ciò sia un fenomeno nuovo nella Chiesa, o se si sia già verificato in passato. È comunque certo che a noi tocchi convivere con una simile attualità, e decidere che fare. Attendiamo che quanti sono ancora sensibili alla verità - e ce ne sono - non si limitino anch'essi a farne un mero strumento retorico, e ci aiutino a scegliere il comportamento da tenere. Ma già sappiamo, in cuor nostro, e davanti alla nostra coscienza, che non ci sono alternative. Non si potrà che resistere, pregando di avere la capacità di farlo secondo il Vangelo: cioè di saper contrapporre alla volontà arbitraria dei potenti sempre e solo l'arma della verità nella carità. E di avere la forza di subirne le conseguenze. Preghiamo intensamente, dunque, di non essere indotti in tentazione, perché sappiamo di non essere santi.

È proprio questo che davvero deve spaventarci: la consapevolezza che in tempi così terribili è terribilmente facile farsi sedurre dal nemico, che - in luogo dell'umile resistenza in obbedienza alla verità e della santa indignazione - vorrebbe sprofondarci nell'abisso del ribellismo maligno, dell'astio rancoroso, delle recriminazioni e delle diffidenze reciproche, della sfiducia generalizzata e, in definitiva, della disperazione.  

0 commenti :

Posta un commento