19 maggio 2016

San Pietro Celestino e il falso mito del “gran rifiuto”


di Alfredo Incollingo

“Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto.” Questi versi di Dante Alighieri nel III canto dell'Inferno sono così celebri da essere ripetuti meccanicamente, quasi per gioco, senza troppe volte interrogarci su chi sia questo “vile” reo di esser fuggito dalle sue responsabilità. Chi era questo sconosciuto?
I primi commentatori della Divina Commedia hanno interpretato questi versi come un atto d'accusa del Sommo Poeta nei confronti di Papa Celestino V, San Pietro Celestino che noi ricordiamo ogni anno il 19 maggio. La storiografia moderna e la critica letteraria contemporanea hanno ormai rivisto questo giudizio, dimostrando l'infondatezza di questa ricostruzione che oggi  è assimilabile più a un pettegolezzo.
San Pietro Celestino con la sua rinuncia al pontificato avrebbe facilitato le pretese politiche del cardinale Benedetto Caetani, il suo successore, eletto Papa con il nome di Bonifacio VIII, alle cui riforme politiche Dante si oppose, da buon “guelfo bianco”.
Non abbiamo prove né per confermare questi giudizi né per provarne altre. Possiamo solo indicare possibili “candidati”. I commentatori del novecento hanno fatto notare una divergenza linguistica che scagionerebbe Celestino V: Dante fa riferimento ad un “rifiuto”, a qualcuno che nominato declinò l'offerta; San Pietro Celestino ha rinunciato a qualcosa che aveva accettato precedentemente. Questa difformità terminologica dimostrebbe le falsità delle voci sul santo. In base a queste considerazioni un sospetto è il cardinale Matteo Orso Orsini che rifiutò il pontificato prima che fosse eletto il cardinale Caetani.
Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, nacque nei pressi di Isernia, in Molise, ma sono molti i paesi che si contendono le sue origini. Era probabilmente figlio di contadini benestanti e lasciò la sua vita agiata per seguire la sua sincera e fervente vocazione. Questo spirito assetato di Dio continuò a cercare continuamente la sua presenza nel deserto materiale ed esistenziale: fu eremita tra i monti e i boschi abruzzesi divenendo fonte d'imitazione per tanti che volevano trovare un sincero rapporto con Dio. Questo animo puro e candito, motore di una Congregazione e capace di imporsi su dotti e Papi, soprattutto con il suo esempio, fu chiamato a rinnovare la Chiesa di Cristo.
Tra chierici avidi e approfittatori Celestino V fece del suo ardore cristiano lo strumento di purificazione, tuttavia barcamenandosi tra i potentati che si contendevano la supremazia sulla Chiesa Cattolica e subendo i ricatti del re di Napoli Carlo d'Angiò. L'indomito Celestino V tuttavia perpetrò la sua aspirazione di rinnovamento, chiedendo costantemente a Dio perdono per i peccati dell'umanità e soprattutto per quegli uomini di Chiesa che si macchiarono di nefandezze e corruzione. A tal proposito emanò la Bolla del Perdono, che istituì la “Perdonanza”, un'indulgenza plenaria concessa a tutti coloro che si fossero recati nella chiesa di Santa Maria in Collemaggio, a L'Aquila, il 29 agosto, giorno della sua incoronazione a Pontefice.
Arriviamo al punto saliente della sua storia: dopo pochi mesi Celestino V, il 13 dicembre 1294, di fronte ad un Concistoro ratifica la sua rinuncia al pontificato.
Perché? Per secoli la storiografia si è interrogata sul significato di questo gesto e sui moventi di tale scelta. Si è parlato di complotti del cardinale Benedetto Caetani, di paura per la corruzione imperante e di pressioni politiche... Si è anche messo a confronto Celestino V con Benedetto XVI cercando di coglierne le similitudini e (una certa stampa) le stesse contingenze.
Non sapremo mai cosa ha mosso entrambi i Papi a lasciare il vicariato di Cristo. Sarà stata l'incapacità di risolvere la corruzione, o la consapevolezza di non essere in grado di portare sulle spalle la Croce di Cristo e guidare così la sua Chiesa.
Non ci resta che pregare e ricordare un Santo che ha dato adito al suo amore per Dio e al suo messaggio di speranza e di carità.  

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