19 maggio 2016

"Verità verità? Senza dissiplina vita è dura"

AMICUS CERTUS IN RE INCERTA CERNITUR
(OVVERO L’AMICIZIA È UN MASCHIO O È PIU’ FACILE GETTARE IL CUORE IN UN GINEPRAIO )

«Verità verità? Senza dissiplina vita è dura».
(Vujadin Boskov)

di Matteo Donadoni

Hanno tentato per 37 anni di farmi capire che l’amicizia fra un uomo e una donna esiste. Intendendo per uomo un maschio. Chiaro? Ho sempre, sempre negato. Sempre. Esistono le mamme, le fidanzate, le mogli e le vedove. Se voglio uscire per una birra chiamerò sempre un maschio. Cioè un amico. Se è pur vero che, in linea strettamente teorica, in metafisica il simile va col simile, come la cornacchia va con la cornacchia, le donne non sono cornacchie, ed in ogni caso il problema con le donne credo sia sempre questione anche di fisica. Lo ha capito la bambina della Lufthansa, ma l’avevo capito anch’io, figlio romanista di un ex-dipendente Alitalia laziale. Tanto più che in fisica, come dice anche Eraclito, gli opposti si attraggono. E qui mi viene in soccorso, fuor di metafora, Aristotele riportando un frammento di Euripide: «la terra inaridita ama la pioggia, e il venerando cielo, pregno di pioggia, ama cadere sulla terra».

Quindi?

Circola un simpatico video su WhatsApp nel quale si può vedere un vecchietto tedesco cui viene sottoposta la domanda: «Con chi preferirebbe trascorrere il suo finesettimana?» L’intervistatrice in bella forma di cortesia sembra iniziare un elenco a risposte chiuse: A: «Mit Ihre Frau» e subito l’Oppa (il nonnetto) risponde energicamente interrompendola BBBBBB!!!

Questo per dire che, ogni tanto, in genere su pressione della mia dolce altra-metà-del-cielo, anche io devo falciare (e, anche se una volta ho usato la falce per mietere grano, i miei sacri avi mi perdonino il termine) il prato. Come stamane. Nel frattempo in genere trovo anche il modo di bisticciare simpaticamente con la vicina di casa, una signora di Comunione e Liberazione, catechista al paese, e col marito evidentemente del Partito Radicale (non sta nella pelle di veder sposati due uomini da una sacerdotessa), riguardo l’ordinazione delle diaconesse perché i preti sono pochi. Ma come? Gli apostoli non erano forse solo 12? E devo dire che la cosa è un elemento a rinforzo delle mie incessanti e insostenibili riflessioni, comprese quelle ad alta voce, sulla Chiesa e sul Matrimonio, su quanto ne rimane e su quale sia la verità – un uomo onesto intellettualmente ogni tanto, almeno ogni dieci anni, dovrebbe interrogarsi per rendersi conto di essere o meno nel vero, perché a tutti può capitare di ingannarsi, soprattutto sulle cose importanti –. Una mia cara amica (lei non sa di esserlo), che qui solo per comodità chiameremo col bel nome romano di Claudia, mi ha detto una volta davanti ad un orribile caffè: «Verità… cos’è la verità? la verità è un’opinione».

Non ho sbraitato come un molosso idrofobo per paura di sfrisare con i decibel del mio egocentrismo vocalizzato il suo tenero viso di fanciulla. Non ne abbiamo più riparlato. E non a causa di cosa sia la verità, ma proprio a causa della Verità in sé. Perché sbaglia Confucio nel dire che «Niente è più visibile di ciò che è nascosto», la verità, in greco aletheia è la cosa più visibile e luminosa in assoluto. Per i cattolici è Cristo stesso. A volte, semplicemente, un cartello che non vedi finché con ci sbatti la testa, ma questa non è altro che una questione di rozza e cruda cronaca locale, anzi, personale. D’altra parte avevo un solo cuore da perdere e, ad esser sinceri, non ricordo neanche bene dove l’ho messo.

Lo ammetto leggero come un volo di rondine, Afrodite tessitrice d’inganni, sa celare una tigre siberiana dentro una gatta o, come dice Omero, «è la seduzione che ruba il senno anche ai saggi» (Iliade XIV, 217). Figuriamoci ai poveri pirla. Di quelli che vengono smentiti dallo stesso filosofo utilizzato per sostenere le proprie tesi: «si dice, invece, che bisogna volere il bene per l’amico per lui stesso. Ma quelli che così vogliono il bene degli altri si chiamano benevoli, anche se non vengono da quegli altri ricambiati: la benevolenza è, infatti, amicizia solo quando è reciproca. […] Bisogna dunque, per essere amici, essere benevoli gli uni verso gli altri e non nascondere di voler il bene l’uno dell’altro» (Etica Nicomachea VIII, 1155b – 1556a).

Quindi adesso arriva la massima. Le opinioni sono come i dolori: ognuno ha i suoi. Solo la Verità è sempre uguale, immutata, immutabile per tutti, in ogni tempo e sotto lo stesso aspetto. Lo affermo non perché io detenga la saggezza che, come dice lo Stagirita, di per sé «è imperativa, perché il suo fine è quello di determinare ciò che si deve o non si deve fare» (Et. Nic. VI, 1143b 5), ma solo per quel minimo di giudizio che spero mi sia rimasto e, più che altro, sulla scorta di San Paolo. Quanto a me, uomo, non sono certo un eroe di virtù, né l’Ettore che lo stesso Omero definì «… non pareva figlio di un uomo mortale, ma figlio di un dio» (Iliade XXIV, 258), né tantomeno il Pelide Achille.

Ma tornando ad Aristotele, ma anche al benzinaio, con rispetto parlando, «l’amicizia è necessaria alla vita. Infatti senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni» (Ibidem, VIII 1155a), eppure non considera l’amicizia fra uomo e donna. Sembrerà ovvio a molti. Già l’amicizia è rara… però dice anche una cosa che è certamente anche valida nei confronti del gentil sesso: «secondo il proverbio non è possibile conoscersi reciprocamente finché non si è consumata insieme la quantità di sale di cui parla appunto il proverbio <a casa mia fa un chilo>. Per conseguenza non è possibile accogliersi come amici, né essere amici, prima che ciascuno si sia manifestato all’altro degno di essere amato e prima che ciascuno abbia ottenuto la confidenza dell’altro» (1156b).

Argomento spinoso. Praticamente un ginepraio. Ne sapevano qualcosa anche gli Ebrei: nell’Antico Testamento “uomo” si dice איש (ish), donna אישה (isha) e quando si incontrano, se non stanno più che attenti (secondo la Legge che Dio diede a Mosè), finiscono per consumarsi entrambi in un termine simile: אש (esh – mi scuso perché non ho trovato i vocaboli vocalizzati, ma sono di facile lettura) ovvero “fuoco”, e buonanotte al matrimonio, all’adulterio e tutta la baracca.

Dunque, c’è chi, come me, lo ha sempre risolto semplicemente con un laconico, olimpico, No. Punto. D’altro canto c’è qualcuno molto più autorevole di me che risolve un po’ tutto, soprattutto questioni di vitale e soprannaturale importanza, anche con maggiore superficialità. Riportando Sandro Magister per quanto già fatto ben notare su questo sito: «Rimettendo in discussione ciò che prima di lui appariva definitivo ha aperto un processo che dà pari cittadinanza alle opinioni più inconciliabili, e quindi anche ai riformisti più accesi. L'esempio forse insuperato di questa sua invenzione Bergoglio l'ha dato lo scorso febbraio, quando è andato in visita alla chiesa luterana di Roma (...). Una protestante sposata con un cattolico gli chiese se poteva fare anche lei la comunione, assieme al marito. E lui le rispose con una tale girandola di sì, no e non so da non lasciar capire, alla fine, quale conclusione trarre, se non questa: "È un problema a cui ognuno deve rispondere"». Tutto ciò al netto, ad esempio, dell’ordine perentorio ricevuto dal mio amico e fratello padre Ephrem Hanna, monaco siriano esule in Svezia, da parte del proprio patriarca circa non l’avere assolutamente nulla a che fare, in parole e opere, con la vescovessa (si dice?) luterana del luogo, la quale ha pensato bene di sposare un Imam.

Siamo sul livello “matrimonio, non-matrimonio; spaghetti, non-spaghetti; amicizia fra un uomo e una donna, non-amicizia fra un uomo e una donna”, ed è un problema a cui ognuno deve rispondere da solo? Mettiamo Aristotele e Gesù Cristo lassù in soffitta come il Crocifisso di Don Camillo? Mah.
Ergo? E’ possibile l’amicizia fra un uomo ed una donna? Cara Claudia, so bene che non leggerai, ma dopo averti conosciuta non ci giurerei di sicuro più. Per ora, però, la mia opinione, mia quanto il mio dolore, rimane sempre no. Come dice Isacco di Siro o di Ninive (-700 ca): «Colui che per un’ora geme su se stesso, è più grande di colui che insegna l’universo. Colui che conosce la propria debolezza, è più grande di colui che vede gli angeli. Colui che segue contrito Cristo, è più grande di chi gode il favore delle folle nelle chiese».

Insomma. Conserviamo pur sempre il peccato originale: ish e isha, forse, possono essere amici solo con la Grazia di Dio. Non è per niente facile.
Il resto è una speculazione che rimane nel campo delle ipotesi e dei futuribili, come quando, da grande, farò l’allevatore di conigli per la caccia alla tigre.
Strano. Non faceva poi tanto male.

 

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