14 giugno 2016

Al Mein Kampf va contrapposto il Vangelo

di Francesco Filipazzi

Quel furbacchione di Alessandro Sallusti era consapevole che vendere il Mein Kampf di Hitler in allegato con il Giornale l'avrebbe esposto ad una selva di polemiche che, puntualissime, sono arrivate. Eppure è strano che nel 2016 ci siano governanti e uomini di cultura che a sentire nominare un libro scritto decenni fa, da un imbianchino morto nel 1945 (a meno di sconosciute fughe in Sud America), siano vittime di un'ondata di paura inconsulta. Il fatto che Adolf Hitler sia universalmente indicato come responsabile del peggior genocidio della storia e come causa della Seconda Guerra Mondiale, dovrebbe essere garanzia che le sue idee non possano più influenzare nessuno, eppure al solo vedere una svastica esplodono i nervi dei vari Gad Lerner, partigiani e via dicendo. Quali sono i motivi di questa instabilità emotiva degli avversatori del Mein Kampf? A nostro parere ce ne sono tre, che vi spieghiamo.

Motivi economici. Il Mein Kampf è un affarone per chi lo pubblica. E' best seller del 2016 in tutta Europa, perché la scadenza dei diritti d'autore, detenuti dalla Baviera, ne ha liberalizzato la pubblicazione. Chi l'ha pubblicato ha fatto i milioni. L'intellighenzia della sinistra italiana, con la scusa di pubblicarlo inserendo "un corposo apparato critico", stava già decidendo come spartirsi la grana. Peraltro, in questi giorni è stato fatto notare che sul sito della Feltrinelli, casa editrice di punta della sinistra, il libro si può ordinare online e arriva in 5 giorni. Quindi il Giornale ha rotto le uova nel paniere a tutti, sparandolo in giro a 11 euro come un libro da autogrill. Addio milioni e addio presentazioni radical chic nei caffé letterari, con tanto di "lo pubblichiamo per farvi rendere conto dell'orrore (ma intanto intaschiamo 30 euro a copia)".

La società non ha anticorpi. Per come la si pensi sull'idea hitleriana, è innegabile che questa sia di natura "totalitaria", nel senso che riguarda la persona nella sua totalità. Ha tratti di natura religiosa e per molti è stata una religione.
Se andiamo a controllare i voti dell'elezione che permise ad Hitler di andare al potere, possiamo capire che laddove era forte il cattolicesimo, il partito di Hitler non sfondò elettoralmente. Laddove invece era da secoli stato eliminato il cattolicesimo e vigeva il luteranismo e quindi la sostanziale assenza di ogni tipo di spiritualità, il partito Nazionalsocialista si è preso percentuali oltre il 70% con punte del 90%. La cattolica Baviera fu l'area che diede meno soddisfazione al futuro Fhurer. Questa avversione venne poi "fatta pagare", poiché era noto che uno degli obiettivi di molti alti gerarchi era "ri-paganizzare" la Germania.
Ciò vuol dire che i tedeschi protestanti erano in cerca di un punto di riferimento (che i cattolici invece avevano già) e l'hanno trovato nella nuova religione Nazionalsocialista. Oggi il mondo intero a partire dall'Italia è totalmente secolarizzato e la stessa Chiesa è ormai asservita in buona parte al laicismo generale. Siamo sicuri che gli avversatori del Mein Kampf, dopo aver distrutto ogni modello di riferimento, a partire dall'istituzione familiare, non siano timorosi di dover competere con un modello "forte", a cui non hanno nulla da opporre, se non multiculturalismo fallimentare e ideologia gender? Comunque la si voglia guardare, le ideologie del '900 erano roba potente e per questo hanno incendiato il mondo.
Il Cattolicesimo, essendo l'unica Verità sulla piazza, è anche l'unico vero anticorpo ad ogni ideologia totalitaria del Novecento, ma lorsignori l'hanno voluto eliminare e combattere. Eliminando la Verità, si spiana il campo ad altre verità molto relative. La stessa scuola italiana, indicata come la panacea di tutti i mali e faro dell'educazione civica, ha fallito miseramente il suo compito, riempiendo la testa degli studenti di scemenze, senza generare nessun tipo di senso critico.
Dunque il Mein Kampf rischia di essere per questi signori la dimostrazione di tutti i loro fallimenti. L'unico antidoto sarebbe il Vangelo.

Il capitolo sulla propaganda. Nel Mein Kampf c'è un capitolo sulla propaganda politica. L'imbianchino austriaco, è incontrovertibile, ci sapeva fare quanto a marketing. Forse è per questo che le sue tecniche sono seguite pedissequamente dagli attuali distributori del pensieri unico. Leggere per credere, non anticipiamo niente. Però forse questo capitolo, più di altri, a chi ne applica i fondamenti, fa molta, molta paura. Il Re rischia di perdere i suoi vestiti.
 

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