16 giugno 2016

Arrendersi alla troika sorridendo


DISCORSO IN RELAX DI UNO SPETTATORE INEBETITO

La fortuna arriva sempre tardi, la sventura è cugina di tutti.
(Proverbio greco)

di Matteo Donadoni

Potremmo stare qui a discutere su quanto siano belli i lanci di Toni Kroos, o di come sia possibile che un giornalista degno di essere definito tale possa mai sostenere che l’Italia abbia giocato una gran partita contro il Belgio. Perché va bene che gli Italiani sono patrioti solo quando giocano i Savoia e lo so che è presto per giudicare, ma, per carità, non ho una “tiropita” al posto del cervello. Direte: calcio all’italiana. Vi do una notizia: calcio all’italiana, ovvero difesa e contropiede, non è football, è antifootball. E’ il calcio di chi non sa giocare a calcio, o il calcio della disperazione di chi sa di essere inferiore. Davvero inferiore. Troppo inferiore. Non dico che non paghi, dico che è indegno per un amante del gioco più bello del mondo. Abbiamo vinto, d’accordo. Ma siamo contenti? Come siamo contenti di avere Renzi presidente. Fantacalcio e fantapolitica si intrecciano solo in una nazione di fantasmi. Una volta si chiamava libero, oggi Bonucci è un “regista difensivo”. Una volta si chiamava “Listone”, oggi semplicemente non si vota e basta, e se non vince il PD non arrivano i finanziamenti del Governo. Tanto noi, figli del benessere e del cattivo gusto, abbiamo gli occhi nel cellulare, il lavoro nell’alto dei cieli e l’urgenza politica nei fatti di letto.

Ma forse non ho visto bene, essendo appena ritornato dalla mia seconda patria mezzo morto sotto shottini (un paio di litri) di Metaxa cantando l’inno del Panathinaikos e danzando sirtaki (che ad un tratto si è trasformato in una specie di bachata non so perché) con una rossa mozzafiato, tanto da far fare una scenata di gelosia alla mia solitamente riservata moglie nel bel mezzo del Villaggio Bravo. Sono un chiodo. Ho ballato per la prima volta nella mia vita, prometto solennemente a Tersicore, musa della danza, che non accadrà mai più. Non ho avuto modo, perciò, di seguire le partite iniziali e già era dura sopportare di non vedere il centrocampista universale Strootman, ma se questa è la mia nazionale, signori, mi serve un litro di “ouzo” per reggere i mezzucci da tergo di Chiellini, le perdite di tempo di Buffon e soprattutto l’ignoranza dei telecronisti (per l’amor di Dio! siete pagati da noi, almeno il pomeriggio della partita, spendete dieci minuti ad impararvi 11 nomi, sono lingue indoeuropee non assirobabilonese).

D’altra parte un europeo senza la Grecia è come un “suvlaki” senza “tzatziki”. In compenso, “mater artium necessitas”, con quel po’ di neogreco che ho imparato si sbottona qualsiasi barista, “mia fatza, mia ratza” (una faccia una razza), così ho parlato con i fratelli ellenici della situazione politica. Pressoché tutti sono convinti che, come da loro, anche da noi non ci siano più governi democratici, ma piccoli soldatini agli ordini della Finanza. Qualcuno si spinge a prospettare una guerra di secessione europea, come fu per l’America. Potrebbe scoppiare una guerra fra Russia e Turchia, la Grecia ne sarebbe coinvolta. Travolta. Forse più facile che la Russia venga espulsa dall’Europeo per fare l’ennesimo dispetto allo zar Putin. Di sicuro, se i carri armati greci non sono tornati per le strade, e non ci torneranno, sarà perché una metà è ferma per carenza di pezzi di ricambio, mentre l’altra metà perché non ci sono i soldi per il gasolio. Molti se la passano male, chi ha eliminato i dolci, chi la carne, chi, più saggiamente, la televisione. Pare che qualcuno chieda la questua in giacca e cravatta, tanto ormai è assimilabile ad un’attività lavorativa. Chi ha perso il lavoro ad Atene ed ha la fortuna di avere i nonni in campagna si trasferisce là. La terra ti libera. Dovremmo ricordarcelo anche noi italiani. Nessuno si fida più dei politici, come in Italia del resto. La parola di un politico ormai vale quanto quella di una maga che legge i fondi di caffè. Sulle isole, però, grazie al turismo si vivacchia.

Insomma. Siamo tutti pedine sullo scacchiere della UE, popoli sacrificabili sull’altare della burocrazia plutocratica. Come è potuto accadere? Ho desiderato la Grexit, temo la Brexit. Gli Inglesi in fatto di soldi hanno sempre avuto l’occhio lungo e possono godere della rendita di una certa signora Thatcher. Farage se non altro almeno sembra sapere quali sono gli interessi del suo popolo. Ma noi? Una società che bada soltanto ai numeri e non alle persone, non può fare altro che affondare, non serve un economista per capirlo. Io non sono un militante, nemmeno mi occupo molto di politica. Ma qualcuno mi sa spiegare perché, prima del sessantotto, docenti di destra hanno sfornato dalle università un’orda di studenti marxisti ed ora che i docenti sono appalto della sinistra da decenni, gli studenti rimangono di sinistra? Ho sempre saputo che l’animo umano è un abisso insondabile, ma ora pare che tutto corra verso l’abisso. Che i cervelli siano scivolati giù in un caldo brodo primordiale o in un’acida feccia ideologica. Forse prima nelle scuole non veniva fatto il lavaggio del cervello. Magra consolazione.
Potrebbe sempre accadere di peggio. Potremmo vincere l’Europeo giocando male e vedere Renzi attribuirsene il merito – comprategli una pipa. Potremmo anche perdere con l’Irlanda ed uscire subito, ma servirebbe un miracolo, ma come dicevano le donne greche una volta: “Un miracolo per essere tale deve durare almeno tre giorni”. Novanta minuti effettivamente son pochi.
Di sicuro dalla Grecia sono tornato più saggio: quantomeno ho imparato che “Piuttosto che la siccità, va bene anche la grandine”. Pare proprio che in Grecia ci siano tanti proverbi quante isole.

PS: Pare anche che i fratelli Filipazzi accettino scommesse su quando mia moglie mi accoltellerà.  

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