26 giugno 2016

Benvenuti nel Mondo Nuovo di Huxley


di Alfredo Incollingo

Nel 1932 lo scrittore inglese Aldous Huxley pubblicò il celeberrimo “Il mondo nuovo”, una distopia letteraria su un'umanità tecnocratica e bionica, asservita ad una concezione asettica e “drogata” dell'esistenza. Fantasia o profezia? La domanda viene spontanea perché oggi stiamo assistendo a rivoluzioni antropologiche che hanno molto in comune con le descrizioni allucinanti di Huxley. Lo stesso autore, molti anni dopo la pubblicazione del romanzo, ammise in un saggio ("Ritorno al mondo nuovo") che alcune delle sue “fantasie” si stavano rivelando concrete. Il futuro inquietante che “Il nuovo mondo” ci prospetta a questo punto non sembra poi tanto lontano.
Aldous Huxley è probabilmente il volto notorio della “beat generation” inglese, quel gruppo di autori libertini e “new age” tanto di moda durante i decenni della (tragica) contestazione generazionale. “Huxley” è un cognome importante e rinomato, una famiglia di artisti e scienziati: il fratello di Aldous, Andrew, vinse addirittura nel 1963 il Premio Nobel per la Medicina. Gli Huxley furono i paladini del movimento umanista, laico e filantropico nato nei primi decenni dell'Ottocento, mai smettendo la loro veste progressista anche in tempi più recenti. Aldous, sulla scia degli avi, fece altrettanto, schierandosi con la contestazione e propagandando la sua filosofia millenaristica, fatta di droghe e spiritualità orientale. Aborto, eugenetica, eutanasia e le altre “diavolerie” moderne furono “diritti” difesi dalla polemica penna dello Huxley. Sorgono spontanee alcune domande: le intuizioni de “Il nuovo mondo” sono frutto della sua formazione culturale? Oppure sono delle previsioni intelligenti sull'andamento della modernità, avendo compreso in anticipo quali sarebbero state le future trasformazioni antropologiche? Oppure sono delle vere e proprie descrizioni di interventi politici pianificati in altre sedi? I dubbi rimangono, pensando al contesto in cui Huxley è cresciuto.

Ne “Il nuovo mondo” si racconta un futuro anomalo e disumano. La tecnica governa le vite umane, che sono uniformi e diversificate in caste. Si nasce in serie, senza troppe distinzioni sessuali e si vive in un mondo ovattato, grazie al benessere gratuito e a dosi massicce di droghe. Gli ultimi (veri) esseri umani sono rintanati in riserve, disprezzati dai “civili” e considerati alla stregua di animali: è un concentrato di scienza, di economia e di psicologia. In “Ritorno al nuovo mondo” Huxley ritorna sul romanzo molti anni dopo ravvisando nella sua epoca la concretizzazione delle sue “fantasie”.
Dall'uso smodato della pubblicità al dramma della droga lo scrittore passa in rassegna tutti i temi trattati nel suo romanzo e dichiara come questi si siano riproposti similmente nella realtà. Quello che ci aspetta, afferma, è un futuro totalitario, peggiore forse di quello ideato nella sua opera. La libertà è in pericolo per la minaccia di un potere occulto e subdolo che si mostra “buono” nascondendo il suo volto truce. Il benessere, i beni materiali e l'uso smodato della scienza hanno determinato, secondo Huxley, un governo occulto capace di dominare psicologicamente l'essere mano, lasciandogli poca libertà o condendone una illusoria.
Verità o falsi timori? Il gender, i “matrimoni” omosessuali, la piaga dell'aborto e le altre amenità che noi conosciamo sono il prodotto di una “cultura della morte” che in breve potrebbe sommergerci. Sembriamo forti, ma siamo deboli all'interno e qualsiasi minaccia interna o esterno non incontrerebbe ostacoli ad un facile dominio.
“Il nuovo mondo” e “Ritorno al nuovo mondo” andrebbero letti con queste convinzioni, che ciò che è scritto non è frutto dell'immaginazione, ma la possibilità di un futuro angosciante.  

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