06 giugno 2016

Giustizia e misericordia nelle parole del Card. Caffarra


di Riccardo Zenobi

Il 30 maggio si è tenuto ad Ancona un incontro con il cardinale Carlo Caffarra, per la prima volta giunto nella città dorica; tale incontro è stato organizzato dall’Associazione Culturale Oriente Occidente, ed è la terza di una serie di sette conferenze. Degli incontri precedenti ci siamo già occupati (qui il primo incontro, qui il secondo), e ci occuperemo anche dei prossimi.

Il tema sul quale ha parlato il cardinale emerito di Bologna è il più grande e drammatico avvenimento che possa capitare ad una persona: l’incontro della persona umana con la misericordia divina, e la susseguente giustificazione dell’uomo (ossia cosa lo rende giusto). Tale riflessione è stata articolata in 3 momenti, il primo dei quali è iniziato citando sant’Ambrogio nel suo commento ai 6 giorni della Creazione, nel quale si nota come Dio trovò il suo riposo dopo aver plasmato l’uomo, non dopo aver creato il Cielo e la terra. Il Creatore aveva uno scopo nell’atto di creare, ossia manifestare le sue perfezioni nelle creature. Una di queste perfezioni è la misericordia, attributo unicamente divino, e creando l’uomo è venuto all’essere qualcuno su cui esercitare la misericordia. Il peccato, che è un male, consente a Dio di manifestarsi come colui che perdona, essendo il perdono parte del progetto creativo del Padre. La misericordia divina è la chiave interpretativa delle vicende umane: noi vediamo solo la superficie della storia, nello stesso modo con cui vediamo la superficie del mare, spesso increspata. Al fondo della storia vi è l’incontro tra il male morale (ossia il peccato) che corrode le strutture fondamentali della vita – quali il matrimonio, la famiglia, l’economia, lo stato – e la misericordia di Dio che offre il perdono. Tutti hanno peccato, ma sono giustificati gratis dalla Redenzione operata da Cristo, sempre presente nel mondo. Questa e non altra è la chiave di volta dell’arco della Creazione, senza la quale il peso del dramma della storia umana diverrebbe insopportabile e schiacciante; non solo riguardo le tirannie del passato, ma anche nelle presenti opere tese a sradicare la libertà umana dalla verità sull’uomo, finendo così sotto la tirannia di una libertà impazzita e capricciosa. Quale è l’esito finale di tale incontro? Non ci è ancora noto, ma va tenuto per certo che la misericordia è la proprietà che più di ogni altra deve essere attribuita a Dio.
Il secondo momento dell’incontro si è concentrato sul momento più grande della misericordia, ossia il perdono del peccatore e la sua giustificazione. Tale atto divino è più grande della stessa Creazione, poiché quest’ultima è transitoria e mutevole, mentre il perdono introduce l’uomo a partecipare della vita stessa di Dio. Tale atto è compibile solo da Dio, e non ha altro scopo che rendere il peccatore, ormai giustificato, partecipe della stessa vita divina, formando così una nuova alleanza tra Dio e l’uomo. Vi sono quindi due attori, uno di fronte all’altro, l’uomo di fronte alla divinità come soggetto veramente libero nei suoi confronti. Questo è il cristianesimo. La persona umana si trova nelle deformità del peccato, fuori della Grazia divina, e tale operazione deiforme di perdono implica il consenso libero della persona, il quale necessita della decisione di abbandonare il peccato e del consenso all’offerta di Dio. Tale atto supremo è chiamato conversione. Di tali esempi abbonda la Scrittura, come nell’episodio di Zaccheo, nel quale Cristo conduce quel pubblicano alla giustizia conformemente alla natura umana, cioè con libertà; infonde così la Grazia che muove la libertà ad accettare il perdono.
Nel terzo momento dell’incontro si è evidenziato che esistono due modi erronei di narrare l’evento misericordioso: in primo luogo, vi può essere l’annuncio della misericordia di Dio senza l’invito alla conversione; oppure vi può all’opposto essere l’esortazione alla conversione senza l’annuncio di misericordia. Il primo modo di annunciare, rischio che corre la Chiesa attuale, ha conseguenze devastanti sull’immagine di Dio e della persona umana, perché si perde il concetto di conversione, e quindi la libertà umana ne risulta del tutto svilita, e Dio diventa un idolo senza giustizia o santità, perché si negherebbe il fatto che l’uomo è in condizione di peccato. Si censurerebbero così il giudizio e la santità di Dio. Il secondo modo è invece errato perché ridurrebbe il cristianesimo ad una proposta etica, ad un codice morale, non più quindi un evento di misericordia che può cambiare la vita. È un errore che riduce la Grazia ad una legge. L’uomo era come caduto nel gorgo del peccato, e Dio non lo ha salvato insegnandogli a nuotare (cioè comunicandogli un codice morale perfetto, una legge), ma buttandosi in acqua e trascinandolo fuori. All’uomo è richiesto di lasciarsi abbracciare, di convertirsi e di non peccare più. Si deve evitare di corrompere la proposta cristiana formandosi una idea falsata di Dio; e il proprio concetto di Dio è ciò che porta al culto o lo preclude. Il primo atto di culto è l’obbedienza dell’intelligenza, la quale si forma una immagine adeguata di Dio. Se dunque il primo errore distrugge il concetto stesso di peccato e di conversione e l’impegno morale necessario per non commettere più il male, il secondo allontana da Dio perché ne dà una immagine falsata, come di un moralista.
Nel quarto ed ultimo punto si è parlato di quali condizioni spirituali custodiscono misericordia e conversione: la prima è certamente custodire la propria coscienza morale in intima purezza, ossia nel rimandare ad un rapporto con Altro, e non abbruttirsi chiudendola in sé stessa. Se questo secondo modo d’essere è più facile, è comunque il lasciapassare per le tirannie di tutte le epoche. La seconda condizione è di avere un’intima esperienza di libertà di fronte a Dio, in quanto la libertà è maggiore quanto più grande ne è il referente. Se il nostro referente è un bene creato, abbiamo una libertà finita; in realtà ci siamo fatti schiavi di un idolo. Se non si è sperimentato lo stare davanti a Dio, la misericordia è vuota parola. Per ultimo, occorre avere presente il fatto che il peccato è il male massimo che si possa compiere. Questi tre vissuti esistenziali, ormai assenti dal pensiero comune dell’occidente, erano un sostrato comune a tutte le civiltà precristiane.

Concludo con una riflessione personale: solo una civiltà anti cristiana e post cristiana può azzardarsi a sradicare queste 3 dimensioni esistenziali, ma così la libertà dell’uomo finisce e inizia il potere totalitario sulle coscienze. Solo il cristianesimo può quindi salvare l’uomo, perdonandolo per come è e al contempo liberandolo dai suoi errori che ha accumulato nel corso dei secoli. Solo così possiamo avere un futuro.

 

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