10 giugno 2016

I cinguettii stonati del Papa



di Alessandro Rico

Mi rendo conto che sia un po’ eccessivo prendersela con il Papa per il contenuto dei suoi post su Twitter. D’altra parte, i tweet appaiono sui suoi profili in nove lingue diverse e il pontefice dovrà conoscere chi li gestisce, o almeno chi li gestisce dovrà condividere la linea del pontefice. Mi sembra perciò del tutto lecito esprimere qualche riserva sugli ultimi tre cinguetti di Francesco.

Il primo, dell’8 giugno: «Proteggiamo gli oceani, che sono beni comuni globali, essenziali per l’acqua e la varietà degli esseri viventi!». Sorvoliamo sul tono da ecologista settario, stile «salviamo i beagle». Si fatica comunque a capire dove il Papa voglia arrivare con la sua proposta sulla «cura della casa comune». L’enciclica Laudato Si’ lascia veramente perplessi: il tema della sussidiarietà, che dovrebbe costituire il punto fermo della Dottrina Sociale cattolica, appare dissipata dietro i numerosi richiami alla necessità di una governance globale della questione ambientale, che collima con i programmi ultrastatalisti dell’élite “verde”. Un conto sono le basi teologiche dell’amore per il Creato, un conto è esprimersi come un Al Gore qualunque. È una strategia pericolosa: nell’ansia benecomunista di scagliarsi contro il capitalismo, reo a suo avviso di causare disastri ecologici e di affamare i Paesi poveri (nei quali di capitalismo non c’è traccia, ma questa è un’altra storia), Papa Francesco sembra non rendersi conto che l’ambientalismo ha tutti i tratti dell’ennesima riproposizione di un’escatologica immanentistica, del tutto empia ed eretica. Con l’aggravante che l’enciclica non si impegna mai a fondo a correggere i più grossolani errori di ecologisti e animalisti. 
In primo luogo, la totale confusione sulla gerarchia ontologica della Creazione, che dovrebbe avere come fine l’uomo e che invece nella visione di molti di loro implica la scomparsa dell’uomo (l’uomo è intelletto, ingegno e artificio, quindi la natura non può esistere indisturbata insieme a lui). In secondo luogo, la tendenza panteistica, se non esplicitamente pagana, che certi filoni dell’ambientalismo hanno assunto già dagli anni Settanta (ad esempio tutta la mistica sulla dea Gaia costruita da James Lovelock). Andreotti diceva giustamente che i Verdi sono come i cocomeri: verdi fuori e rossi dentro. È poco auspicabile che un cattolico si presti al giochino di sostituire la lotta di classe e l’avvento della società comunista con la lotta contro il cambiamento climatico e la restaurazione dell’armonia prestabilita con la Madre Terra.

Il secondo tweet, del 7 giugno: «In questo tempo povero di amicizia sociale, il nostro compito è quello di costruire comunità». Questo va letto insieme al terzo, che era uscito il giorno prima: «Abbiamo bisogno di scoprire le ricchezze di ognuno: che le comunità trasmettano i propri valori e accolgano le esperienze altrui». A parte l’oscurità dell’espressione «amicizia sociale», che sa tanto di supercazzola, sorprende che il Papa e i suoi collaboratori non riescano a percepire la sostanziale contraddittorietà di comunitarismo e multiculturalismo. Si potrebbe pensare che la conquista della tecnologia politica liberale sia stata proprio quella di stemperare il conflitto identitario, canalizzandolo attraverso le procedure del gioco politico (è questa, ad esempio, la visione di John Rawls). Ma alla prova dei fatti, si è visto che le società multiculturali non sono affatto più pacifiche. Il melting pot americano è una polveriera di tensioni razziali che poco hanno a che fare con le politiche sulle armi. Londra di fatto tollera che gli imam predichino il califfato e il jihad contro gli infedeli occidentali, mentre il nuovo sindaco Sadiq Khan, che si definisce musulmano ma innanzitutto cittadino di una capitale multiculturale, propone che durante il Ramadan chiese e sinagoghe organizzino conviviali con gli islamici.

A riprova del fatto che la conseguenza delle politiche multiculturali è l’annacquamento delle identità, non il rafforzamento del senso di comunità. Tant’è che quando in Belgio e Francia gli immigrati di seconda generazione si scoprono terroristi, gli analisti devono ricorrere alla solita foglia di fico: «Erano cittadini belgi/francesi». Perché ormai l’identità è scritta sulla carta, è la fictio iuris della cittadinanza, cioè di una serie di diritti e doveri che hanno ovviamente la loro importanza, ma significano qualcosa solamente se i cittadini si sentono davvero membri della comunità. L’accoglienza incondizionata che il Papa propone senza mezzi termini conduce, a lungo termine, al meticciato etnico e quindi culturale, cioè alla sparizione di identità definite e a società ancora più atomistiche, ancora più isolate (se questo è ciò che s’intende per povertà di «amicizia sociale»). Francesco vuole salvare capra e cavoli, ma anche in questo caso o s’inganna o ci inganna. Parafrasando Morandi: cinguettii stonati.

 

3 commenti :

  1. Cinguettii alquanto stonati e devastanti in quanto contribuiranno ad alimentare la confusione di questi nostri sfortunati giorni già da mezzo secolo alla deriva.

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    1. Sono perfettamente d'accordo.
      Così, si rischia di mandare la Chiesa nel tritacarne politico.
      Vi invito a leggere: http://thecandelabra.blogspot.it/2016/06/quei-papali-cinguettii-che-tanto-stonano.html

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  2. Non ho tweet quindi mi risparmio le stonature, quando passa in tv cambio canale ed evito qualsiasi discussione a tema vdr, sopravvivo solo così a questo grande inganno.

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