20 giugno 2016

Il grave errore di Bergoglio su matrimonio e convivenze

di Francesco Filipazzi
"E Gesù le disse: Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più". In questa semplice frase del Vangelo di Giovanni è racchiuso un po' tutto il senso della dottrina cristiana sul peccato. Cristo non è venuto a dire che i peccati non sono più peccati, ma che Lui ci può perdonare proprio perché abbiamo bisogno del perdono, a patto però  che si cerchi di evitare in futuro il peccato, odiandolo.

Riguardo la condizione di peccato, ha scatenato un certo numero di polemiche il discorso decisamente improvvido di Papa Francesco ( tanto da dover essere corretto e censurato dalla sala stampa, quindi non da noi vecchie comari pelagiane) riguardo matrimonio e convivenze, pronunciato il 16 giugno. Lasciando perdere la frase sui matrimoni nulli, penosamente riveduta e corretta nella versione scritta, ha lasciato di stucco molti nostri lettori il discorso sulle convivenze.

Dice Bergoglio: "Un fatto sociale a Buenos Aires: io ho proibito di fare matrimoni religiosi, a Buenos Aires, nei casi che noi chiamiamo “matrimonios de apuro”, matrimoni “di fretta” [riparatori], quando è in arrivo il bambino. Adesso stanno cambiando le cose, ma c’è questo: socialmente deve essere tutto in regola, arriva il bambino, facciamo il matrimonio. Io ho proibito di farlo, perché non sono liberi, non sono liberi! Forse si amano. E ho visto dei casi belli, in cui poi, dopo due-tre anni, si sono sposati, e li ho visti entrare in chiesa papà, mamma e bambino per mano. Ma sapevano bene quello che facevano."

Dice, poi, riguardo ad esperienze di convivenza conosciute nella campagna argentina: "Eppure davvero dico che ho visto tanta fedeltà in queste convivenze, tanta fedeltà; e sono sicuro che questo è un matrimonio vero, hanno la grazia del matrimonio, proprio per la fedeltà che hanno. Ma ci sono superstizioni locali."

Le frasi appaiono sconcertanti, poiché la Chiesa ha sempre definito come illecite le convivenze e, riguardo la prole fuori dal matrimonio, si parla del diritto dei bambini a trovare in fretta la giusta accoglienza nella famiglia cristiana, che è solo quella sacramentale. Dunque se l'arcivescovo di Buenos Aires voleva proporre un percorso di fede cristiano, doveva proporre, nel caso di matrimonio posticipato, una vita separata dei due neo genitori illeciti, non certo la convivenza. L'assunto per cui "è meglio convivere prima" è totalmente anti cristiano. Tanto più che, fanno notare i nostri lettori, sorgono alcune domande più che lecite.

Chi non sì è sposato che scelte ha fatto? Ed i bambini ? Hanno comunque avuto un padre, una madre, una famiglia? Non è infatti peregrino pensare che un certo numero di coppie non si sia sposata, negando quindi la famiglia cristiana al neonato. Sembra poi abbastanza chiaro che questa "prassi pastorale" messa in atto a Buenos Aires possa incentivare la pratica delle gravidanze extra matrimoniali, deresponsabilizzando totalmente i genitori e soprattutto i padri. In un'epoca in cui le televisioni passano programmi come "16 anni incinta" sarebbe meglio proporre qualcosa di diverso.

Va poi toccato il discorso delle ragazze madri. Quante vengono abbandonate da padri che non fanno il loro dovere? E questa pratica bergogliana non è un bell'applauso proprio a questi uomini di pezza irresponsabili?

Sembra purtroppo che l'attuale pontefice abbia un'idea di peccato non molto ortodossa. Già in Amoris Laetitia aveva parlato della possibilità di vivere in grazia di Dio nonostante ci si trovi in condizione oggettiva di peccato. Nel discorso di giovedì ha riproposto un ragionamento simile. La convivenza, cioè condizione oggettiva di peccato, è presentata come un prodromo per un buon matrimonio. Il che è decisamente immorale, in quanto, come peraltro rifacendoci a Giovanni Paolo II abbiamo già spiegato, l'unico prodromo positivo al matrimonio è la castità. Dal peccato non può nascere il bene e soprattutto non esiste il bene parziale. Esiste il bene ed esiste il male.

Oggi purtroppo, dirlo ci provoca una immensa lacerazione, la predicazione di Papa Francesco sta dando l'impressione che il peccato non sia più tale e dunque, se non c'è più peccato, non c'è bisogno di pentirsi, non c'è bisogno di perdono, non c'è bisogno di Salvezza. Quindi non serve più la Croce e non serve più Gesù (non serve più neanche il Papa). Purtroppo Bergoglio sta dando adito a questo, ma come dice Spaemann, esiste un limite di sopportabilità. Oggi viviamo nell'età della disperazione, servono il pentimento, il perdono, la Salvezza. Serve la Croce. Noi vogliam Dio.  

3 commenti :

  1. "se si tratta di relazioni sessuali che contraddicono in modo oggettivo l’ordinamento di vita cristiano, vorrei davvero sapere dal Papa dopo quanto tempo e in quali circostanze una condotta oggettivamente peccaminosa diventi gradita a Dio" ilfoglio.it/spaemann-papa-francesco-la-chiesa-scisma
    " Donne al posto di comando, apertura alle coppie omosessuali, riforma della chiesa ed eucaristia per tutti." ilfoglio.it/chiesa-matrimonio-e-identit-sessuale-secondo-marx
    siete pronti per l'ennesima guerra di religione: buona fortuna, anche se voi non credete alla fortuna.

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  2. Ma forse Bergoglio in Argentina ha conosciuto convivenze di coppie contadine (di campagna) semplici e umili comunque aperte alla vita (convivenze con molti figli)e convivenze aperte ai poveri (magari in casa vivono i genitori o i fratelli anziani dei conviventi non autosufficenti)

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  3. http://www.conchiglia.us/IT_index.html

    http://www.conchiglia.net/C/Conchiglia_2016-02__VERITA_BEN_XVI.pdf

    http://www.conchiglia.us/Conchiglia/15.310_TU_E_LUI_UNITI_PER_DIRE_BENTORNATO_MIO_SIGNORE_13.05.15.pdf

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