07 giugno 2016

Il miracolo del matrimonio cristiano


a cura di Parco Miazza

È uscito da poche settimane "Lettere a una moglie", il terzo libro della collana “UOMOVIVO - umorismo, vita di coppia, Dio”, scritto da Giuseppe Signorin, disponibile (in formato cartaceo e digitale) presso la libreria online di Berica Editrice e presso IBS. Per maggiori informazioni è possibile scrivere un’email a mienmiuaif@gmail.com.

Per approfondire le tematiche del libro, particolarmente vicine alla sensibilità del blog, abbiamo fatto qualche domanda (impertinente) all'autore.

Il titolo del libro, "Lettere a una moglie", presuppone che ci sia alle spalle un matrimonio. Nella prefazione si scopre che si tratta di un matrimonio cristiano, definito come una "magia gigantesca". Guardandomi un po' attorno pare invece che il matrimonio, in particolare quello cristiano, sia considerato un malocchio, 'na fattura, altro che magia... Confermi?

Sì, fino a poco tempo fa il matrimonio cristiano era qualcosa di ovvio. Oggi non più. Addirittura fra i cristiani. Basta discutere di fidanzamento, sessualità, apertura alla vita, ruoli, indissolubilità, preghiera... e si viene presi per pazzi (non sempre direttamente, ma la sensazione è un po' questa). Per me e per mia moglie Anita, che abbiamo iniziato un cammino di fede circa quattro anni fa, è stato sorprendente scoprire di andare controcorrente rispetto all'opinione comune, non solo dei più giovani, nel momento in cui abbiamo deciso di provare a "praticare" la fede. Il libro nasce in questo contesto... Mentre scrivevo le "Lettere a una moglie" mi pareva quasi di avere fra le mani, paradossalmente, materiale di contrabbando...

Ma certo! Noi giovani abbiamo bisogno di forti emozioni, lo vogliamo fa' strano, non sappiamo che farcene della barbosa quotidianità...

Appunto, oggi il matrimonio è visto come qualcosa di noioso, se non peggio... Pensare di stare sempre con la stessa persona... di legarsi... In effetti è una follia, una sfida impossibile, ma proprio per questo vale la pena provarci. Chi riesce a convivere senza la grazia del matrimonio deve avere dei poteri soprannaturali. Per la mia esperienza l'unico modo di poter stare insieme è mettere al centro Cristo. Lui fa il miracolo. Quindi ogni lettera si chiude con una richiesta di benedizione a Dio. Poi io e Anita abbiamo scoperto quest'altra cosa, con la fede: l'umorismo. Soprattutto grazie a Chesterton e a Guareschi. L'umorismo è un'arma incredibile, trasforma il quotidiano, è un vero e proprio esorcismo contro le tentazioni di tutti i giorni. Mi sono convinto che più si ama una persona più la si deve prendere per i fondelli: la presa per i fondelli per me è il supremo atto di amore domestico che si possa fare nei confronti della propria consorte... Per questo sono nate le lettere...

Genio, prendi allegramente in giro tua moglie e dici che è il modo migliore di amarla, mo' me lo segno...
Nelle lettere tra le altre cose spieghi che significa mienmiuaif, questa parola che appare già nel titolo e che solo provare a pronunciarla ti manda in bestia. Ma che vuol dire?

Nel libro racconto, in maniera anche un po' demenziale, di questi "Mienmiuaif"... Siamo io e mia moglie che ci riprendiamo mentre suoniamo delle canzoncine "coniugali" (ma non solo) e le mettiamo su YouTube, spesso e volentieri indossando occhiali da sole. È una storia vera, in effetti... I "Mienmiuaif" esistono e anzi si sono ingranditi, si sono aggiunti un chitarrista e un batterista e abbiamo iniziato a suonare in giro e molte persone hanno iniziato sorprendentemente a seguirci, innescando una rete di amicizie che sono un vero dono del Cielo... Ci mettiamo gli occhiali da sole perché per noi oggi le vere rock star sono gli sposi - e ritorniamo a quando detto prima... A noi piace quest'idea, di provare a seguire gli insegnamenti della Chiesa senza sconti (pur fra mille cadute), ma di proporli in maniera non convenzionale.

Occhiali da sole? Ho visto che in alcuni video indossate anche improbabili k-way... Rimaniamo in tema musicale: le canzoni sono carine, anche se il genere non mi sembra molto in linea con la tradizione bi-milenaria della Chiesa... Non sarà mica panc miusic?

Scherzando (ma anche no) ho definito le lettere e le canzoni "punk"... Non perché lo siano effettivamente (anche se alcune caratteristiche stilistiche - come la brevità, la semplicità, i toni - possono sembrare un po' tali) ma perché "punk" dovrebbe essere qualcuno che va controcorrente, e in un'Italia capovolta come quella attuale, tornare alle origini è diventata un'azione rivoluzionaria. In questo mi ha ispirato un libricino di Emanuele Fant, scrittore e regista/autore teatrale che qualche anno fa ha scritto "La mia prima fine del mondo", dove appunto racconta la sua conversione da punk a punk vero, cioè cristiano cattolico alla "corte" del camilliano fratel Ettore dei poveri. E ora è diventato pure un caro amico.

Andare controcorrente perché si è vivi... Questa frase l'ho già sentita.

 

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