03 giugno 2016

Il Sacro Cuore di Gesù e il cuore profano del mondo


di Piergiulio Pinna

Oggi la Chiesa celebra la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Dal 1689 in avanti si è detto e scritto moltissimo su questa sublime devozione cattolica. Essa affonda le radici nell'Antico Testamento, laddove il profeta Isaia invita ad attingere con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore: “Hauretis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris (Is 12,3)”. Si parla di fonti, al plurale, giacché furono molteplici le sorgenti da cui il Salvatore stillò il proprio sangue, in remissione dei nostri peccati: le innumerevoli ferite sanguinanti causate dalla flagellazione e dalla corona di spine postagli sul capo in segno di deridente umiliazione, le cinque piaghe che i chiodi produssero nella sua carne viva ed infine la ferita ultima, quella che gli squarciò il costato trafiggendogli il cuore. Poche ore prima l'Apostolo Giovanni aveva posato su quel cuore divino il proprio capo reclinandolo sul petto di Gesù (Gv 13, 25).

Moltissimo si potrebbe dire sul sacro cuore di Gesù senza comunque riuscire ad esaurire il mistero di grazia che questo scrigno preziosissimo riserva a chi lo contempli devotamente, ma una cosa balza subito agli occhi: esso fu un cuore vero, pulsante, trafitto realmente e sgorgante sangue ed acqua e così ancora oggi la Chiesa lo celebra nella sua vera immagine di cuore umano. Non è ozioso notarlo in quanto siamo quotidianamente tutti subissati di cuori stilizzati, che del cuore umano non hanno alcunché. Essi non pulsano e non vivono poiché privi di ventricoli e di arterie, in essi non circola sangue e non amano poiché in ultimo non sono cuori. Qualcuno si è preso la briga di studiare la storia della stilizzazione moderna del cuore, poiché questa porzione di carne umana non ha affatto la forma che noi siamo soliti attribuirgli con emoticon e disegnini vari. Ebbene si è visto come la diffusione popolare sia cominciata negli anni '70 con le t-shirt I love NY, dove al posto della parola love campeggiava un cuore stilizzato. Da allora è stato un crescendo fino all'abuso riscontrabile ai nostri giorni. Ancora più interessante però è scoprirne l'origine: essa risale alle carte da gioco e nello specifico a quelle francesi che, come è noto, derivano dai Tarocchi, dunque l'origine della simbolizzazione è gnostico-cabalistica. Il simbolo d'altronde lo conferma, avendo caratteristiche subliminali: esso può alludere nei due archi superiori alle forme rotondeggianti di un seno femminile, mentre capovolto è la rappresentazione evidente di due natiche. Ciò a voler intendere, in perfetta coerenza con il pansessualismo pre-freudiano cabalistico, che l'amore è libido, desiderio, mero principio di fertilità riproduttiva. Per gli scettici, rammento come il gioco delle carte abbia subito negli anni della Rivoluzione Francese un brusco cambiamento: l'asso che fino ad allora era la carte con valore minimo è divenuta anche la carta con valore massimo, a simboleggiare il principio rivoluzionario secondo il quale dal basso il re (la cui carte prima della Rivoluzione Francese era quella con il valore più alto) viene sconfitto, in un processo di disfacimento dell'autorità che dal 1789 non si è mai arrestato fino ad oggi. In un gioco di apparente e innocente intrattenimento è stata racchiusa una dottrina simbolica, cabalistica e persino politica tuttora vigente. Erano ancora lontani i tempi i cui l'umanità si sarebbe potuta pervertire con televisione, film e stampa immonda ma fin d'allora si comprese come l'intrattenimento fosse la via più sicura per istruirla di nuovi e perversi principi. Ciò spiega anche perché un uomo di indubbio acume intellettuale come Pascal sull'intrattenimento scrisse pagine di fuoco, a cui volentieri si rimanda il lettore.

Diremo però ancora qualcosa in merito alla Rivoluzione Francese, vero spartiacque della storia d'Europa. Essa avvenne esattamente cento anni dopo l'inizio della devozione al sacro cuore che Gesù stesso offrì all'umanità per mezzo di Santa Margherita Alacoque, la quale spiegò come al sacro cuore di Gesù dovesse consacrarsi Luigi XIV, meglio noto come “Re Sole” e come il simbolo dovesse essere raffigurato nello stemma nazionale. Ciò era volto a preservare il Regno di Francia difendendolo da future rivoluzioni, epurandolo però da ogni personalistica idolatria verso il suo re e sancendo chiaramente il primato della regalità di Cristo. L'Onnipotente aveva teso una mano a Luigi XIV per mezzo di una sua umilissima santa ma il re aveva glissato. Cento anni dopo, la sua dinastia fu spazzata via, la nobiltà ghigliottinata e migliaia di innocenti consacrati furono martirizzati in un effluvio di sangue d'inusitata barbarie. Da lì principiò l'Europa anticristiana che è sotto i nostri occhi e delle cui utopie il Pontefice regnante inspiegabilmente si compiace. L'umanità, in quei giorni, rifiutò di posare il proprio capo al sicuro sul giaciglio del Sacro Cuore di Gesù ad imitazione del suo apostolo prediletto, preferendo ad esso una corona  inebriata di idolatrica superbia, che cadde miseramente al suolo ghigliottinata e alla quale ne subentrarono molte altre di diversa fattura: l'enciclopedico e puerile sapere umano, l'utopistico e laicista democratismo razionalista, l'ugualitarismo sentimentale, la fratellanza resa orfana di Cristo, senza il quale nulla può essere compiuto (Gv 15, 8). In sintesi l'uomo si sentì pronto per fare da sé e rifiutò al contempo l'aiuto di Dio e dei suoi santi. Scelse la libertà apparente rifiutando quella reale, intessuta della carne e del sangue del Salvatore.
Oggi, dunque, cosa si festeggia? Un cuore divino abbandonato da un'umanità che non sa celebrare che se stessa e ad un cuore di carne trafitto d'amore e sgorgante sangue ne preferisce uno fasullo, purché pulito e colorato: un cuore ideale, simbolo di mostruosità utopiche, di istinti feroci e lascivi che nell'assenza dei suoi battiti, giacché esso è un cuore che non batte, ravvede il rintocco vuoto di un ateismo dei costumi e dei valori, che pur nei suoi disfacimenti quotidiani non brama che se stesso. Dio perdoni la nostra perversione e quella della sua Chiesa militante che ai nostri giorni, anziché porre il capo nella polvere e macerarsi nella penitenza, osa ancora parlare di umanesimo.

In conclusione ricordiamo come la gloriosa artefice del sacro cuore di Gesù, colei che lo ha intessuto della sua carne e irrorato del suo sangue nei nove mesi della portentosa e verginale gravidanza, in questi ultimi tempi sia venuta ad offrire il suo cuore immacolato come ultimo rifugio di salvezza per il genere umano. Ella ha chiesto a Fatima, nel 1917, per mezzo di tre pastorelli la consacrazione - ad opera del papa e di tutti i vescovi - della Russia al suo cuore immacolato. Esattamente come per il Sacro Cuore di Gesù tale richiesta è rimasta inesaudita. Il maggio prossimo sarà il centenario di questa sublime apparizione che sancisce la volontà mariana di trionfare, affinché tutto il mondo conferisca l'onore che spetta a colei che sola e piena di grazia ha meritato all'umanità il Redentore. L'anno venturo si celebreranno al contempo i cinquecento anni della Riforma protestante (1517) e i trecento anni dell'istituzione della prima loggia ufficiale massonica (1717). Sembra, dunque, avvicinarsi l'ennesimo appuntamento della storia dell'umanità al crocevia di un nuova svolta nell'annosa battaglia tra il bene e il male.  In verità, date le premesse, pare apprestarsi un'ulteriore umiliazione per il bene ma ciò non deve scalfire la nostra speranza, che si fonda sull'autorità di Colui che è risorto da morte. Approfittiamo quindi della solennità odierna per innamorarci sempre più di Cristo, umilmente confessando i nostri peccati, digiunando se possibile, battendoci il petto per le nostre mancanze e alzando preghiere all'Altissimo in perenne rendimento di grazia e in riparazione delle offese che l'umanità non cessa di arrecargli. Ciò affinché non siano annoverati i nostri nomi fra coloro che preferirono giocare sotto la croce, anziché pregare e contemplare la magnificenza redentrice dell'unico Salvatore.  

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