13 giugno 2016

La strage di Orlando e l'ennesimo cortocircuito progressista


di Alessandro Rico

Cortocircuito progressista: un immigrato di seconda generazione, figlio di un afgano simpatizzante per i talebani, massacra cinquanta persone in un locale gay. Gli illuminati sostenitori della tolleranza universale adesso devono scegliere: contraddire il verbo dell’accoglienza scagliandosi contro il fondamentalismo islamico, o scaricare la comunità LGBT per non somigliare a un Donald Trump qualsiasi. Nel dubbio, Obama se l’è presa con le armi. Luogocomunismo demenziale che non tiene conto della realtà (un po’ di numeri li abbiamo già forniti in questo vecchio articolo) e che non spiega come mai, pure nell’Europa che desidera droga libera, eutanasia e aborto, ma inorridisce al pensiero che qualcuno si diverta nei poligoni (date uno sguardo alla delirante proposta abolizionista in discussione presso gli organi UE), i terroristi del Bataclan non abbiano faticato a procurarsi gli AK47 di contrabbando.
Dove c’è puzza di cadavere, piombano gli avvoltoi. Come Ivan Scalfarotto, che a poche ore dall’eccidio in Florida già approfittava del clamore mediatico per rilanciare su Twitter il ridicolo disegno di legge sull’omofobia. Lui, che qualche mese fa fiancheggiava Renzi durante gli accordi con l’Iran, il Paese dove i gay vengono lapidati sulla pubblica piazza, specula sulla morte dei ragazzi di Orlando per convincerci che uno psicoreato fermerà i barbari alle nostre porte – anzi, ormai ci sono già entrati in casa.
C’è uno scontro di civiltà? Direi piuttosto che c’è uno scontro di in-civiltà. Da una parte si staglia la smania autodistruttiva dell’Occidente liberal, che prima incensa i leader politici che portano guerra e destabilizzazione in Medio Oriente, disseminando i germi dell’odio antiamericano; poi si batte il petto e spalanca le frontiere, sperando che welfare e diritti politici comprino la simpatia dei mamelucchi; e alla fine conta le proprie vittime, versando qualche lacrima posticcia e riconsegnandosi ai politicanti banditi tipo Obama e Clinton, così il ciclo ricomincia. Dall’altra parte ci sono ondate di uomini oggettivamente sofferenti (ma le guerre in Siria e in Libia le ha scatenate Trump?), attratti dall’opulenza occidentale che i media pubblicizzano fino alle più marginali periferie del mondo. La prima generazione di immigrati cerca di rifarsi una vita, con una condotta generalmente tranquilla e appartata. Ma i frutti di una cultura mai accantonata, respirata in famiglie più affezionate alla sharia che al diritto occidentale, radicalizzatasi nei luoghi dell’esclusione e della segregazione etnica, che proprio le metropoli all’apparenza accoglienti alla fine riservano agli ospiti che avevano irretito, maturano nelle menti scalmanate dei giovani. E quando il classico figlio di immigrati si mette a combattere il suo jihad contro il nichilismo del mondo “libero” che lo aveva illuso, spargendo una scia di sangue, gli opinionisti progressisti si giustificano così: «Era un cittadino francese/belga/americano». Come se la nazionalità, l’identità, l’appartenenza, fossero trasmesse dall’inchiostro di un documento. E invece Benedetto XVI ci aveva già spiegato tutto a Ratisbona: l’Islam è la fede dei fanatici, Allah è un Dio imperscrutabile, che non si rivela e che non può essere compreso, tanto al di sopra della ragione umana da fomentare l’irrazionalismo. Non c’è manualetto del perfetto corteggiatore che possa assicurarci che un episodio come lo stupro di Colonia non si ripeta ancora, specie man mano che le orde si ingrossano – anche perché, mentre i musulmani figliano come conigli, nessuna compravendita di bambini sembra in grado di salvare la nostra gloriosa “civiltà” dall’annientamento demografico.
Da domani, tutto tornerà come prima. Obama avrà convinto un americano in più che le armi vanno bandite (se le togliessero pure al Pentagono farebbero un favore a mezzo mondo). La Clinton ricomincerà a dare del razzista a Trump. La comunità gay proseguirà ad allestire la sua empia inquisizione, punendo con la galera chi osasse contestare il “matrimonio egualitario”, ma continuando a genuflettersi al mantra dell’accoglienza. Tra qualche mese un altro pazzo aprirà il fuoco e il Parlamento Europeo, in risposta alla minaccia terroristica, ci sequestrerà l’archibugio del trisavolo. E infine tutti sapranno che il vero mandante del massacro di Orlando era Mario Adinolfi.
 

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