17 giugno 2016

Le menzogne di Nichi


di Giuliano Guzzo

«La gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia, che va protetta dalla violenza contro le donne, dal femminicidio, dalla sordida prepotenza domestica, non dalla scienza»: queste alcune delle assurde dichiarazioni rilasciate da Nichi Vendola nel corso di una nuova, lunga intervista che, a ben vedere, è un capolavoro ideologico, una surreale apologia progressista, un concentrato di omissioni e imprecisioni con pochi precedenti. L’intervista – rilasciata a Repubblica (avevate dubbi?) – colpisce difatti sotto più punti di vista, così da lasciare la sconfortante sensazione che il lettore medio, oggidì, sia ritenuto una sorta di scemo del villaggio, un minus habens cui puoi raccontare di tutto. Tanto per cominciare, l’ex Governatore della Puglia precisa che lui e il compagno non vogliono «fare i testimonial di una battaglia di civiltà».

Ora, ammesso e non concesso che quella della «gestazione per altri» sia davvero battaglia di civiltà, che senso ha affermare di non volersi prestare come testimonial e poi rilasciare una interminabile intervista (con tanto di foto) ad uno dei maggiori quotidiani italiani? Non bastavano due righine di comunicato stampa? Troppo semplice? Attenzione, perché siamo solo all’inizio. Stranezza numero due: ad un certo punto, Francesco Merlo, l’intervistatore, si ricorda di essere giornalista e fa una domanda scomoda, che è la seguente: «Ma quanto avete pagato?». Surreale la risposta di Vendola: «Ovviamente abbiamo pagato il ricovero che in America è molto costoso e poi tutte le cure mediche e le medicine, un rimborso per gli abiti prémaman, il rimborso per la lunga assenza dal lavoro, e infine una piccola cifra per la famiglia. Anche il marito, durante i nove mesi, si è spesso assentato dal lavoro. Fa l’operaio chimico». L’avete notato anche voi, non è vero?

Al leader politico è stato chiesto «quanto» lui e il compagno hanno pagato per diventare “genitori”, ma lui ha risposto «che cosa» hanno pagato: forse perché la cifra, se detta, sarebbe parsa spaventosamente alta? Forse perché far sapere agli Italiani una spesa – ipotizziamo – di ben oltre centomila euro sarebbe poco conveniente e svelerebbe come la cosiddetta “maternità surrogata” sia anzitutto roba da ricchi? Chissà: il dubbio resta. Ma andiamo avanti. Curiosità numero tre: Eddy Testa, il compagno di Nichi Vendola, è canadese tanto che al momento dell’intervista, da quanto è dato sapere, l’ex Governatore della Puglia si trova in una «villetta di mattoni rossi, nella zona nord di Montréal». Ora, tenendo presente che in Canada la cosiddetta “maternità surrogata” è consentita dalla Legge dal 2007, come mai per avere il figlio Vendola e Testa si son recati in California, dove fra l’altro – come emerge nell’intervista – si sono fatti ospitare a casa di altri? Non era cioè più semplice starsene in Canada?

O forse il problema è che in Canada la surrogata è sì legale, ma solo se gratuita mentre in California, se paghi, ottieni ogni cosa tu voglia? Strano: Vendola aveva servita su un piatto d’argento la possibilità di dimostrare al mondo che la cosiddetta “maternità surrogata” c’entra zero con lo sfruttamento della donna eppure è andato, insieme al compagno, ad infilarsi su un aereo alla volta della California; strano davvero. Non è ancora finita. Stranezza quattro, collegata alla precedente: il politico, ad un certo punto, indica la casa dove vive la donna che ha tenuto Tobia – così si chiama il bambino – in grembo per nove mesi: «Ecco, questa è la casa a tre piani del quartiere residenziale di Sacramento dove la portatrice vive con la sua famiglia. Ti sembrano poveri?». Qui Vendola non solo non spiega come mai abbia scelto la California, ma vuol pure farci credere che la “portatrice”, come la chiama lui, abbia messo al mondo Tobia solo per amore.

E allora come mai – viene da chiedersi – le “portatrici” hanno mediamente un reddito inferiore, anzi molto inferiore alle coppie, etero ed omo, che desiderano divenire genitori? Perché le “portatrici” benestanti, ammesso che esistano, son mosche bianche, se è davvero l’altruismo a muovere la realtà della «gestazione per altri»? Un bel mistero. La quinta ed ultima stranezza riguarda il fatto che Testa e Vendola, a quanto pare, abbiano tenuto un qualche rapporto sia con la “donatrice” sia con la “portatrice”, il cui legame con Tobia pare non vogliano spezzare: «Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e “la nostra Grande Madre” è la Portatrice. Mi mostrano foto e video della loro strana famiglia. “Dimmi se queste non sono immagini benedette dalla grazia […] tutto è chiaro e pulito e noi vogliamo che Tobia, crescendo, possa conoscere e capire la sua storia biologica”».

Il dubbio, qui, è semplice: perché Vendola e compagno vogliono per Tobia un qualche legame con la “Grande Madre”? E il LoveisLove? Non bastava l’amore a rimpiazzare un sia pur remoto riferimento materno? La sensazione è che, benché si sia fatto il possibile per trasformare il Vero in Falso e il Falso in Vero, anche lo spot pro “maternità surrogata” ben confezionato da Repubblica scricchioli. Più precisamente, la sensazione è che la Verità, nonostante tutto, sia ancora al suo posto, bella in evidenza; le contraddizioni e i dubbi che la lunga intervista all’ex Governatore della Puglia solleva, infatti, paiono troppo numerosi per non far sorgere il sospetto – come commenterebbe Jep Gambardella – che sia solo un trucco, un interminabile labirinto di parole dopo il quale, però, la vita continua in tutta la sua verità. In questo caso, la verità di un bambino che ha una madre e che, soprattutto, ha diritto a padre e madre: sempre che di diritti, quelli veri, sia ancora lecito parlare.

https://giulianoguzzo.com/2016/06/17/tutto-quello-che-nichi-non-ci-dice/

 

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