09 giugno 2016

L'ortodossia e la poesia di sant'Efrem il Siro


di Alfredo Incollingo

Il 5 ottobre 1920 Papa Benedetto XV con l'enciclica Principi Apostolorum Petro riconobbe Sant'Efrem il Siro Dottore della Chiesa Cattolica, celebrando il suo insegnamento teologico e il suo spirito evangelizzatore come azioni fondanti del cattolicesimo nei primi secoli dell'era cristiana.
Sant'Efrem è probabilmente uno degli autori più prolifici del cristianesimo primitivo. Compose inni, testi teologici e commentari delle Sacre Scritture riuscendo a equilibrare retorica, erudizione e uno stile leggero e vivace che riesce a trasmettere la gioia cristiana e la sua fervente fede.
Sant'Efrem è un cristiano dei primi tempi, che si esprime in una teologia pratica ed esegetica per fondare la Chiesa di Cristo: lui non troviamo solo l'erudizione e le dissertazioni teologiche, ma anche una poesia lieta, rivolta ad affermare la speranza e la veridicità del Vangelo di Cristo. La sua cultura servì a ribadire al mondo romano pagano l'ortodossia e la speranza insita in Gesù.
Nacque a Nisibis nel 306, in Mesopotamia, probabilmente in una famiglia già cristiana, appartenente alla comunità cittadina che allora registrava una crescita impressionante. Crebbe durante le cruenti persecuzioni dell'imperatore Diocleziano riuscendo a sfuggire agli arresti; con il clima di tolleranza instaurato dall'imperatore Costantino, a diciotto anni, venne battezzato e entrò in convento divenendo diacono e poi professore di teologia per volere del primo vescovo di Nibisis, San Giacomo. La scuola teologica locale era uno dei centri di studio più vivaci e prestigiosi d'Oriente: qui Efrem si distinse per la sua ortodossia e per il suo cipiglio serio, mai cedevole verso gli eretici e gli eterodossi. Sant'Efrem divenne celebre per il suo insegnamento capace di parlare delle Verità di Fede, anche quelle più complesse, in maniera chiara, spesso in versi poetici per essere più accessibile anche ai meno esperti di teologia.
Alla morte dell'imperatore Costantino il re persiano Sapore II con un colpo di mano invase la Mesopotamia romana e cinse d'assedio Nibisis. I persiani assediarono più volte la città, ma miracolosamente i cittadini riuscirono a respingere gli assedianti: Efrem stesso racconta questi prodigi, che attribuisce alle preghiere e alla persistente fede della comunità locale. Nibisis alla fine cadde, e Gioviano, successore di Giuliano l'Apostata, con un trattato di pace cedette la Mesopotamia romana a Sapore II, che impose la pronta espulsione della comunità cristiana.
Esule, sant'Efrem peregrinò a lungo prima di stabilirsi definitivamente a Edessa, dove, ormai anziano, divenne professore della locale scuola teologica. I suoi discepoli, testimoni del suo impegno per la difesa dell'ortodossia, ricordarono nei loro scritti l'ardore dell'anziano maestro. La Scuola di Edessa ospitava professori eretici e eterodossi che ben presto scatenarono aspre diatribe tra maestri e studenti: Efrem scrisse negli ultimi anni di vita gli inni più celebri in particolare intorno al dogma della Trinità, dimostrando una viva intelligenza nonostante la sua veneranda età, circa settant'anni. La sua vena poetica, pregna del messaggio cristiano, gli valse l'appellativo di “cetra dello Spirito Santo”, il cantore del Vangelo. Morì di peste il 9 giugno del 373.

 

2 commenti :

  1. Un ringraziamento a Ruggero Romani per la correzione

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  2. prego! Ruggero Romani

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