25 luglio 2016

Cenni su immigrazione, violenza e terrorismo

di Enrico Maria Romano

Il male corrosivo della società nichilista contemporanea sembra aumentare di giorno in giorno, con una escalation ormai priva di limiti. D’altra parte esiste una sorta di “accelerazionismo” che (pre)vede un domani – a livello politico, economico, sociale, etico – ancora più burrascoso dell’oggi, riprendendo così e ridando vita all’adagio classico motus in fine velocior… Già!
Ma di che moto si tratta e verso quale fine ci starebbe portando? Per capirlo è bene partire da alcuni drammatici fatti dell’attualità, selezionati tra mille altri, proprio per mostrare l’esistenza, altrimenti meno visibile, di una dinamica interna alla storia, che umanamente parlando parrebbe invincibile e inarrestabile.
L’episodio di Fermo, per esempio, è emblematico della nocività dell’immigrazione, dell’anti-razzismo eretto a dogma e del pacifismo odierno. Un italiano, verosimilmente aggredito da una coppia di stranieri di origine africana, per difendersi ha – tristemente – ucciso uno dei suoi aggressori: questo è emerso fin da subito attraverso le inequivocabili parole della testimone principale della vicenda.
Ma siccome gli italiani, secondo l’ideologia anti-razzista, sono potenzialmente tutti animati da odio verso lo straniero, specie di colore, e gli stranieri, sempre nella visione distorta di questa ideologia, sono tutti virtualmente delle bravissime persone, di buoni costumi e facilmente integrabili nel nostro paese, ecco che a priori l’italiano è il colpevole e lo straniero la vittima!
Addirittura, perfino dopo che la moglie del malcapitato ha ritrattato le sue precedenti accuse contro l’italiano “assassino”, secondo i mass media del sistema, l’italiano non avrebbe dovuto difendersi e chi si difende, ormai più o meno in tutta Europa, è sempre colpevole.
Se lo straniero, lo zingaro, il migrante ha a priori tutte le attenuanti possibili e immaginabili (fino a far ricadere sul cittadino comune la colpa della sua non integrazione), al contrario il nativo, l’indigeno è a priori soggetto a tutte le aggravanti del caso, specie quella odiosa, e penalmente rilevante, di agire spinto “da odio”. Come se l’odio (o l’amore del resto), che è un sentimento interno, potesse automaticamente ravvisarsi da atti esterni. Se offro la cena ad una collega per coinvolgerla in una relazione extraconiugale significa forse che la amo? E se un tizio mi ruba ingiustamente per un soffio l’ambito posto di parcheggio e ne nasce una lite tra me e lui (che fa il meccanico) significa che io abbia in odio i meccanici?
Dovrebbe essere banale tutto ciò, se non fosse vero il contrario: la semplice banalità della vita quotidiana sta diventando qualcosa di indecifrabile nella lettura proposta-imposta dai mass media e dai potenti. Il ladro che rapina (specie se straniero) è un pover’uomo che va compreso, il gioielliere che gli spara è pericoloso e va bandito e arrestato…
Non è un caso infatti, e qui sta il furore ideologico allo stato chimicamente puro, che al funerale del malcapitato migrante di origine africana abbiano presieduto due autorità della Repubblica: un ministro in carica e la stessa presidente(ssa) della Camera dei deputati! Ma quando uno straniero uccide un italiano, e ciò accade molto più frequentemente del contrario, quando mai dei personaggi così altolocati si recano, in pompa magna, alle esequie del compatriota estinto? Praticamente mai…
E perché? Perché secondo l’ideologia anti-razzista l’ospite, lo straniero, il “migrante” gode di più diritti e prestigio del nativo ed anzi il nativo è malvisto come portatore di una cultura xenofoba che lo colloca ad un infimo livello morale, rispetto ai popoli e alle tribù degli altri continenti, i quali infatti vengono qui in Europa, non per portarci violenza, degrado, disoccupazione e inciviltà, ma benessere, prosperità, fratellanza e progresso sociale mai visto prima...
Libero, parlando della triste vicenda (9.7.16, p. 2), e dimostrando l’inesistenza del problema razzismo in Italia (se non del razzismo anti-italiano e dei pregiudizi verso l’Italia e la sua storia) forniva in una sintetica vignetta le cifre che mostrano i veri disagi che soffre il nostro popolo a causa dell’immigrazione-invasione, ma anche e soprattutto a causa dell’incosciente classe politica che ci governa. Nell’intero anno 2015 a fronte delle 57 aggressioni xenofobe (del resto difficilmente dimostrabili in quanto tali), ricordava i furti (1.455.997), le rapine (34.904), gli omicidi (593, di cui solo 128 hanno avuto una donna per vittima, contro la leggenda del femminicidio) e i delitti a sfondo sessuale (4.493). Inutile ribadire ciò che è noto a tutti (tranne alle Boldrini e alle Boschi) che gli autori dei numerosissimi furti, stupri, rapine e omicidi sono in gran parte proprio quegli stranieri immacolati che esistono nella fantasia degli utopisti.
Sul caso più recente di Nizza si è detto fin troppo e l’attualità del terrorismo corre più veloce della penna dei giornalisti. In ogni caso il giovane tunisino, islamico e stragista, aveva già molte pendenze di tipo penale epperò aveva ricevuto dalla Francia lassista di Hollande il rinnovo del permesso di soggiorno per altri 5 anni, fino al 2019…
Quello che bisognerebbe fare per ridurre il danno è certamente l’opposto di ciò che propongono i poteri politici nazionali e internazionali. Essi vorrebbero più integrazione, più immigrazione, più multientnicità e meno polizia e controlli. Noi proponiamo invece: più controlli alle frontiere e pene più rigide, meno moschee in Italia e in Europa, blocco totale dell’immigrazione e… incoraggiamento al porto d’armi da parte dei cittadini onesti.
Quest’ultima misura potrebbe sorprendere qualcuno ma in sé non ha nulla di strano. La Svizzera è il paese con il maggior numero di armi pro capite e non si sentono quasi mai episodi di folli che uccidono all’impazzata. L’assioma pacifista più armi = più violenza, va corretto in più armi = meno violenza. Oggi poi in Italia il porto d’armi esiste ed è legale.
Chi può escludere che, se gli onesti cittadini (la maggioranza) avessero un arma con loro, molte tragedie come quella di Nizza non si sarebbero potute evitare? Il criminale e il terrorista le armi del crimine sanno sempre come reperirle. L’onesto cittadino no. Così dovrebbero essere organizzati nel prossimo futuro corsi regionali o scolastici di tiro e lo Stato dovrebbe favorire l’acquisizione delle armi da parte della società civile. Il delinquente saprebbe così che non può fare quello che vuole e ciò sarebbe una grande forma di dissuasione alle sue imprese. Tutto chiaro se davvero si volessero risolvere i problemi, e non incoraggiare…
Bloccare l’immigrazione-invasione (divenuta totalmente inassimilabile), mantenere a qualunque prezzo lo ius sanguinis (si è italiani solo se si ha almeno un genitore italiano), aumentare le pene detentive e l’espulsione dei soggetti pericolosi, e infine rinvigorire la nostra bimillenaria tradizione cristiana. Essa tollera il male, ma non lo giustifica mai e sa essere misericordiosa all’estremo col bisognoso ed il povero, ma anche ferma come Cristo al Tempio (Mt 21,12-13; Mc 11,15-17; Lc 19,45-46; Gv 2,13-16) coi criminali e i delinquenti, a prescindere ovviamente dal colore della pelle, dall’origine, dalla religione e dal sesso di appartenenza.

 

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