09 luglio 2016

Contro il dogma del riscaldamento globale

di Enrico Maria Romano

Se c’è un tema in cui il dibattito sembra vietato per principio, questo è proprio il caso del cosiddetto global warming, o riscaldamento globale. Tutto in linea di massima oggi può essere discusso da tutti, e anche persone senza alcuna competenza osano discettare che so di Bibbia, di religione, di storia, di medicina, di estetica, di politica… Ma sul (recentissimo…) dogma del riscaldamento globale del pianeta terra, guai! Per vederci chiaro, in un tema di suo non facile e piuttosto per addetti ai lavori, ritengo consigliabile un pamphlet uscito da poco, il quale in modo accessibile e convincente mostra le esagerazioni, gli unilateralismi e le vere menzogne del pensiero scientifico ufficiale in materia di clima e di ecologia (cf. Franco Battaglia, Mezze stagioni, mezze verità. Contro il falso mito del riscaldamento globale, edizioni Il Giornale, Milano, 2016, pp. 52, € 2,50).

Battaglia non è proprio l’ultimo arrivato: Laureato in Chimica, ha svolto ricerche, approfondimenti e una lunga docenza in Chimica Teorica e Chimica-Fisica presso varie Università americane, tedesche e italiane. Recentemente, a seguito della Laudato sì di Papa Francesco, è stato contattato dal collega Uberto Crescenti per scrivere al pontefice e fargli notare le riserve che potevano farsi sul suo testo, a proposito dei giudizi “catastrofisti” sul clima e i pericoli attuali dell’ecosistema. Il Crescenti, ricorda il collega Battaglia, “è stato per dodici anni Magnifico Rettore all’università di Chieti e per molti anni è stato presidente della Società geologica italiana e dell’Associazione italiana di geologia applicata” (p. 7). Un altro esperto dunque che non può definirsi uno sprovveduto o un ingenuo.

Ovviamente non avendo noi alcuna competenza scientifica non vogliamo avallare automaticamente tutte le affermazioni del professor Battaglia – né tantomeno rigettare tutte le conclusioni della cosiddetta scienza ufficiale – ma desideriamo riportare le sue principali osservazioni critiche per contribuire al dibattito, senza pregiudizi e parzialità, come accade però comunemente nelle facoltà universitarie a proposito di global warming, evoluzionismo o teoria del Big Bang.

Il coraggioso pamphlet di Franco Battaglia riporta la Lettera al papa che lo studioso spedì in Vaticano a seguito dell’enciclica ecologica di Francesco (pubblicata il 24 maggio 2015). In detta Lettera sono notevoli, da un punto di vista critico ed epistemologico, vari passaggi che giova riportare per la loro utilità più generale. Dopo essersi dichiarato “cristiano” e “peccatore”, l’Autore afferma di essere convinto che l’enciclica di cui sopra, “in qualche passaggio non sia stata ispirata dal Suo naturale ispiratore. Non sarebbe la prima volta che succede ad un Papa: chi ispirò Urbano VIII a costringere Galileo all’atto di abiura? Non certo Dio onnisciente” (p. 9).

Se il papa si richiamava al “consenso scientifico” per denunciare il “preoccupante riscaldamento climatico (…) dovuto alle attività umane”, il Battaglia gli risponde contrapponendo il vero metodo scientifico: “Innanzitutto, mai ci si può appellare al consenso scientifico per sostenere l’attendibilità di qualsivoglia affermazione. Anzi, a dire il vero, è contro il consenso che la scienza fa progressi, ma questa è un’altra storia. Al consenso s’appellò Urbano VIII. E Galileo non della Chiesa, ma dei suoi stessi colleghi e del consenso scientifico fu vera vittima. Bisogna appellarsi, invece, ai fatti. E i fatti, inconfutabili, sono quelli che seguono” (pp. 9-10).
Ancora: “La formula molecolare dell’acqua è H2O non perché tutti gli scienziati dicono così. Piuttosto tutti gli scienziati dicono così perché quella è la formula molecolare dell’acqua. Può sembrare una sottigliezza cavillosa, ma è cruciale (…). L’esistenza di un consenso scientifico sul fatto che H2O è la formula molecolare dell’acqua è irrilevante ai fini della determinazione di quella formula” (pp. 19-20). Non male come teoria (sintetica e divulgativa) della conoscenza: essa, se universalizzata in modo sistematico, mostrerebbe ugualmente, a nostro giudizio, la non scientificità (o per lo meno la non dimostrabilità) dell’evoluzionismo, della psicanalisi, della teoria sull’infinità dell’universo, e almeno in parte anche la certezza circa la datazione esatta delle varie epoche geologiche.

Ma torniamo al punto. Secondo il Battaglia la proposta del papa di sostituire l’attuale sistema di produzione energetica (nucleare, gas, carbone) con quelli cosiddetti alternativi (eolico, fotovoltaico, etc.) avrebbe come paradossale conseguenza di rendere più poveri i paesi poveri e di impoverire i paesi ricchi! Scrive: “Qua e là nella Sua lettera Ella punta il dito contro l’abuso di tecnologia e la fede cieca nella scienza. Sante parole. Ma allo stesso tempo Ella chiede alla scienza e alla tecnologia cose che esse non possono dare, né – allo stato attuale delle conoscenze – è pensabile che possano mai dare” (p. 12).

Sono almeno dodici gli esempi portati dall’Autore (pp. 13-18) per dimostrare che il consenso scientifico in merito al global warming (d’ora in poi GW) è una chimera. Secondo gli esperti a causa del GW gli anfibi anticiperebbero la loro riproduzione, ma secondo altri esperti la posticiperebbero. Per alcuni il GW ha reso l’Atlantico meno salino, ma per altri è stato proprio il GW a renderlo più salino. “Il GW rallenterebbe niente meno che la rotazione della Terra sta scritto in un articolo del Geophysics research letters del 2002, firmato da scienziati dell’università belga di Lovanio. E non preoccupatevi che Felix Landerer del Max Planck Institut di Amburgo (sezione di climatologia) sostenga che, invece, la Terra ruoterebbe sempre più velocemente a causa del GW” (pp. 14-15). Alcuni scienziati credono che il GW aumenti il volume dei ghiacci (ad esempio sul Monte Bianco), ma altri asseriscono che i ghiacci si riducano (sull’Everest). Gli alberi, a causa del GW, crescono troppo velocemente dimostrano alcuni studiosi (come Anna Schoettle, ecologa di Fort Collins), ma essi crescono altresì troppo lentamente come dimostrato dal ricercatore Stan Wullschleberg… “Insomma per farla breve, sulle conseguenze del GW, come vedete, l’unico consenso che può evincersi è che la scienza brancola nel buio” (p. 17).

Secondo l’International Panel on Climate Change (Ipcc), ente legato a quella “organizzazione non utile il cui acronimo fa Onu”, è l’attività umana ad essere “responsabile dei cambiamenti climatici” (p. 17). Al contrario, secondo la Non-governmental International Panel on Climate Change (N-Ipcc), di cui fa parte il prof. Battaglia, “la natura, non l’attività dell’uomo, governa il clima” (p. 18). Chi vincerà? La prima associazione, sostenuta dall’Onu, è la voce della scienza ufficiale, propagandata e imposta nelle facoltà universitarie del mondo intero e nei mass media. Il secondo ente però ha “prodotto un dettagliato e corposo Rapporto di oltre 700 pagine (…) che si conclude con la dichiarazione dell’inconsistenza della congettura secondo cui l’uomo sarebbe responsabile dell’attuale GW” (p. 18). Tale dichiarazione finale “è stata sottoscritta da oltre 31.000 scienziati, di cui oltre 3800 fisici dell’atmosfera e geologi, quasi 1000 matematici o statistici, oltre 5800 fisici, oltre 4800 chimici, quasi 3000 biologi, oltre 3000 medici e oltre 10.000 ingegneri” (p. 18).

Una scienza ufficiale è fatale che esista e non è un male in sé, così come c’è una matematica ufficialmente riconosciuta e insegnata dagli atenei di Stato o una medicina che è autorizzata negli ospedali, a fronte di nuove (o antiche…) medicine alternative non accettate. Il problema è che a volte si abusa di questa ufficialità e presunta scientificità per rifiutare a priori delle critiche che potrebbero correggere questa o quella valutazione e così contribuire al miglioramento della disciplina. Il caso Galileo, normalmente richiamato per ragioni ideologiche e strumentali, può mostrare proprio questo: a volte un consenso più o meno universale su una certezza scientifica, può essere ridiscusso. Coloro che intendono ridiscuterlo debbono produrre valide dimostrazioni ed essere ascoltati per traghettare, eventualmente, la comunità verso l’auspicato cambiamento di paradigma. Così fu per Galileo, Newton, Einstein, e molti altri. Né in questi ambiti di scienza e ricerca bisogna considerare che tutto sia assolutamente relativo (e indimostrato), né che tutto sia ormai definitivamente acquisito.

Certo è che, quando nell’odierna temperie culturale iper relativistica e scettica, alcune verità (scientifiche o storiche…) vengono imposte dall’alto in modo tale da essere considerati eretici e sacrileghi coloro che le negassero (ed a volte sanzionati dalla legge), queste verità, già a priori, puzzano di bruciato. Tra esse spicca oggi proprio il mito-dogma del riscaldamento globale e il catastrofismo annesso e connesso. Anche qui studiare e approfondire è il modo migliore per restare liberi.  

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