22 luglio 2016

Il bigottismo femminista di Boldrini e RTL 102.5


di Alessandro Rico

In questi giorni, radio RTL 102.5 sta trasmettendo uno spot contro la violenza sulle donne, patrocinato ovviamente dalla Presidenza della Camera dei Deputati (sempre in prima linea quando si tratta di speculare sulle tragedie, promuovere la teoria gender e caldeggiare il femminismo radicale). Vari personaggi dello spettacolo, a turno, pronunciano questa frase: «Sono Tizio e, a nome di tutti gli uomini, chiedo scusa per la violenza sulle donne». Come al solito, dietro la foglia di fico della denuncia di crimini abominevoli, si cela il tentativo di somministrare surrettiziamente al pubblico un’ideologia distorta, una intollerabile discriminazione all’inverso, fondata, come nel più fosco incubo nazista, su un dato biologico.
Perché mai uno che non ha commesso alcun reato dovrebbe chiedere scusa, addirittura a nome di tutti gli uomini, per gli atti di violenza perpetrati da un individuo con il quale non ha alcuna relazione, se non il fatto di condividerne il genere sessuale? È evidente quale sia il subdolo intento della campagna pubblicitaria: trasmettere l’idea che la responsabilità degli atti di violenza (che, chiaramente, meritano il massimo biasimo) non appartenga a chi li commette (anche perché la sinistra boldriniana è la stessa inorridita dalla pratica giuridica della punizione), ma al genere maschile nella sua interezza. Ogni uomo, per il solo fatto di essere tale, deve venir indotto a sentirsi colpevole, condizionato da un istinto predatorio e aggressivo, potenziale stupratore omicida (anzi, femminicida), correo dei criminali con i quali condivide, appunto, lo stigma di un dato biologico.
Siamo al puro bigottismo farisaico (paradossale, se si pensa che la sinistra dei diritti civili dovrebbe proclamare la liberazione dalle superstizioni veicolate dalla cultura, dai pregiudizi, dall’oscurantismo). In un atteggiamento simile alberga una mostruosa confusione teologica, un pauroso rivolgimento della logica evangelica che, se presa sul serio, ci consentirebbe certamente di alleviare molte piaghe sociali. È indubbio che gli effetti di un peccato come la violenza sulle donne ricadano sulla società nella sua interezza: il male commesso da qualche suo membro ingenera sofferenza in tutta la comunità. Si potrebbe anche ammettere che gli abusi nei confronti delle donne, fidanzate, mogli, amiche, passanti, sono atti particolarmente odiosi – senza dimenticare che tante volte pure le donne sono protagoniste di vere efferatezze nei confronti di partner ed ex partner: si pensi ai padri divorziati ridotti sul lastrico, agli uomini che dichiarano di subire insostenibili pressioni psicologiche, o che addirittura si dichiarano vittime di abusi sessuali. Bisognerebbe avere il coraggio di dare pane al pane e vino al vino, riconoscendo che laddove si rompe il legame di complementarietà tra uomo e donna, la nostra società non fa altro che sperimentare il fallimento dei disvalori diffusi dalla rivoluzione sessuale, dal femminismo, da tutte quelle subculture che hanno demolito gli insegnamenti della Chiesa su famiglia e matrimonio, alimentando l’incomprensione e la chiusura reciproca tra i sessi (non è un caso se i Paesi con i più alti tassi di abusi sessuali siano quelli del Nord Europa, sulla carta i più emancipati).
Ciò detto, bisogna pure precisare che nessuna neolingua potrà cancellare il fatto che, sebbene gli effetti dei peccati sociali (dei peccati che ledono gli interessi e il bene comuni) gravino su tutta la comunità, la colpa dei singoli atti rimanga individuale (a meno che non si voglia confessare che proprio il clima ideologico suscitato dalle femministe ha acuito il problema della violenza, creando le condizioni che ne favoriscono la proliferazione). Siamo davvero al sovvertimento dell’atteggiamento di Cristo nel Vangelo: se dinanzi a lebbrosi, paralitici ed emorroisse, gli ebrei osservanti si ritraevano, per non contaminarsi col peccato che aveva marchiato quelle persone, spesso innocenti ma eredi delle colpe dei loro antenati, Gesù si avvicina, si lascia toccare, si prende cura, guarisce. Egli ci insegna che, semmai, siamo tutti malati, in quanto afflitti dal peccato originale (che saggiamente la Genesi ci racconta esser stato commesso, in concorso, da una donna e da un uomo) e dai peccati attuali commessi, e perciò bisognosi del medico, del Suo sacrificio che redime e salva.
All’opposto, nella logica boldriniana, l’uomo, in virtù del fatto biologico del suo genere sessuale (come sono un fatto biologico la lebbra, la paralisi o la perdita di sangue) diviene erede del male commesso dagli altri uomini, ne porta il marchio d’infamia e deve perciò guadagnarsi la rispettabilità con un pubblico atto di contrizione, un sacrificio incruento che è l’immagine speculare delle privazioni ipocrite cui si sottoponevano i farisei, impietosamente smascherate dall’unico vero sacrificio di Cristo.
Ci rendiamo conto che è ormai superfluo aspettarsi dai media e dalla politica una qualche profondità di analisi. Ma a maggior ragione è bene tenere dritte le antenne, vigilare, denunciare: chi minaccia di distruggere la civiltà, esattamente come il Maligno, lavora senza requie.
 

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