01 luglio 2016

Il pasticcio costituzionale Renzi-Boschi

di Giuliano Guzzo

Ad ottobre mancano ancora tre mesi ma il dibattito sulla riforma costituzionale – che, appunto, dovrà essere oggetto di referendum – ha già preso pieghe, a mio avviso, non solo sconfortanti ma in alcuni casi penose: penso, per limitarmi a due esempi, ad un noto quotidiano nazionale che ha accusato il centrodestra, contrario a questa riforma, di pensarla come l’Associazione nazionale dei magistrati oppure ad un altrettanto noto ministro della Repubblica, a detta del quale votare in un certo modo è deplorevole perché equivale a pensarla come CasaPound. Ora, sposassi una simile avvilente prospettiva, dovrei dire che i favorevoli a questa riforma sbagliano perché schierati coi poteri forti, da Confindustria fino a Fitch Ratings, ma siccome non ho una passione particolare per i finti argomenti, cercherò di esporre diversamente – e spero meno superficialmente – il mio pensiero che è, lo dico subito, di netta e totale contrarietà alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi.

La contrarietà, in particolare, poggia su due elementi. Il primo è sostanziale: mi pare una riforma quanto meno pasticciata e potenzialmente pericolosa. Perché? Pasticciata perché, pur partendo da fini condivisibili e da molti condivisi – su tutti, il superamento del bicameralismo perfetto – in realtà non solo non li realizza, ma rischia pure di aggravare la situazione. Penso, in particolare, ad un Senato che se da un lato subisce certo un forte ridimensionamento del numero dei suoi componenti (da 315 a 100), dall’altro vivrà la paradossale – ben evidenziata dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo – di poter dare solo pareri in materia di Autonomie regionali e locali pur essendo composto da eletti dai Consiglio regionali senza, però, il vincolo di mandato che tocca per esempio ai membri del Bundesrat tedesco, a tutto vantaggio di mere appartenenze politico-partitiche; tanto che persino fra i costituzionalisti favorevoli alla riforma serpeggia l’idea che la composizione del nuovo Senato risponda alla «peggiore delle soluzioni possibili».

Non solo: lo snaturamento del Senato – che farà risparmiare 50 milioni di euro: nulla, se si pensa al bilancio dell’Ente pubblico, e a quanto farebbe risparmiare una dittatura (la democrazia costa, c’è poco da fare) – neppure assicurerà una approvazione più rapida di leggi dato che, in aggiunta alle sedici materie su cui manterrà funzione legislativa paritaria (altro che superamento del bicameralismo!), potrà comunque interferire nel processo legislativo. Come? Proponendo modifiche per una seconda lettura alla Camera oppure esprimendo doverosamente pareri nei casi – non pochi – in cui la Camera non dovesse riuscire, pur dovendolo fare, ad approvare leggi a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Senza trascurare il fatto che, con questa riforma, diventeranno una decina le diverse modalità possibili di approvazione di una norma, cosa che oltre a prevedibili rimpalli potrebbe generare conflitti sulla tipologia di appartenenza di un disegno di legge: tutto fuorché una semplificazione e un gran risparmio di danaro, dunque.

Venendo alla pericolosità della riforma, evidenzio – in relazione anche alla nuova legge elettorale – come lo scenario probabile sarà quello di un partito che non solo, conquistato il 40% dei voti, avrà il pieno controllo della Camera e potrà conferire la fiducia al governo (anche se eletto, considerando l’affluenza prevedibile degli elettori di appena 20% dei cittadini), ma che in ragione della maggioranza alla Camera godrà di uno strapotere assoluto sulle opposizioni. E non solo numerico, se si pensa che lo Statuto delle opposizioni, elemento fondamentale di tutela di queste, è approvabile a maggioranza assoluta e non qualificata. In breve, questa riforma aumenterà in modo enorme il potere della maggioranza e del governo senza peraltro che quest’ultimo, con l’assetto attuale, sia poi così difficoltà ad approvare i suoi provvedimenti; le leggi che convertono i decreti legge, ad oggi, vengono difatti approvate in modo fulmineo essendo necessari appena 28 giorni al Senato e 14 alla Camera.

Si fatica insomma a comprendere gli elementi di riduzione dei costi, di semplificazione e di stabilità (già assicurata dalla nuova legge elettorale) che la riforma costituzionale dovrebbe regalare al Paese. Ma anche sbagliassi, anche se la nuova riforma della Costituzione fosse perfetta – e non avesse quindi gli enormi limiti che ha – c’è un punto, il secondo dopo quello sostanziale, che a mio avviso rende inaccettabile una sua approvazione. Il punto è quello formale: parliamo infatti di una riforma costituzionale assai pesante, di oltre 40 articoli (peraltro non sempre leggibili e con frasi lunghe talvolta anche cinque e sei volte quelle, in media, del testo vigente), approvata da una maggioranza variabile ed ondeggiante prevalsa nel voto parlamentare al di là delle logiche di ampia convergenza che hanno contrassegnato quasi tutti i trentacinque interventi finora effettuati in materia di revisione costituzionale e di leggi costituzionali. Una prova muscolare, fra l’altro, capitanata da un Premier mai neppure eletto parlamentare.

E’ accettabile un simile metodo? Dal mio punto di vista no, affatto. Ed anche se ritengo (come la maggior parte degli Italiani, secondo quanto rilevato dai sondaggi) urgente una riforma della Costituzione italiana, credo che il fine – men che meno su queste materie – non giustifichi i mezzi. Diversamente, se si accetta questo metodo, e quindi una maggioranza risicata possa approvare riforme costituzionali tanto poi il popolo verrà interpellato (magari, nel frattempo, abbondantemente terrorizzato dalle aspettative dei «mercati») si imbocca una strada molto pericolosa; la strada che, se oggi consente l’approvazione di una riforma costituzionale giusta – e ammesso e non concesso che tale sia quella in questione – domani, essendo già stata battuta, non potrà in alcun modo frenare riforme pessime e ancora più preoccupanti. Ecco perché il fine non giustifica i mezzi e al referendum di ottobre, assieme – ne sono convinto – alla maggioranza degli Italiani, andrò democraticamente a bocciare questo antidemocratico pasticcio.

http://www.vvox.it/2016/06/12/65578/

 

0 commenti :

Posta un commento