04 luglio 2016

Jungeriana II. Hanno beccato uno dei nostri a Salonicco


 Ovvero scoprendo Jünger.

Si accende una spia nel planisfero…
Agt. Steinberg (Terence Hill): "Hanno freddato il nostro uomo in Alaska, signore".
Agt. Mason (Bud Spencer): "Peccato!"
Capo: "Eh si, era un ottimo agente".
Si accende un'altra spia mentre escono dalla stanza.
Agt. Steinberg: "SIGNORE, HANNO BECCATO UNO DEI NOSTRI A SALONICCO!"
(dal film “Nati con la camicia”)

di Matteo Donadoni

JÜNGERIANA II: SULLA POLITICA – In principio fu la Grecia. Quando il primo ministro Papandreou (in Grecia hanno quasi sempre governato le famiglie Papandreou o Karamanlis) parlò di Referendum, strumento democratico per eccellenza – anche se nel nostro paese è diventato indagine demoscopica su argomenti di interesse marginale –, per una possibile uscita dall’Unione, la cosiddetta GREXIT, venne mediaticamente ostracizzato, e la proposta definita niente meno che “abuso di fiducia”. Il voto popolare secondo la tenera opinione di chi governa l’Europa non sarebbe altro che un abuso. Con i discorsi più tecnocratici e tediosi mai sentiti da orecchio umano, quattro o cinque euroburocrati sconosciuti e mai eletti da nessuno, veri responsabili del disastro economico sociale dell’Europa e con il fascino di uno “straccio bagnato”, come li ha definiti un politico britannico sopravvissuto ad un incidente aereo sospetto, sostituirono un governo legittimo con un fantoccio plenipotenziario. Una trimurti blasfema definita Troika. Poi toccò all’Italia. Berlusconi sostituito con una specie di sceriffo di Nottingham di nome Mario Monti, nemmeno parlamentare, da nessuno eletto, che cedette immediatamente la sovranità del proprio paese firmando il cosiddetto Fiscal Compact, nessuno ebbe nulla da eccepire. Non dico vendette, ma addirittura comprò. Come? Con una genialata: accettando, fra le altre cose, di contribuire ad appianare il debito Spagnolo (nel frattempo era la volta della Spagna, che dalla “guerra civil” ancora non ha capito cosa farà da grande) prestando milioni al tasso del 3%, ma indebitandosi per il 7%. Solo un professore di economia poteva inventarselo. Tutto, ovviamente, per il bene comune. Così cominciano tutte le dittature: a fin di bene. Ora “del pesce comune non avanzano che le lische”.

Solo gli Inglesi, a quanto pare, si sono resi conto di quale fosse la posta in gioco. Lo sapeva bene Ernst Jünger, che la dittatura l’aveva vista dal di dentro: “In gioco è l’esigenza di tutti quei singoli che non si rassegnano all’irreggimentazione zoologico-politica”. Non è solo una questione di forma. E’ vero: i Greci, che la Democrazia la inventarono, seppero ben presto riconoscerne il volto oscuro, l’Oclocrazia. “La maggioranza può contemporaneamente agire nella legalità e produrre illegalità: le menti semplici non afferrano mai questa contraddizione”. Teorizzarono tutto e, attraverso la stessa crudele realtà da essi stessi partorita, furono distrutti politicamente da un’implosione. Ma è anche una questione di forma: in democrazia la libertà assume il nome di Voto. Oggi non esiste più una vera democrazia in Grecia, che è, de facto, un protettorato. E temo nemmeno in Italia – ricordo che Van Rompuy venne a dirci, scaltro come una serpe, innocente come un impiegato di banca: “L’Italia non ha bisogno di elezioni, ma di riforme”. Gli antichi Ateniesi tardi si pentirono per la morte di un solo giusto, dedicandogli una statua, le Tre Grazie. Ma il danno era fatto. Una disgrazia sola, ma finale: la morte di Socrate. “La sua morte resta uno degli eventi più grandi. Il mondo è costruito in modo tale che pregiudizi e passioni esigono sempre il loro tributo di sangue. Ed è bene sapere che ciò non muterà mai. Di volta in volta possono cambiare gli argomenti, ma la stupidità terrà il suo tribunale in eterno”. Il bosco jüngeriano è il daimon socratico. Ma la stupidità del tribunale di ieri oggi si chiama Commissione Europea.

Assistiamo ad una generazione di uomini al tempo stesso intelligente, colta a modo suo, ma sradicata, disposta a vendere le proprie capacità al miglior offerente (prostituzione intellettuale), non importa se ciò porterà solo ad una diversa distribuzione dell’ingiustizia. I silenziosi assassini delle democrazie nazionali ci stanno “freddando” uno ad uno, e sembra che sul planetario dei nostri cervelli non si accenda nessuna spia, nessuna lampadina squillante. “Capo: hanno freddato il nostro diritto di voto”. “Capo: un corvo sta beccando la nostra libertà di parola”. “Peccato!”.
Il fatto è che, giusto o no, “lunghi periodi di pace favoriscono l’insorgere di alcune illusioni ottiche. Tra queste la convinzione che l’inviolabilità del domicilio si fondi sulla Costituzione, che di essa si farebbe garante. In realtà l’inviolabilità del domicilio si fonda sul capofamiglia, che, attorniato dai suoi figli, si presenta sulla soglia di casa brandendo una scure”. Altrimenti, come diceva Leon Bloy siamo come l’uomo che corre dall’avvocato mentre gli stanno stuprando la madre. E non è forse quello che siamo? Siamo pronti ad affrontare il tribunale perché quella presuntuosa della vicina del piano di sotto si è arrogata il diritto di mettere una lampadina da 60 watt sulle scale, in loco della canonica LED secondo normativa europea, ma non protestiamo se un commercialista qualsiasi cede la sovranità del nostro paese. “Le persone sono totalmente adagiate nell'alveo delle strutture collettive da non essere più capaci di difendersi”, in primis, intellettualmente, razionalmente. Cosa ci resta? Metterci delle vongole a norma EU al posto delle lampadine?

Le vie sono due: resistere e combattere, o esporsi il meno possibile. Ardua scelta, perché è inequivocabilmente vero che “nessuno di noi può sapere oggi se per caso domani mattina non si troverà a far parte di un gruppo dichiarato illegale”. In ogni caso “chiamiamo chi si è dato al bosco colui che nel corso degli eventi si è trovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all'annientamento, ma si rifiuta di trarne la conseguenza etica del fatalismo”. Restiamo in attesa di tempi migliori e favorevoli, resistendo nelle famiglie. Serve pazienza. Un dono che non ho.
Secondo Jünger si tratta di fare una cosa (a mio avviso) quasi impossibile: mettere sotto controllo il tempo “ciò richiede sovranità. E la sovranità […] oggi si riscontra nell'uomo singolo che ha abiurato la paura. Le incredibili procedure ideate solamente contro di lui sono destinate, in ultima istanza, al suo stesso trionfo. Quando l'uomo capisce questo è libero.” “E' già successo che bastasse una pietra scagliata dalla fionda di un pastore, il vessillo innalzato da una vergine, i lancio di una balestra”. Serve speranza, serve lucidità, serve un coraggio folle.

Intanto… “Per quelli che non si lasciano abbindolare dai venditori di fumo, è giunta l’ora di prendere la via del bosco”. Il bosco è ovunque.
Cosa rimane dunque a noi, piccoli Davide isolati? Quali e quanti sono i nostri strumenti di lotta? Sono essenzialmente 3: la fede nell’unico vero Dio, che genera speranza; la filosofia, quella vera (grosso modo fino alla scolastica) che ammette la Verità per sé, che garantisce lucidità; e guarda un po’, la poesia, che in senso banalmente allargato è: scrivere. Perché “la parola è lo strumento supremo del potere”, per questo siamo disposti a spaccare il capello in quattro, con tutta la logica ferrea di cui saremo capaci, ma anche con quel tanto di poesia che, sbeffeggiandoci autoironicamente, chestertonianamente, impedirà ad essa di spaccarci la testa. Coraggio.

 

0 commenti :

Posta un commento