29 luglio 2016

Né virtù, né impero: solo Adorazione


di Amicizia San Benedetto Brixia

Un ultimo riferimento del nostro crossover all'indagine di Stonor Saunders lo traggo dalle battute conclusive del testo, assolutamente illuminanti, ma difficili da commentare in modo non banale.

Dietro la "non ancora studiata nostalgia per i 'giorni d'oro' dell'intelligence americana" sta una verità devastante: le stesse persone che lessero Dante, frequentarono Yale e ricevettero un'educazione fondata sulle virtù civili, reclutarono nazisti, manipolarono il risultato di elezioni democratiche, diedero l'LSD a persone innocenti, spiarono la posta di milioni di cittadini americani, rovesciarono governi, appoggiarono dittature, progettarono assassinii e organizzarono il disastro della Baia dei Porci. "In nome di che?", si chiedeva un critico. "Non delle virtù civili, ma dell'impero".

Senza entrare in merito a delicate questioni, quali il rapporto tra cultura e valori, tra scuola e vita e via discorrendo; senza andare a focalizzarci sull'attualissima sapienza di quel philosphia ancilla theologiae che orientava le società a riconoscere l'ordinamento ideale e la relatività di qualsiasi politica culturale e civile; vorrei sostare appena nella considerazione del ruolo strategico della liturgia, ottimo rimedio agli intellettualismi, ai razionalismi, agli antropocentrismi deleteri del nostro Tempo Rivoluzionario.

Certo, non basta neppure asserire il primato liturgico in senso generico a tutela delle degenerazioni culturali vigenti, sia perché una liturgia intesa quale mera formalità non sarebbe né guida efficace né tanto meno catalizzatore valido, sia perché sono fin troppo noti gli intrecci tra altari e poltrone capaci di cooperare ai disastri storici anziché sanarli, sia perché il concetto stesso di liturgia non meglio specificato resterebbe nome vuoto, a mezza via tra ambiguità, superstizione e fanatismo.

Credo istruttiva la lezione del Concilio Vaticano Secondo, che ha posto il documento sulla liturgia in capo a tutte le delibere assembleari: la liturgia deve essere il criterio che informa una società. Chi rettamente e partecipativamente celebra la liturgia, costui si mette nella prospettiva adeguata a comprendere e muovere le intricate dimensioni del vivere comune, siano esse politiche, scolastiche, civiche etc. Ma la lezione della Sacrosanctum Concilium è istruttiva anche per il fatto che non parla di una liturgia qualsiasi, ma della liturgia come luogo in cui vivere il Mistero di Cristo.

Tornano in mente le parole illuminate di Romano Amerio (Pagine nostre, giugno 1926): "il problema dell'uomo è il problema dell'adorazione e tutto il resto è fatto per portarvi luce e sostanza".

Per noi la liturgia, e segnatamente la liturgia compresa nell'ottica della riforma nella continuità, è questo: una via maestra per imparare l'adorazione autentica del Mistero Trinitario, al quale tutto il resto deve essere sottomesso e condizionato.
 

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