07 luglio 2016

«Neanche io so il Vangelo» slogan virale. Basato su una bufala


di Giuliano Guzzo

La storia, in breve, è la seguente: a Porto d’Ascoli, nelle Marche, nei giorni scorsi alcuni bulli hanno picchiato due giovani venditori di rose del Bangladesh rei di non saper rispondere a domande sul Vangelo. Apriti cielo. Una reazione incivile e violenta – han tuonato i giornaloni, incluso Il Fatto Quotidiano, sui quali la notizia è nel giro di poco rimbalzata – da parte di quanti, col pretesto della strage di Dacca, hanno pensato bene di dare sfogo alle loro pulsioni razziste. «Una lettura stupida e distorta del Vangelo in cui a integralismi si risponde con integralismi e a violenza con altra violenza», si è invece subito affrettato a commentare il segretario della CEI, monsignor Nunzio Galantino. Orbene, poteva forse mancare la reazione del famigerato Popolo della Rete? Certo che no: e così, nel giri di poco, ecco la moda del selfie solidaristico verso i poveri bengalesi con tanto di slogan su foglietto in bellavista: «Neanche io so il Vangelo».

La storia di Porto d’Ascolti, in effetti, avrebbe meritato inappellabile e comune condanna: se fosse accaduta, però. Si dà infatti il caso che la notizia – inizialmente diffusa dal Corriere Adriatico e, a quanto pare, appetitosissima per molti, impazienti di rivendicare davanti al mondo la propria ignoranza del Vangelo – sia una clamorosa bufala. Di più: una bufala regina, degna di entrare a far pare dell’olimpo delle false notizie. Questo perché non solo i fatti non si sono svolti come presentato all’inizio ma perché, addirittura, inesistenti: «Risolto il giallo sulla presunta aggressione ai danni di due bengalesi avvenuta sabato sul lungomare di Porto d’Ascoli. Le forze dell’ordine – riporta il sito di VeraTV, un’emittente delle Marche e dell’Umbria – lo confermano: è una bufala. La notizia, che nel giro di poco ha fatto il giro del web e rimbalzata sulla cronaca nazionale si è rivelata, in realtà, infondata. Nessuna traccia neppure dei testimoni che avrebbero assistito al violento pestaggio».

Già il fatto che i media si basassero tutti su una fonte – Corriere Adriatico – e che non uno dei testimoni dell’aggressione sia stato intervistato neppure da altre testate, a ben vedere, avrebbe dovuto insospettire. Eppure la notizia è circolata alla velocità della luce tanto da guadagnarsi, lo si è visto, lo sdegno di internauti, opinionisti, addirittura prelati. Ora, che insegna l’episodio? Anzitutto che prima di credere ad una notizia, oggi, occorre attenzione. In secondo luogo che esiste, pure in Italia, un sentimento anticristiano che fa abboccare anche a notizie infondate e che interessa, purtroppo, pure settori del mondo cattolico, presumibilmente gli stessi “misericordiosi” che tuonano contro la xenofobia ma che però, quando si tratta di fratelli nella fede, randellano senza pietà. La terza e ultima lezione del (non) accaduto è che, almeno un versetto del Vangelo, converrebbe saperlo: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16). Sempre meglio, infatti, che ritrovarsi semplici come camaleonti e prudenti come polli.

https://giulianoguzzo.com/2016/07/07/neanche-io-so-il-vangelo-slogan-virale-basato-su-una-bufala/

 

1 commento :

  1. Chissà perché gli eroici difensori degli oppressi non mettono sui social anche i selfie in cui affemano: "neanche io so il corano"? Magari con il proprio indirizzo di casa?
    Per solidarietà con chi è stato sgozzato per davvero.

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