08 luglio 2016

Quando le cattedrali crolleranno

(OVVERO CONVERSIONI DI UN PAGANO)

Id teneamus quod ubique, quod semper, quod ad omnibus creditum est
(Commonitorium 434 d.C., San Vincenzo di Lerino)

di Matteo Donadoni


JÜNGERIANA III: SULLA RELIGIONE – La conversione di Ernst Jünger era inevitabile. La si intravede subito dietro l’opaco paganesimo del Trattato come una luce viva e dirompente. Come il sole che filtra, inarrestabile, attraverso i colori immaginifici delle sante vetrate gotiche, surclassando la ruvidità pagana dei gargoyle appollaiati all’esterno del tempio di Dio.
Il singolo. Quando parla di singolo, Jünger non intende semplicemente l'essere umano, “intende parlare dell'uomo libero come Dio l'ha creato. L'uomo che si nasconde in ciascuno di noi, e non costituisce un'eccezione, né rappresenta un'élite”. Se vi sono differenze sono date dalla misura in cui egli riesce a rendere operativa questa libertà perciò “ha bisogno d'aiuto del pensatore, del saggio, dell'amico, dell'amante”. Forse mi verrà ribadito si tratti di un dio pagano, di un’entità in qualche modo panteistica. Io sono convinto che nell’animo del’autore si agitasse qualcosa di molto diverso dal semplice ed ancestrale idolo totemico. Ovviamente anche diverso dal lupo travestito da agnello che sbava nella cattolicità oggi: la divinità debole e nichilistica del modernismo. Sono convinto, invece, che sotto un sole pagano il leone accudisse l’agnello. E che quell’Agnello si rivelò al singolo a suo tempo, come a suo tempo si è rivelato l’Agnello di Dio all’intero suo popolo e di nuovo si rivelerà a tutto mondo il Leone di Giuda, per separare le pecore dai capri. Ad un certo punto il tedesco giunge a dire che anche il termine bosco ha poca importanza “per chi sa riconoscere i simboli ogni luogo racchiude una vita immensa. Mosè batte con la verga contro la parete di roccia da cui sgorga l'acqua della vita.

Nel frattempo l’eterna lotta rimacina con rinnovata malizia gli antichi trucchi. “Sono due le pietre di paragone, le macine che nessuno degli esseri viventi può eludere: il dubbio e il dolore – i due strumenti della riduzione nichilistica”. La grande, eterna domanda che il maligno – quello spirituale e potente, non l’irrisoria garguglia consumata dal vento della modernità che si vorrebbe presentare –, rivolge ad ogni uomo perché si auto annulli. Dio permette che Satana domandi, come col vecchio Giobbe: permette, affinché il singolo regga la prova, per incoronarlo d’alloro laddove nemmeno lo stesso tempo, vegliardo terribile, potrà mai raggiungerlo per distruggerlo. E’ il passaggio obbligato di ogni uomo dentro se stesso.

Per resistere a questa prova bisogna innanzitutto preoccuparsi che sia conservato ciò che in ogni luogo, sempre e da tutti è stato creduto. Ovvero che sia mantenuta ad ogni costo l’ortodossia della fede, e cioè la compatibilità con quanto stabilito dagli antichi per non minare la stabilità e l’integrità della dottrina cattolica. “Non è certo la fondazione di scuole yoga a risolvere i nostri problemi”. Ora, l’aveva capito perfino un nazista che non credeva al nazismo “Dovevo a Hitler la consapevolezza che nulla avevo a che fare con la politica, questi era il mio mentore ex-negativo... in mezzo alla tempesta d'entusiasmo da lui scatenata, in maniera del tutto indipendente da ragioni, direzione e contenuto di tanto entusiasmo avvertii di essere estraneo a tutto ciò” (Il Sogno dell'anarca. Incontri con Ernst Jünger). Possibile che la fantateologia ecumenista “über alles” di oggi lo ignori, dimostrando di avere malafede o una fede imparaticcia? “Luogo del Verbo è il bosco” dice il pluridecorato pagano. “Gesù fa un po’ lo scemo” dice il Vescovo di Roma. Valutate voi quale delle due espressioni sia la più ieratica o blasfema. Il nazista, a seguito di una vita di travaglio interiore, concepisce razionalmente la verità della fede cattolica, solo Cristo salva, e la realizza con la conversione. Il vescovo chiamato ad essere Vicario di quell’Unico Dio che Salva, in una vita di preghiera e studi realizza che, tutto sommato, “non esiste un Dio cattolico”. Una cosa è certa: questo Dio cattolico ha un sense of humor insuperabile.

L’uomo occidentale ha vuotato il calice del dolore su campi di battaglia fratricidi e del dubbio nelle scuole di teologia, ora deve la sua formazione più al nichilismo che alla Chiesa. Ne risulta che la Chiesa, supina al nichilismo, non può che soccombere o risorgere. O entrambe le cose. Tutto il resto, laicamente parlando, è merito di una scuola deficiente che prende dei bambini intelligenti e, non avendo il potere di instupidirli, li rende innocui. Vili, non solo privi del concetto di onore, ma spesso anche del semplice rispetto, voltafaccia, pusillanimi, ritardatari, privi di senso critico ed artistico. Nutriti fino all’obesità di teorie filantropiche, ma incapaci di soffrire. Sono stati definiti “Generation Snowflake”, generazione fiocco di neve. Incapaci di affrontare ciò che ritengono problematico o semplicemente offensivo. Insofferenti pacifisti culturalmente violenti con chiunque non sia conformato al pensiero comune ed abbia la faccia tosta di esprimerlo. Provate a dire loro che “gli uomini sono fratelli, ma non uguali”, è sufficiente perché qualcuno si offenda - in realtà si squaglia. Affondati nel grigiore antimetafisico i nostri giovani non possono più sfuggire alla decadenza disperata della fede assoluta nella tecnica scientifica, col benestare di una Chiesa Cattolica castrata, infestata da finti preti, omosessuali, e da un’antiteologia eretica.

Quali strumenti vanno consegnati in mano a chi, pur trovandosi ancora soggetto alla loro dialettica, desidera intensamente fuggire allo squallore dei sistemi razionalistici e materialistici? La sofferenza è per costoro il segno di una condizione di esistenza superiore.” Come ha detto il nostro Papa Benedetto: “In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza”. La soluzione jüngeriana è un ritorno a San Benedetto: “Si prospetta la possibilità di un nuovo monachesimo”.

Non voglio di nuovo nominare il Vescovovestitodibianco: le polemiche trite sono come il ragù, se lo si ritrita, lo si rovina. Tuttavia “non possiamo limitarci a riconoscere il vero e il buono ai piani nobili, mentre in cantina stanno scorticando i nostri fratelli”. “Le esalazioni che emanano gli scorticatoi continuano ad appestarci”. Ci appestano ogni giorno di più, anche se vengono dette certe mezze verità non nominando mai i carnefici, la Turchia di turno te lo rinfaccerà lo stesso. Alla faccia delle religioni tutte uguali e ognuno segua ciò che ritiene essere bene. Perché non è così, noi cattolici “dobbiamo tener conto dei vasti territori in cui le chiese non sono più presenti o si sono ridotte ad organi sterili della tirannide”. Ben lo sa Mons. Athanasius Schneider (in Kazakistan la tirannide non è una teoria sui libri, ma è un ricordo che respira ancora) il quale ha affermato, senza paura: “quando, in una chiesa, arriviamo al punto in cui fedeli, preti e vescovi, hanno paura di dire alcunché, come in una dittatura, questa non è la Chiesa”. E la tirannide teologica è diffusa quanto l’omosessualità – comincio a sospettare che i fenomeni siano sovrapponibili – nella Chiesa Cattolica, ormai persuasa di attirare a sé il mondo con un misericordismo che non è altro che mollezza amorfa, senza convertirlo. Invece “un ateo agguerrito è sempre più simpatico della massa amorfa e indifferente. E ciò perché è capace di pensare il mondo come totalità”.

Così, “quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente parlare ad alta voce non per i perseguitati, bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio, del singolo che non si è ancora piegato”. Una visione olistica, cattolica.
La propaganda ha già sostituito la morale nello Stato e nella Chiesa. Questa calamità è, dunque per noi, un aut-aut. In questo momento in cui le tenebre sembrano più fitte, si dipana lo sgretolamento nichilistico dell’essere. Tuttavia, dice Jünger “le cattedrali crollano, ma nei cuori rimane un patrimonio di sapere che, simile alle catacombe, mina dall’interno gli edifici dei tiranni”, nella Comunione dei Santi, aggiungo io. “L’essere ereditato ricorda il fondamento di ogni eredità”, chi ci potrà separare dalla nostra eredità? Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Se son la spada, lo potrà qualche lettera enciclica di un ghost writer?
Dove esiste l’immortalità o anche soltanto la fede in essa, sappiamo che ci sono dei punti in cui nessun potere, nessuna potenza terrestre, pur grande che sia, può ghermire, colpire o meno che mai distruggere l’uomo. Il bosco è un santuario”. Il bosco è la conversione. La conversione è, come la fede che produce e la libertà, una condizione spirituale interiore. Aleggia come lo spirito, là dove la tignola non corrode, la mano della rapacità non ghermisce, e nemmeno un certo anello ci può soggiogare.  

2 commenti :

  1. Bellissimo, complimenti, purtroppo il bosco è diventato una serie di tronchi scheletrici senza fronde, da secoli, basta vedere in Inghilterra le rovine che urlano al cielo, ciò che fu, prima che un re volubile e capriccioso, le distruggesse; la verità non paga, ma si paga a caro prezzo, vale anche per i Cooperatori....buona giornata e grazie per le ottime riflessioni.

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  2. I boschi rinascono. Nessuno li ara, né li zappa, né li annaffia. Dio li ha creati così.
    SLGC

    Matteo D

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