06 luglio 2016

Maria Goretti, Santa della purezza e del perdono


di Alfredo Incollingo

Il 5 luglio del 1902 la piccola Maria Goretti venne brutalmente e ripetutamente pugnalata da Alessandro Serenelli dopo un fallito tentativo di stupro. La giovane, attirata in casa dal suo assassino, di cui si fidava ciecamente, cadde inevitabilmente nella trappola. Le pugnalate inferte ridussero il suo corpicino “a brandelli”, morendo il giorno successivo in ospedale.
Fu un crimine atroce che sconvolse l'opinione pubblica italiana, portando scompiglio nella contadina e “placida” campagna italiana che, una volta, si credeva retta da valori genuini.
Maria nacuqe in una povera famiglia di contadini marchigiani, emigrati nei pressi di Cisterna di Latina per trovare condizioni di lavoro migliori. Il padre, Luigi, morì prematuramente lasciando i suoi sei figli e la moglie in miseria. Maria soffrì nel fisico e nell'animo la povertà familiare subendo gli effetti della malnutrizione. A Cisterna la vedova Goretti e i figli trovarono supporto nella famiglia Serenelli, anch'essi emigrati nel Lazio dalle Marche per trovare condizioni di vita più dignitose. Alessandro era il secondogenito dei coniugi Serenelli. Dalle ricostruzioni giudiziarie si apprende la natura perversa del suo animo: era una forma di pazzia indotta da una vita di stenti e da figure genitoriali molto labili (un padre alcolista e violento e una madre poco presente).
In diverse occasioni aveva tentato di avvicinare la piccola Maria a scopi sessuali, ma questa aveva puntualmente evitato qualsiasi contatto con il giovane, fino al tragico giorno del suo fallito stupro. Il caso Goretti sconvolse l'Italia contadina e la stessa politica italiana per anni, incapaci di dare una ragione a ciò che era successo. Com'era possibile che si potesse commettere un crimine così duro verso una bambina innocente? Procurava stupore anche la fermezza con la quale Maria si difese, mai cedevole verso “l'orco”. Con urla, graffi e calci tentò di difendere la sua purezza, cadendo vittima della vendetta del suo aguzzino.
Per decenni nella Chiesa Cattolica e nella società laica “Goretti” era sinonimo di fermezza e di castità. Maria era venerata quale esempio di virtù concrete, tali da spingere a rifiutare fino al martirio le avance più pesanti. Addirittura Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, ebbe l'ardire di esaltare la piccola Maria quale esempio per tutte le donne italiane e per le militanti del suo partito.
L'11 dicembre 1949 la Congregazione per la Causa dei Santi riconobbe una serie di miracoli operati per intercessione della piccola Maria e il 24 giugno dell'anno dopo Papa Pio XII procedette a canonizzarla. Sorprendente fu anche il destino del suo assassino. Alessandro Serenelli durante gli anni del carcere si convertì, consapevole del suo gravissimo peccato verso Dio e verso Santa Maria Goretti. Entrò in un convento di frati cappuccini nelle Marche dove rimase fino alla sua morte in stretto silenzio e in piena contemplazione per chiedere perdono per il suo peccato.
Papa Benedetto XVI e dopo di lui Papa Francesco hanno proposto alla Chiesa Cattolica e ai fedeli di associare Santa Maria Goretti alla martire belga Santa Dinfna, vissuta nel VII secolo, quali protettrici delle vittime di stupro.

 

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