15 luglio 2016

Tonache rosse

 
di Giorgio Usai

Alcuni anni fa chiesi a un mio professore della facoltà teologica di Torino come mai alcuni sacerdoti passavano con disinvoltura da una impresa all'altra senza soluzione di continuità, mi riferivo in particolare a don Luigi Ciotti. Lui mi spiegò che alcuni più che perseguire la carità nascosta perseguivano la visibilità telegenica, per questo negli anni 70 seguivano i tossici, negli 80 le mafie, nel 90 le ecomafie e ora i profughi e i migranti: seguivano sempre e solo l'emergenza in voga in quel momento...
Simile e sodale di don Ciotti, su cui torneremo poi, è il prete del momento tal don Vinicio Albanesi.
L'uomo si occupa di migranti, o meglio di clandestini, l'emergenza telegenica del momento, che infatti lo pone spesso a fianco di politici e personalità (gli ultimi della lista Alfano, Boldrini e Boschi). Senza alcun timore accusa a mezzo stampa, senza alcuna prova, l'arrestato della rissa di Fermo e un'altra persona di essere tra gli autori di alcuni attentati dinamitardi verificatisi nelle parrocchie della zona.
Gestisce la testimonianza della nigeriana Chimiary in totale spregio alla verità dei fatti dopo aver raccontato la storia (di cui la fonte è solo la donna) del profugo arrivato in Italia fra mille peripezie.
Come se non bastasse il prete mette in questione chiunque per buonsenso e riscontri mette in discussione la sua narrazione, arrivando persino a delegittimare periti e magistrati.
Fatto sta che poi la donna, messa alle strette da varie testimonianze, ha dichiarato che in effetti qualche bugia l'ha detta. (E qui allora ci permettiamo anche di dubitare anche della storia del povero profugo che tra mille pericoli arriva in Italia, fra violenze di ogni tipo, la perdita non di uno ma bensì di due bambini, la traversata del mare tra tempeste mai viste... )
A questo ambito diciamo così “profano” il sacerdote sacrifica volentieri la veracità e il rispetto dovuto all'ambito sacramentale celebrando in chiesa una caricatura del sacramento del matrimonio in questo caso sia illegale dal punto di vista civile sia illegittimo dal punto di vista canonico, oltre che profondamente immorale.
Torniamo ora all'altro “campione” quel Luigi Ciotti che prende a schiaffi e calci un collaboratore, salvo poi scusarsi, Filippo Lazzara che non voleva più lavorare in nero per lui e che purtroppo non ha potuto trovare giustizia visto il potere contrattuale di don Ciotti, il quale gestisce le sue associazioni in modo decisamente personalistico e mediatico (per chi desiderasse approfondire, oltre agli articoli di cronaca, il bel libro dal titolo “I Buoni” scritto dal compianto Luca Rastello direttore per parecchio tempo di Narcomafie il mensile fondato da don Ciotti).
I due, oltre a essere della stessa risma sono anche i campioni della doppia morale, sono il paradigma di una genia di cui qualche membro è facile trovare in ogni diocesi, operano spesso nei settori socialmente sensibili come la caritas o con comunità di recupero, di solito, come il colonello Kurtz di Apocalypse Now, sono stati dei promettenti combattenti dotati di grande talento, e proprio come Kurtz lentamente sono scivolati nell'arbitrio finendo per costruirsi un feudo personale.
Passo dopo passo hanno ritenuto che l'emergenza del momento e l'urgenza della loro azione sociale li esentasse dalle regole che valevano per tutti gli altri presbiteri e laici, che il gruppo che gli si coagulava intorno (di solito una ricca borghesia in cerca di lavarsi la coscienza servendo qualche mestolo di minestrone nelle mense dei poveri e consegnando denaro alla “causa” più interessata a essere giustificata che a fare un cammino di conversione) fosse il loro uditorio di riferimento assieme ai poveracci che li idolatrano per riconoscenza.
Spesso si sono ritagliati un feudo che li affranca dall'autorità del vescovo, o quantomeno rende impopolare qualsiasi intervento nei loro confronti.
Col tempo finiscono per modificare la stessa immagine di Dio deformandola a loro immagine a uso e consumo di loro stessi e di chi li segue, quasi che esistesse un Dio nostro, di tutto il resto della chiesa e un Dio loro che prevede eccezioni alle regole che valgono per il clero e per tutti gli altri fedeli. Un'obbedienza al Vescovo e al Vangelo su cui hanno giurato che li riguarda solo in misura della loro coscienza e della loro convenienza personale.
Purtroppo questi lupi travestiti da agnelli godono del plauso popolare, tutti dicono bene di loro, e di questi tempi qualcuno diventa pure vescovo visto il vento che spira dal cupolone a favore di queste Tonache rosse.

 

1 commento :

  1. Ah, 'sto ventaccio birichino......non dal cupolone, dall'attico dell'Hotel 5 stelle; non so se lei ha confidenza colla religione Zen, in fattispecie quella inerente al Bushido o codice d'onore dei Samurai, ebbene prevedeva 2 tipi di suicidio, uno, sacrificale all'estremo dell'eroico disprezzo della vita per una mancanza alle leggi d'onore, il Harakiri, l'altro era il Seppuku, una sorta di harakiri, ma più rapido, perché oltre al gettarsi sul pugnale rituale, c'era un servo che li decapitava......ora propendo per questo tipo di suicidio da parte dell'ex CC, non so se si colgono le sfumature. Complimenti per il pezzo, avrei anch'io molti nomi da fare, ma, come diceva Tacito 'Il silenzio è d'oro in certi casi'.

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