13 luglio 2016

Totalitarismi in lotta per dominare la globalizzazione


di Davide Lovat

In Scienza Politica si usa il termine tecnico “Weltanschauung” (visione del mondo) per indicare la concezione della vita, il modo in cui singoli individui o gruppi sociali considerano l’esistenza e i fini del mondo e la posizione dell’uomo in esso. Il fenomeno storico della Globalizzazione ha portato, tra le altre cose, all’incontro tra diverse “visioni del mondo” espresse dalle diverse culture. Alcune di queste sono per loro natura di tipo totalitario, poiché riguardano sia la sfera politica che la sfera etica, e non ammettono perciò concorrenza. Inevitabile è lo scontro, nel momento che gruppi umani prima separati si trovano a condividere lo stesso territorio sul quale pretendono di imporre la loro “Weltanschauung”.
Il caso finora più eclatante è lo scontro tra il Relativismo Progressista che, nonostante la denuncia e la lotta di Benedetto XVI, ha instaurato ormai la sua dittatura in Occidente, e l’islam, sistema antropologico culturale nel quale religione e politica sono fusi in modo inseparabile, pena il crollo dell’impianto complessivo.

L’Occidente non più cristiano, essendo il cristianesimo frantumato e ridotto a minoranza, avrebbe proprio nella sua matrice cristiana gli anticorpi a questi totalitarismi, ma al popolo cristiano laico non viene consentita l’espressione indipendente da parte di un clero inadeguato alla politica che pretende però il monopolio sui valori cristiani, causando così una marginalizzazione che pare irreversibile.

Rimangono sul proscenio a contendersi il dominio – mentre cinesi, indiani e russi rimangono con le loro visioni sullo sfondo in attesa di tempi propizi – la dittatura progressista e l’islam sunnita, sempre più legato alla tradizione (Sunna) e sempre meno alla rivelazione o alla mistica. Questi due sistemi non ammettono concorrenza perché pretendono di regolare ogni aspetto della vita dell’uomo, compresa la sfera spirituale e morale. Nel caso dell’islam sunnita è utile assai più del Corano lo studio degli Editti, vero e proprio Codice Civile religioso, per capire quale sia la visione del mondo per il 90 per cento dei musulmani esistenti. Nel caso della dittatura progressista instaurata in Occidente dagli USA dopo la fine della Guerra Fredda, basti pensare alla criminalizzazione di ogni pensiero non conforme in perfetto stile sovietico, con l’utilizzo della neolingua che attribuisce una patologia mentale (fobia) a chi non si uniforma. Non condividi la Gender Theory? Sei omofobo. Non condividi l’immigrazione senza regole e il multiculturalismo? Sei xenofobo. Sei contrario a riformare cose che funzionano da sempre? Sei bigotto, medievale, oscurantista, becero. Non sei mondialista perché difendi la sovranità popolare, la sussidiarietà istituzionale e il federalismo? Sei ignorante, un poveretto, un minorato psichico. Sei contro l’uccisione di nascituri o di malati terminali, perché dai dignità alla vita e non ritieni che lo Stato debba regolare quando e come si nasce e si muore? Sei un veterocattolico praticante, che è la peggiore di tutte le offese.

Un tale sistema di pensiero, che è promosso dalla rete dei partiti progressisti dei Paesi Occidentali ed è prodotto nei luoghi riservati dove si riuniscono i vertici del mondo cosiddetto illuminato, non è compatibile con l’islam ed è destinato a un conflitto senza alternative. Non è tanto una guerra di religione, è qualcosa di ulteriore: è una guerra sulla “weltanschauung”, che è ancora più ampia della sfera religiosa e riguarda ogni aspetto dell’esistenza. La religione è l’ultima istanza, il perno su cui tutto si fonda, ma è qualcosa di così “totale” che non si può ridurre alla sola fede in Allah da una parte o nel Grande Architetto, nella dea Ragione, nell’Adam Qadmon, nell’En Sof, o nel Nulla metafisico dall’altra...

Prepariamoci dunque a tanti anni di sofferenza e stragi, di Serracchiani che sopprimono il Giovedì Santo, di vescovi ipocriti che in nome dell’ecumenismo tradiscono il Vangelo e, peggio ancora, di “cristiani adulti” che militano in partiti relativisti, di censure sempre peggiori al libero pensiero quando è contrario alla dittatura del relativismo. La guerra tra totalitarismo progressista e totalitarismo islamico verrà vinta dal primo, poiché l’islam si fonda sul fideismo irrazionalista e non ha i mezzi culturali per adeguarsi al mondo globalizzato, avendo un impianto teologico fragilissimo e contraddittorio, del tutto incapace di sopravvivere alla critica storica e filologica, come già dimostrato nel XV secolo dall’umanista Nicolò Cusano. E’ solo questione di tempo, un paio di generazioni al massimo, anche senza considerare la sproporzione crescente di mezzi militari ed economici tra l’Occidente e l’area estesa fra Medioriente e Nord Africa e anche considerando la variante demografica.
Ma il trionfo della dittatura progressista non è un bene per la civiltà occidentale. Si tratta invece del suo grande male, del cancro che distruggerà questa civiltà plasmata dall’incontro tra le culture di Gerusalemme, Atene e Roma, che ha originato una nuova cultura, la civiltà cristiana che ha generato l’Occidente. Il relativismo è apertamente e ferocemente anticristiano, dunque in Occidente comanda oggi un pensiero che è contrario a ciò che lo ha generato.

Se a noi cristiani laici non verrà permesso di esprimerci in politica senza prima baciare l’anello o la stola di un chierico, nonostante gli auspici rimasti lettera morta del Concilio Vaticano II, l’unico vaccino contro il Male che porterà alla fine dell’Occidente resterà inerte. La salvezza per la Chiesa arriverà da nuovi popoli e noi sappiamo da Cristo che la Chiesa non tramonterà mai. Ma dal punto di vista civile e laico la Grande Bellezza che ha plasmato e che, anzi, è l’Occidente verrà distrutta. Non dall’islam, che è già perdente, ma dal relativismo progressista dei circoli illuminati.


 

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