23 agosto 2016

Come parlare del matrimonio gay ai bambini?


di Manlio Rossi

Tra le cose più tristi che esistono per un genitore c’è forse proprio quella di dover spiegare e in qualche modo giustificare dinanzi ai propri figli l’esistenza del male nel mondo. Tuttavia il male, inteso come assenza di bene, rende in qualche modo l’universo più diversificato e complesso e in ultima analisi più bello e armonioso, come insegna ripetutamente Tommaso d’Aquino nelle sue opere.
Ovviamente la carenza di bene che egli riscontra nella creazione, e che permette la diversificazione infinita degli enti, non legittima l’uso cattivo della libertà, donataci per seguire Dio e la verità, e non per peccare.
D’altra parte da molti mali derivano inopinatamente dei beni eccelsi, e proprio dalla ingiustissima uccisione del Figlio di Dio venne il bene sommo e immeritato della Redenzione dell’umanità. Così come dalla persecuzione subita dai santi e dai martiri nasce l’esempio: di pazienza, di eroismo, di fedeltà fino alla morte...
Ovviamente tutti gli uomini, e quegli stessi uomini in potenza che sono i bambini, intuiscono prima o poi, la presenza nel mondo di un Principio guida che si esplica attraverso numerose leggi morali che possono essere trasgredite, ma non mai negate.
Tra esse la legge della riproduzione e della famiglia, o se si vuole la legge dell’amore è una delle più note universali e benefiche tra quelle instillate dal Creatore nel cuore degli uomini, e fatte le debite proporzioni, negli stessi animali.
L’approvazione di leggi sul matrimonio gay e l’adozione di minori da parte di queste nuove “famiglie” (concetto questo che dovrebbe fare orrore mentre lo si pensa) di positivo ha ben poco e di nefasto moltissimo. Come positività riscontriamo anzitutto questa: la legittimità delle democrazie laiche d’Occidente, e a termine di tutti i paesi che sovvertono la base etica dell’umanità, è profondamente messa in forse dall’abiezione e dalla violenza contro natura, e la comprensione di ciò da parte di molti, finora ingabbiati in uno sterile moderatismo, è un bene vero.
Ma non basta lamentarsi. Bisogna lottare. E formarsi per una lotta impari certo, ma sicuramente giusta, legittima e che dà molta consolazione al Cielo, offeso e irritato dalla esaltazione planetaria di atteggiamenti “contrari alla legge naturale” e di una inclinazione, a dir poco, “oggettivamente disordinata” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2358).
Lo psicoterapeuta olandese Gerard van den Aardweg (1936) è oggi in Europa uno dei più grandi specialisti per la cura delle persone omosessuali, oltre a rappresentare un punto di riferimento internazionale per gli studi su omosessualità e pedofilia. In lingua italiana sono stati pubblicati due suoi importanti saggi: “Omosessualità e speranza” (Ares, 1999) e “Una strada per il domani. Guida all’autoterapia dell’omosessualità” (Città Nuova, 2004).
L’ottimo editore Solfanelli ha ora pubblicato un volumetto di sintesi che raccomandiamo vivamente ai lettori per la chiarezza dell’esposizione, la ricca documentazione scientifica e la visione non solo medica e psichiatrica dell’omosessualità, ma anche etica e sociale (G. van den Aardweg, La scienza dice NOL’inganno del matrimonio gay, Solfanelli, 2016, pp. 170, € 12).
Nella sua valida presentazione, il professor Paolo Pasqualucci, già ordinario di Filosofia del Diritto a Perugia, fa notare i punti di forza delle ricerche del dottor van den Aardweg e la sua originalità. Alla luce dei risultati del medico olandese appare chiaro che in nessun uomo “esiste un orientamento (…) omosessuale naturale, cioè innato” (p. 7). Esso sorge sempre a causa di patologie psichiche e di problematiche esistenziali vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. “Nessuno scienziato è mai riuscito a dimostrare l’esistenza di un gene gay né di un cervello gay, nonostante i ripetuti tentativi di ricercatori a loro volta gay dichiarati” (p. 7). I rapporti amorosi tra omosessuali vengono analizzati attraverso documentatissime ricerche e per le ammissioni degli stessi gay o ex gay essi risultano segnati da caratteristiche quali “l’immaturità, l’egoismo radicale, il narcisismo, l’indifferenza morale” (p. 9).
Dopo aver ricordato il duplice NO all’omosessualità e tanto più al matrimonio gay da parte di Dio (e di tutte le religioni) e della natura, van den Aardweg insiste giustamente sulla terza fondamentale negazione: anche la scienza dice NO! Per lo meno la scienza obiettiva e non la pseudo “scienza gay” riconducibile “a un sistema di propaganda e [a] uno strumento politico” molto efficace (p. 27).
Lo psichiatra olandese chiama i suoi lettori alla resistenza verso una “ideologia realmente pericolosa”: “essa potrà provocare drammi ancora più vasti se non verrà fermata in tempo” (p. 28). D’altra parte, “molte persone non sono consapevoli del radicalismo occulto dei movimenti per i diritti dei gay; non sanno che la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso non è ciò che sembra, non si rendono conto di venir raggirate” (p. 27).
Nel primo capitolo si fa stato di una verità negata: “le cause fisiche ossia naturali, biologiche dell’omosessualità non sono state trovate” (p. 31). Segno che non si tratta di “una variante innata della sessualità” (p. 32). E’ altresì evidente che “c’è qualcosa che non funziona bene quando una persona, dotata di un integro apparato anatomico e fisiologico finalizzato alla procreazione, non sente alcuna attrazione per il sesso opposto, in contrasto col 95% del resto della popolazione” (p. 34).
Tutte costatazioni ovvie ma che una intera classe scientifica sottomessa ai diktat dell’Unione Europea e delle lobby vorrebbe censurare, danneggiando in primis proprio gli omosessuali i quali, se vanno capiti e compatiti, vanno pure aiutati a superare la loro condizione, e non ad accettarla. Molti omosessuali infatti ritrovano la via della normalità e si sposano, come nel celebre caso di Luca di Tolve (cf. Ero gay, Città Ideale, 2015).
Uno storico ha scritto che “Nessuna società ha mai accettato l’omosessualità come modo di vivere da preferirsi. In nessun luogo l’omosessualità o la bisessualità sono [stati] considerati in sé auspicabili. In nessun luogo i genitori affermano: non mi importa se mio figlio è eterosessuale o omosessuale” (cit. a p. 34). La costatazione rincuora certo, ma oggi, dopo decenni di crescente lavaggio del cervello, iniziato dal fatidico ’68, c’è da temere che essa sia effimera e anzi già se ne vede il tramonto. Esistono certamente difatti, e non sono pochissimi, i genitori che si farebbero un vanto di avere un figlio gay, così come pare bello avere un amico gay, un insegnante gay, un maestro di vita gay, sicuramente dolce, affidabile, comprensivo, aperto, non violento, santo come nella migliore agiografia quotidianamente propalata dai mass media…
Ma torniamo ai fatti. Nel 2009 il presidente Obama, forse il peggior presidente della storia non luminosa degli Stati Uniti, ha invitato alla Casa Bianca 250 leader gay e ha premiato un loro rappresentante di nome Kameny “per la sua aperta battaglia per il riconoscimento della normalità e della bontà morale” dell’omosessualità (cf. p. 36). Piccolo particolare ignoto ai più: “Dopo la morte di Kameny nel 2011, la sua casa è stata inserita nel National Register of Historic Places, i suoi scritti archiviati nella Biblioteca del Congresso e il suo bottone gay is good è stato messo in mostra nell’American Museum of History (…). Kameny affermava: Godiamoci sempre più migliori e ulteriori perversioni sessuali, qualsiasi sia la loro definizione, tra un numero sempre maggiore di adulti consenzienti […]. Se i rapporti sessuali con animali consenzienti [sic] fanno felice qualcuno, lasciamogli ricercare la sua felicità” (p. 36, n. 7).
Ma cos’è allora l’omosessualità dal punto di vista scientifico?
Per il medico olandese se “il tratto omosessuale non è innato ma acquisito”, esso deriverebbe “da un’insufficiente identificazione di genere, cosa che porta all’isolamento dai compagni dello stesso sesso” (p. 47). Di solito, “la figura paterna, maschile, ha avuto un ruolo troppo piccolo nello sviluppo della personalità del ragazzo e quella materna, femminile (…) nello sviluppo della ragazza” (p. 47). Questo spiegherebbe pure l’aumento odierno dell’omosessualità letta dai propagandisti della sinistra come la prova della fine dei tabù e l’inizio della liberazione sessuale. Invece, è a causa del divorzio e dell’assenza di una figura genitoriale stabile, se non di entrambe, che si ha prima l’allontanamento dal gruppo dei pari (coetanei e co-generi) e poi l’esplosione della devianza.
Van den Aardweg parla dell’importante “dimensione della mascolinità e della femminilità nella personalità” (p. 48), specie nella formazione adolescenziale e pre-adolescenziale. Ma forse è proprio per questo che la devastante ideologia del gender vuole cancellare ogni minima distinzione tra i sessi, colorando a forza le unghie dei maschietti e impedendo alle bambine di identificarsi con le principesse e le fate. Gli ideologi del gender fanno di tutto per avere più gay tra i giovani, così come le femministe spingono la donna ad abortire: tutto è collegato come insegna Papa Francesco…
Il concetto di immagine di sé è qui cruciale”: “Gli uomini gay hanno una percezione limitata della loro mascolinità. Le donne lesbiche hanno una percezione limitata della loro femminilità” (p. 51). Guai quindi a quei genitori ed educatori che annientano forzosamente le differenze naturali e sociali tra i bambini: le gonne, gli anelli, gli smalti, le capigliature e gli sport, sono importanti proprio perché distinguono e quindi identificano. Ma chi odia l’identità stabile e certa fa di tutto per rendere l’essere umano strano e confuso (queer).
La vita vissuta delle coppie gay è trattata dettagliatamente nei capitoli 4, 5 e 6, e preferiamo, per pudore, non riportare nulla onde non scandalizzare i più innocenti tra i lettori. In ogni caso le testimonianze di gay di mezz’età (uomini e donne), a volte malati di Aids o comunque pentiti della loro vita sballata e senza freni, valgono più che tutti i fasulli gay pride dell’universo
Le parole di un attivista gay (a priori da credere poiché secondo la vulgata il gay non mente mai) sono quelle che sinteticamente dicono di più a tutti noi che vogliamo vivere lottare e morire per la verità, per la normalità, per il benessere e la pace nel mondo: “Combattere per il matrimonio tra persone dello stesso sesso e per i suoi privilegi e poi, una volta che esso sia stato concesso, ridefinire completamente l’istituzione del matrimonio, rivendicare il diritto di sposarsi non come un mezzo per aderire ai codici morali della società bensì per sfatare un mito e alterare radicalmente un’istituzione arcaica” (cit. a p. 75). Ecco la ragione del legame profondo tra omosessualismo, progressismo, femminismo, veganismo, liberalismo e individualismo contemporaneo.
Secondo l’Autore, il matrimonio gay è “il primo passo verso la legalizzazione della poligamia” (p. 74) e così sta avvenendo un po’ ovunque, Italia compresa.
L’ultimo capitolo, il dodicesimo, conclude la pregevolissima esposizione, chiedendosi: “Cosa accadrà dopo la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso?” (pp. 147-151).
Le conseguenze più immediate, già visibili in paesi precorritori come l’Olanda, il Canada o la Spagna, sono queste: l’adozione di infanti da parte dei gay, l’indottrinamento scolastico dei bambini sui vari matrimoni possibili e le varie famiglie legittime (la più arcaica delle quali è proprio quella biblica formata tra uomo e donna…), l’introduzione di leggi che colpiscano la cosiddetta “omofobia” ossia la preferenza dell’eterosessualità al vizio, l’apertura logica verso la poligamia, la poliandria e la pedofilia (attraverso l’abbassamento costante dell’età del consenso sessuale), la distruzione delle legislazioni pro famiglia, la proibizione della vera scienza psichiatrica sulle devianze e le perversioni, il divieto della cura dell’omosessualità, auspicata invece da un numero crescente di gay distonici, etc. etc.
Che dire quindi ai nostri figli circa i matrimoni gay? In proporzione con la loro età, saper cogliere l’occasione, fornitaci dal diavolo, di far luce sul male, la sua diffusione e la sua pericolosità; ma anche parlar loro della bellezza, della grandezza e la nobiltà del bene il quale, malgrado tutte le caricature e le menzogne ideate dal Sistema, coincide con il vero amore sponsale e con l’unica famiglia voluta dal Creatore.

 

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