03 agosto 2016

Da una parte padre Hamel, dall’altra le chiese demolite: benvenuti in Francia


di Giorgio Enrico Cavallo

Una settimana dopo la terribile e gloriosa fine di padre Hamel, agnello sacrificato sull’altare mentre celebrava il sacrificio di Cristo, si ritorna alle solite. Nemmeno il sangue di un santo sacerdote ha potuto fermare la follia iconoclasta della Francia scristianizzata: a Parigi, nel XV arrondissement, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nella chiesa di Santa Rita, portando via di peso il sacerdote e i fedeli che si opponevano alla distruzione del luogo sacro.
Distruzione? Sì, avete capito bene. La chiesa di Santa Rita deve essere demolita per far posto ad un parcheggio. Tante automobili al posto di un luogo di culto. Va’ che bello. Va’ che progresso. Non che sia una novità, in una Francia abituata a demolire le chiese per i motivi più futili. Ma a guardare i video postati su internet c’è da rabbrividire: il parroco è stato portato via di peso dalle forze antisommossa; i fedeli si sono arroccati nell’abside e si sono messi a cantare: forma di protesta antica e sublime, con la quale i martiri cristiani andavano al martirio all’epoca dei Cesari.
Una vergogna del genere dovrebbe finire su tutti i giornali. Scommettiamo, invece, che non troverete nulla? Ci sarà appena qualche filmato su Youreporter, ma sarà per qualche “addetto ai lavori”; non che al popolo possano essere mostrate queste immagini: piuttosto, visto che siamo in estate, conviene fare il servizio su qualche bellona in costume da bagno.
Scandalizzati? E perché mai? Anche se queste immagini fossero lanciate nell’apertura di un tg, qualcuno si mobiliterebbe per salvare la chiesa di Santa Rita? Qualcuno lancerebbe una campagna sui social? Qualcuno avrebbe il coraggio di manifestare davanti all’ambasciata francese? Voi vivete nel mondo delle favole: nessuno muoverà un dito, semplicemente perché a nessuno può interessare tutto ciò. E d’altronde la demolizione o la riconversione delle chiese in altro – discobar, supermercati, palestre… – è già diventata routine in paesi come la Francia, l’Olanda, la Danimarca, la Germania.
Viene da domandarsi perché. E la risposta ce la fornisce quel mangiapreti di Voltaire, quando affermava che non c’è religione senza preghiera. Riconosciamoglielo: aveva ragione. Chi non prega ha interrotto il rapporto con il sacro: Dio chiama sempre, intendiamoci, ma chi non prega ha il telefono in modalità aereo, e non sente.
Joseph De Maistre, genio assoluto della filosofia cattolica e per questo derubricato con una nota a piè di pagina di quasi tutti i manuali scolastici, nelle sua Serate di San Pietroburgo affermava che coloro i quali hanno smesso di pregare «trovano nel loro abbruttimento morale non so bene quale orribile fascino». E continuava: «se il culto pubblico non si opponesse un poco al degrado universale, credo, sul mio onore, che diventeremmo dei veri bruti. Delle tristi confidenze mi hanno fatto sapere che ci sono persone per le quali l’aria di una chiesa è un’aria mefitica che letteralmente li opprime e li obbliga ad uscire; mentre le anime sane si sentono penetrate da un’indefinibile rugiada spirituale».
È evidente che se la gente pregasse almeno un poco, le anime si sentirebbero invase da quella “rugiada spirituale” della quale parla il buon De Maistre, e non sarebbero tentate dal fascino del loro abbruttimento spirituale. Un abbruttimento che si riversa su tutta la società: perché la demolizione o la trasformazione delle chiese in supermercati o in parcheggi non è un evento indolore, tutt’altro. La chiesa è da sempre un simbolo, e più ancora un baluardo: un simbolo dell’identità di un popolo o di una comunità, e un baluardo spirituale nel quale, come soldati in una fortezza, i cristiani possono trovare rifugio nei momenti di incertezza e di disperazione. Ma se al posto del Santissimo mi trovo una birreria, nella migliore delle ipotesi è già tanto che non affoghi la disperazione tra i boccali.
Il disfacimento della società passa anche dalla perdita di questi baluardi. Ma c’è da capirli, lor signori: abbiamo un bel da dire, ma la chiesa con le porte sprangate porta un degrado fisico, visibile da tutti; mentre il degrado morale è dentro l’animo di ognuno, e in fondo ai politici bastano i voti: risolvere il degrado di un quartiere porta voti, occuparsi delle anime no. E, in definitiva, viene da domandarsi: a che pro preservare le chiese, se sono vuote e la gente non prega?
Appunto. Lo scopo di noi cristiani è proprio quello di riportare la gente in chiesa, alla Chiesa. Fin che continueremo ad essere cristiani di parole e non di fatti, non avremo di che sorprenderci se raderanno al suolo la chiesa di quartiere per farci un parcheggio.
 

1 commento :

  1. La gente non prega perché dove ci sono realtà in cui ci sono sincere conversioni, come in questo caso, interviene - con l'azione o il silenzio omertoso - la pseudo gerarchia che da decenni semina zizzania. Chi da sempre si è opposto è stato bollato come appestato e questi sono i risultati. Siamo tornati nelle catacombe anche grazie ai fan sfegatati del 'papa' che disse 'che San Giovanni benedica l'Islam'!

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