01 agosto 2016

Il Doctor Zelantissimus, il teologo che parlava ai semplici


di Alfredo Incollingo

Parlare di Sant'Alfonso Maria dé Liguori non è cosa da poco. Stiamo citando un Dottore della Chiesa e un prolifico teologo e compositore, che riassume in sé lo spirito evangelizzatore dei grandi santi e l'umiltà di andare (veramente e coerentemente) verso il popolo.
Non sono rari tuttavia le grandi personalità sante che, abbandonando il loro benessere, misero a servizio dei semplici la propria erudizione e la loro carità.
Nacque il 27 settembre 1696 a Napoli in una ricca e potente famiglia nobiliare. La sua origine altolocata lo protesse da un mondo difficile e segnato dalla miseria. Eppure è proprio nella ricchezza e nell'abbondanza che sentì e volle seguire la vocazione di consacrarsi totalmente a Dio. Aveva grandi doti intellettuali e intrapre una brillante carriera forense, ma un fallimento professionale lo condusse alla depressione e, avendo toccato il fondo, sperimentando la sofferenza e la solitudine, si salvò ritrovando la fede.
Nonostante la disapprovazione del padre, Alfonso prese l'abito sacerdotale nel 1726, ma, su pressione familiare, dovette desistere all'inizio dal seguire la sua vocazione missionaria verso i poveri. Ciò non lo fece desistere dai suoi intenti, infatti teneva costantemente assemblee durante le quali evangelizzava i suoi miseri fedeli. Dapprima ci fu una dura reazione della famiglia e del clero, ma in ultimo riuscì ad ottenere il permesso per continuare le sue lezioni. La sua santità e il suo amore per i poveri furono testimoniati da diversi miracoli: per esempio durante una veglia di preghiera fu avvolto da un fascio di luce che lo fece levitare da terra. Per dare libero sfogo alla sua carità fondò nel 1737 la Congregazione del Santissimo Redentore con una accesa e ancora viva vocazione apostolica. All'inizio i redentoristi si limitarono ad assistere i poveri napoletani, ma la loro azione, molto ostracizzata dalle autorità laiche e religiose, si estese a tutta Europa.
Contemporaneamente Alfonso dé Liguori continuò la sua attività intellettuale, componendo note canzoni popolati (Tu scendi dalle stelle) e importanti trattati di teologia morale (La pratica del confessore) volti a rafforzare la fede dei fedeli e a formare i missionari. La scelta di comporre canti popolari naturalmente non è casuale: era più facile insegnare le basi del cattolicesimo ai semplici con musiche e canzoni (riprendendo i motivi della tradizione napoletana) piuttosto che con omelie e lezioni di Catechismo.
Il carisma di Sant'Alfonso attirò ben presto l'attenzione del pontefice, all'epoca Papa Clemente XIII. Nel 1762 lo volle vescovo della diocesi di Sant'Agata dei Goti, in Campania, e, contro la sua volontà, fu costretto ad accettare l'incarico. Nulla tuttavia fu perso: ebbe modo di continuare a seguire la sua congrega e a dedicarsi attivamente alla cura dei poveri. Il 1764 fu un anno terribile per la Campania, colpita da una terribile carestia: Sant'Alfonso guidò una equipe di chierici e laici (compresi i governanti) che riuscirono di molto a lenire le indigenze e la scarsità di beni primari. Nel 1775 si ritirò dall'episcopato per problemi di salute e si stabilì infine nella casa redentorista di Nocera d Pagani dove morì il 1° agosto 1787.
Venne beatificano nel 1816 e canonizzato da Papa Gregorio XVI nel 1836. Pio IX lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1871 per i suoi meriti intellettuali (Doctor zelantissimus), definendolo il patrono dei moralisti e dei confessori.
 

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