10 agosto 2016

Il paradosso genitale


di Francesco Filipazzi

Poligamia e poliamore: il paradosso genitale

Leggendo il Corriere della Sera, ultimamente si rischia di imbattersi in articoli piuttosto insensati riguardo etica e diritti civili. E' il caso ad esempio dell'odierno "La poligamia non può essere un diritto civile in Italia" di Luigi Manconi, nel quale viene scritto che la poligamia proposta da Hamza Piccardo non è accettabile sotto ogni profilo, perché cozza con la "morale occidentale". Siamo convinti che la lettura dell'articolo indurrà grasse risate nei nostri lettori, poiché le motivazioni che vengono addotte per porre la poligamia al di fuori della "morale occidentale" di fatto pongono al di fuori anche i matrimoni gay, l'utero in affitto e tutta un'altra serie di "diritti civili". Ma l'editorialista evidentemente non se ne accorge. In un primo momento, l'articolo parte dal presupposto che la poligamia sia solo quella di un uomo con molte donne e quindi ciò induca in uno stato di sottomissione il sesso debole. Nel caso di una donna con molti uomini sarebbe comunque sottomissione degli uomini. Quindi poiché una persona non può essere sottomessa ad un'altra persona, apprendiamo che esiste un "principio che non consente il lavoro schiavistico o il commercio degli organi o ogni altra forma di degradazione della dignità personale, anche qualora vi fosse il consenso dei diretti interessati". Non sappiamo se l'editorialista sia d'accordo con la pratica dell'utero in affitto, però le motivazioni che adduce sono le stesse di molti paladini dei diritti civili che sono favorevoli. Dunque, ci chiediamo, quando i ricchi occidentali affittano l'utero di una povera thailandese o ucraina, si rientra nella casistica dello schiavismo o del commercio di organi? E su che base una donna che vuole volontariamente far parte di un harem non potrebbe, mentre una che affitta l'utero a degli sconosciuti sì? Il massimo del ridicolo però si tocca quando viene messa in dubbio l'affermazione di Hamza: "non si capisce perché una relazione tra adulti edotti e consenzienti possa essere vietata, di più, stigmatizzata, di più, aborrita". Che ridere. Un'antica frase dice "si è sempre il Mossad di qualcun altro", in questo caso "si è sempre l'intollerante di qualcun altro". In questo caso i paladini dei diritti civili sono stati colti in fallo. Love is Love solo quando decidono loro.

Il paradosso genitale e il matrimonio a catena

Ebbene, coloro che nel passato hanno vagheggiato il poliamore, oggi vanno in tilt per la poligamia. Dunque se in Canada due o tre uomini vanno a vivere con due o tre donne, non si può dire che è un orgione riconosciuto dallo stato, ma poliamore. Dunque, ci chiediamo. Se venisse fatta una legge sul poliamore, un uomo potrebbe convivere con tante donne, che magari sono bisessuali o lesbiche? Siamo davvero così maschilisti da non cogliere la bellezza di una donna che vive con un marito e tre mogli? Siamo sconvolti dalla paradossale impostazione mentale di questi che pongono sempre il pene al centro di ogni rapporto umano, mentre invece magari esso è solo un contorno. E' un paradosso genitale. Peraltro ci chiediamo su che base, se ad esempio Luca sposasse Anna e poi Lucia, Anna e Lucia non sarebbero poi fra loro mogli? Non si capisce perché non ci possa essere una proprietà transitiva. Un matrimonio a catena. Luca sposa Anna e Lucia. Anna sposa Giovanna e Marco. Lucia sposa Aldo e Vladimir. Dunque Vladimir è marito anche di Luca, Anna, Giovanna e Marco. E se Anna divorzia da Giovanna deve chiedere il consenso a tutti gli altri, altrimenti è divorzio non consensuale e deve dare gli alimenti a tutti. Questa sì che sarebbe una bella riforma del matrimonio. Il matrimonio di massa. Sia ben chiaro, non deve essere la comune orgiastica, ma tutto deve essere regolamentato secondo un contratto firmato di fronte al sindaco. Tutti pagano gli alimenti a tutti. Love is Love.

 

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