04 agosto 2016

Islamici alla S. Messa, qualche appunto


di Amicizia San Benedetto Brixia

Bagnasco ha difeso la presenza dei musulmani nelle chiese, giudicandola una manifestazione positiva di dialogo da parte dell’Islam moderato. Come commentare? Io reputo, da opinionista più che da teologo, che certi segni siano sconvenienti in questo periodo storico. Il rischio di svilire i sacramenti cristiani, di banalizzare la simbolica liturgica, di profanare la sacralità cattolica, di confondere il pregiudizio islamico, di inebetire il Popolo di Dio, di stanziare su di una retorica sterile e insignificante è troppo alto.

Svilire i sacramenti cristiani: la Santa Messa diviene un siparietto cui chiunque può accedere, spinto da ragioni ideologico-politiche - tutte da verificare - anziché mistico-spirituali.

Banalizzare la simbolica liturgica: come avvenuto nelle chiese in cui ai musulmani è stato distribuito del pane comune, inevitabile debosciamento dell’adorazione eucaristica, già cronicamente in crisi nei post-moderni - e già era azzardato consentire l’accesso indifferente al cospetto del Mistero supremo.

Profanare la sacralità cattolica: come avvenuto nelle chiese in cui i musulmani hanno intonato versetti coranici, ad onta dell’annuncio sacro delle Scritture che in ambito liturgico realizzano la comunicazione stessa dello Spirito Santo e dell’unico Dio Trinità - e rimane sciocco far leva sulla Messa anche solo per dar voce ai proclama di pace, quasi che la Messa debba piegarsi a funzioni educative da libro Cuore, anziché concentrarsi sulla glorificazione divina e sulla santificazione dei battezzati.

Confondere il pregiudizio islamico: per la quasi totalità degli islamici il gesto domenicale è un segno di arrendevolezza cristiana, per molti di apostasia.

Inebetire il Popolo di Dio: il popolo cristiano è già confuso, lacerato e disorientato, non può che uscire ulteriormente confuso e debole dalle pantomime filo-coraniche; per molti parrocchiani la pace sociale stornata a suon di chiacchiericci precede e a tratti sostituisce l’adorazione cultuale nel suo assoluto valore a pro dell’eterno e della storia.

Stanziare su di una retorica sterile e insignificante: quale frutto avrà questo gesto fantoccio? In che modo muoverà i cuori dell’Islam conquistatore? Che frutti può portare la sottomissione dei codici liturgici ai codici retorici dello spettacolo?

Mi pare che tali episodi realizzino l’appiattimento della Divina Liturgia su quei piani sociologici vagheggiati teoreticamente da Paolo VI, riformati da Benedetto XVI alla luce degli abusi, rinnovati da Francesco sull’onda di opinabili entusiasmi, la cui intentio profundior non è cattiva, ma la cui realizzazione si rivela viepiù dannosa per il senso liturgico, l’educazione spirituale e sociale dei christifideles, l’autocomprensione della Catholica, l’evangelizzazione degli acattolici.

Peraltro non mi scandalizzo per l’evento in sé, molte sono le occasioni in cui le chiese accolgono degli acattolici, ma si tratta sempre di occasioni diplomatiche, in cui essi partecipano da ospiti ossequiosi e ai quali non si piega in nulla la liturgia; piuttosto la denuncia fondamentale che svolgo è quella di aver frainteso il contesto comunicativo (siamo nell’eone sbagliato per certe cose) e di aver reso ambiguo, quando non pernicioso, il gesto in sé plausibile, piegando l’identità della liturgia ad una funzione civica. Direi che l’atto rischia di essere liturgicamente contro-natura, mentre il messaggio mediatico rimbalzerà in modo capovolto.

Cosa si poteva proporre? Io avrei proposto un momento di preghiera extra-liturgico, possibilmente in una piazza pubblica e alla presenza dei governanti (hanno il coraggio di esserci solo quando c’è da sposare gli omosessuali? Credo di no). D’altra parte avrei comandato al clero di celebrare Messe di riparazione e di conversione, giusta gli appositi rituali.

L’imbarbarimento liturgico ha già prodotto fin troppi danni, di qui i fondamentalisti e di lì i nichilisti, a che giova perpetuare tale massacro dei riti? Forse si pensa che quanto non seppero operare le sacre liturgie della Tradizione, col fare posto a Dio, lo realizzeranno i nostri improvvisati mezzo-culti da cinepresa, col fare spot agli uomini? Con tutto il rispetto per mons. Bagnasco, cui va la mia costante venerazione e stima, ne dubito fino a prova contraria.
 

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