04 agosto 2016

La GMG di Cracovia: qualche segnale di speranza?


di Amicizia San Benedetto Brixia

Sono stato alla GMG di Cracovia in qualità di accompagnatore di un gruppo di giovani ed ho prestato particolare attenzione a tre soggetti - i giovani, il Papa e la liturgia - di cui provo ora a darvi qualche commento. Incomincio dal fondo, dalla liturgia. A riguardo il mio giudizio è altamente positivo, beninteso la fatica di curare in modo decoroso tali manifestazioni oceaniche. Lascio ad altri di criticare per l’ennesima volta il rischio di abusi e disordini rituali, mentre mi impegno ad elogiare la cura minuziosa e di alto livello che i vescovi e il clero polacco hanno usato nel realizzare i grandi eventi, particolarmente la Via Crucis, l’Adorazione e la Santa Messa domenicale. La preparazione dei luoghi, l’immagine di Gesù Misericordioso troneggiante, la selezione di testi, il ricorso al latino, l’ordinamento del clero e la nobile semplicità dei dettagli sono elementi che mi hanno colpito piacevolmente. Mi limito ad alcuni esempi: le quattordici stazioni della Via Crucis hanno presentato in modo equilibrato meditazioni di chiaro orientamento franceschiano, basate sui termini di apertura ed accoglienza, a fianco di altre dal sapore più classico. Tra di esse emergono la seconda stazione, la cui attenzione sull’opera di ammonire i peccatori ha un sapore - per così dire - antitetico alle letture di rottura sacramentale individuate da molti nella Amoris Laetitia; nonché il forte il riferimento agli aborti gettati nella spazzatura in una delle ultime stazioni. Un secondo elemento di grande interesse mi pare sia il ricorso pressoché totale al latino nella Messa con i giovani, armonizzato con una selezione di canti nobili e aulici, tra i quali il tradizionale Credo gregoriano. La gestione della liturgia è stata essa pure di grande qualità, almeno per quel che dipende dagli organizzatori, mentre conviene soprassedere sul pressapochismo celebrativo di parecchi sacerdoti (non tutti): la gestione di tempistiche e spostamenti e l’attenzione nella distribuzione della Divina Eucaristia ne sono il metro principale, ma anche nei dettagli si è apprezzata la finezza, come nella confezione dei calici, in ceramica ma aurati nell’interno della coppa. Quanto all’adorazione testimonio il clima intenso percepito all’interno del vasto Campus Misericordiae, con l’idea ottima e penetrante di recitare in canto tutta la coroncina della Misericordia quale meditazione di fondo durante il tempo contemplativo. Sono piccoli elementi che probabilmente non convinceranno i tradizionalisti e che in effetti sanano solo in parte il clima da baraonda che inevitabilmente si produce in un rassembramento di due milioni di persone accampate in condizioni probitive, ma per gli addetti al settore - per chi come noi dell’Amicizia San Benedetto cerca la qualità nella continuità della riforma liturgica - sono segnali di speranza, circa la possibilità di una liturgia austera e composta destinabile anche ai giovani più vari e meno inquadrati. Su tutto noto un dettaglio di grande interesse: la distinzione netta tra i momenti liturgici e le rappresentazioni sacre. Ciò è stato chiarissimo nel saluto del Papa ai giovani la sera del giovedì nel campo di Blonia: una serie di balli e danze concluse con una lettura del vangelo e un pensiero del Pontefice; la peculiarità è che il tutto è avvenuto in assenza di segni liturgici, mancavano le vesti e i saluti rituali e finanche le benedizioni. Ciò è bene, anziché mischiare spettacolo e liturgia - come troppo spesso si continua a vedere - si è distinto in modo netto il momento della liturgia da quello dello spettacolo, sia pure con conclusione omiletica di quest’ultimo.

Relativamente alla presenza del Sommo Pontefice mi limito ad un’osservazione positiva: Francesco ha parlato con toni opportuni nelle omelie proprie dei momenti liturgici o para-liturgici, quali santa Messa e Via Crucis; ha invece mantenuto un tono del tutto diverso per i discorsi extra-liturgici, quali il saluto del giovedì sera o quello della veglia di sabato (strutturalmente separato dall’Adorazione vera e propria). Non vado oltre, perché sarei critico su vari punti: il populismo; un tono idealmente a ribasso nelle proposte; il riferimento ad un target giovanile flebile, adolescenziale più che giovanile; la monotonia dei temi alla luce di tre anni di Magistero; la fiacchezza nell’aggancio teo-logico tra il primato di Cristo e il protagonismo giovanile (il secondo quotato, il primo sottinteso o post-posto); un vago sapore massonico negli appelli centrali (fratellanza) e nei gesti atavico-simbolici (l’abbraccio primordiale che porterà pace al mondo); l’ossimoro tra l’appello alla Misericordia universale e il giudizio molto duro contro certe categorie giovanili.

Un pensiero sui giovani infine, ai quali devo il ritorno di critiche testé elencate, perché i primi ad accorgersi della carenza di proposte o almeno della fallacia comunicativa sono loro, troppo internazionali e troppo irrequieti per farsi persuadere dalla retorica generalizzata e un po’ sudamericana cui Francesco ci ha quasi abituati. I giovanissimi, appena entrati nell’adolescenza, erano entusiasti del clima e degli inviti; i più grandicelli erano contenti dell’esperienza, ma davano a intendere che mancasse qualcosa; i giovani adulti hanno dato un nome al qualcosa che mancava, ma pure hanno potuto attingere dalla robustezza di meditazioni e liturgie che ho illustrato nel primo paragrafo.

Concludo con un riferimento alla paura di attentati. Per tutti coloro che ritengono esserci un pilota segreto nei medesimi era chiaro che non avremmo corso rischi, il Papa infatti doveva arrivare senza intoppi all’altare di Auschwitz, un altare caro ai registi segreti, un altare di cui però ho scelto di non seguire le “liturgie” o i discorsi ivi dispiegati, non essendo un campo di mio interesse. Significativo in tal prospettiva il martirio di padre Hamel nel giorno in cui la GMG esordiva, un appello che i cattolici non devono sottovalutare, perché l’”effetto Bergoglio” - che piace alle masse spettacolarizzate e placa le ire degli anticattolici rivoluzionari - è destinato a finire, come sta per finire il dono di Misericordia dell’Anno giubilare corrente. Chissà se per allora avremo cresciuto giovani all’altezza delle sfide venture: Jezu ufam Tobie, Gesù confido in Te.  

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