28 agosto 2016

Le confessioni di un santo: Sant'Agostino, il dubbio e la Grazia


di Alfredo Incollingo

"Il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto", così il filosofo cattolico Antonio Livi ha definito San'Agostino d'Ippona, il gigante della teologia cristiana e, probabilmente, il Padre della Chiesa Cattolica che di più ha contribuito alla sua fondazione. Abbiamo due direttrici fondamentali per parlare del santo, che ci vengono fornite dalle due opere cardine della sua filosofia: le Confessioni e la Città di Dio.
La conversione di Sant'Agostino è il frutto di un ripensamento totale sulla propria vita: Le Confessioni non sono una semplice autobiografia, ma una meditazione sull'esistenza, sugli errori e sui dubbi. La giovinezza irruenta e l'adesione a filosofie erronee (manicheismo, per esempio) lo allontanarono da Dio, ma allo stesso tempo lo riportarono indietro, avendo perso la certezza delle proprie ragioni. Diventato vescovo di Ippona Agostino testimonierà la sua fede nei suoi scritti, accese difese dell'ortodossia cattolica.
Fu una donna a salvarlo e a guidarlo, anche nei momenti di lontananza dal Vangelo. Non la concubina né altre sue avventure giovanili, ma la madre, Santa Monica, che sempre pregò per lui disperandosi per un figlio che rifiutava di accogliere Cristo, lo consolò nel suo travaglio interiore e lo aiutò a prendere confidenza con la fede appena abbracciata. Determinante per la sua conversione furono anche il dubbio di socratica memoria, che gli dimostrò le menzogne cui aveva creduto, e Sant'Ambrogio, le cui omelie gli sveleranno la Verità e gli apriranno il cuore freddo e la mente distratta dai piaceri terreni.
Le Confessioni raccontano un Agostino umano, intimo e segreto che si svela per quello che è, un umile peccatore che ha conosciuto la perdizione e la sofferenza, ma alla fine ha abbracciato Cristo, quel Dio che aveva sempre disprezzato.
Accanto al santo umano e privato troviamo il teologo e il Padre della Chiesa, il cui pensiero, come pochi, ha attraversato i secoli, mantenendo un'attualità sorprendente.
Partiamo dall'inizio. Il dubbio sulla propria vita accese in Agostino la fiamma della fede: Nelle Confessioni egli non fa mistero di questo stato d'animo che non sembra avere per l'africano un valore negativo. Il dubbio agostiniano è la molla che spinge ad abbracciare Cristo. Solo chi dubita può trovare la verità, mentre lo stolto presuntuoso non vi giungerà mai o quanto meno non riuscirà a comprendere la sua portata. La ricerca stessa della verità presuppone di logica la sua esistenza, perché in noi c'è una briciola di Dio, che ci ricorda della sua costante presenza. La piena conoscenza di Dio non è un sapere solo scientifico e oggettivo, ma prima di tutto è un percorso gnoseologico intimo, che avviene dentro noi stessi.
Tuttavia la nostra sola ragione non basta: solo Dio può aiutarci e, tramite la Grazia, interviene per illuminarci e finalmente intuire la Sua vicinanza.
Da qui prende avvio lo straordinario pensiero di Agostino che è il tentativo di dimostrare le verità cristiane rielaborando la filosofia pagana, quella neoplatonica e socratica. Lo stesso problema del bene e del male è argomentato ricorrendo ad un Platone cristiano. Se i manichei sostenevano che il bene e il male fossero due entità distinte, assolute e in continuo conflitto (ora prevaleva l'uno, ora l'altro), sant'Agostino invece riteneva che Dio è la Sostanza e come tale niente esiste al di fuori di esso, seguendo l'insegnamento platonico e biblico; Dio è il Bene e quando il suo Essere si ritira, vi è carenza, quindi il Male, che è assenza divina. Tutto viene da Lui e tutto ritorna a Lui, potremmo affermare.
La Città di Dio è la risposta agostiniana ai pagani che accusavano i cristiani di aver minato le fondamenta morali dell'impero romano. Agostino critica queste argomentazioni sviluppando una lungimirante filosofia della storia, dove esplicita la dimensione temporale ed escatologica della cristianità, dando forma in chiave storica al problema del bene e del male (una dimensione individuale e cosmica). La storia è dominata da due città: una di Dio, regno del Signore, e una di Satana, regno degli uomini e dei loro peccati. Queste due realtà sono inconciliabili e sono in perenne conflitto, generando i travagli che attanagliano l'umanità: Dio non lascia da soli i suoi figli e tramite la Provvidenza dona loro governi ed entità politiche che possano arginare sulla Terra il dilagare del caos. L'impero romano fu voluto per fermare le forze disgregatrici, per abbracciare le genti e preparare l'avvento del Figlio, ma ha esaurito il suo tempo, affermava Sant'Agostino, ed è giunto un nuovo Re (Cristo) che ha inaugurato la sua Chiesa che deve guidare i fedeli fino al Giudizio Finale. La Chiesa, tuttavia, si trova nella Città degli Uomini e come tale è soggetta inevitabilmente alla corruzione. La Civitas Dei è il solo Regno di Dio cui tutti i cristiani aspirano: uniti, come una legione, i cristiani marciano verso l'Avvenire compatti e difendendo Cristo e la Chiesa.
Il pensiero agostiniano si biforca in un sentiero intimistico e mistico, quasi, e uno storico, dando una visione coerente di Dio, del Figlio e degli uomini, riconoscendo come tutti noi siamo parte di un grande disegno. Eppure l'uomo non è l'assoluto. L'antropocentrismo cristiano e agostiniano è comunque il riflesso di Dio: in polemica con Pelagio, Agostino ricordava come il peccato originale impedisse all'uomo una condotta serena e cristiana, anche se sceglieva di sua volontà la via del bene. Può egli scegliere liberamente se vivere secondo Dio o secondo Satana, ma la sua scelta è teorica, perché cadrà in tentazione spesso e il peccato sarà ricorrente; anche qui la Grazia giunge in soccorso e darà la forza necessaria per risollevarsi e seguire il Signore.
Sant'Agostino è probabilmente il teologo più influente della storia della cristianità i cui tanti dilemmi hanno animato la Chiesa. Basti citare la crisi giansenista per capire come la questione della Grazia sia ieri e oggi un dibattito ancora accesa. Come non pensare poi a San Tommaso d'Aquino, che è il suo avversario postumo e putativo? L'aquinate ricordava che la ragione è il miglior supporto per la fede, mentre al contrario Agostino riconosceva che solo Dio può svelarsi all'uomo e che questi può al limite sentire la sua presenza dentro di sé. Solo la Grazia e in minor misura la ragione può aiutarci a conoscere il Signore.
Sant'Agostino di Ippona da sempre è riconosciuto santo dalla Chiesa Cattolica e solo nel 1298 fu annoverato tra i Dottori della Chiesa.

 

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