31 agosto 2016

Pensieri del Lambrusco, il nuovo eversivo saggio di Camillo Langone


Colli a Volturno, Isernia
di Alfredo Incollingo

Per sette anni abbiamo avuto nostalgia della sua penna severa, colta e perspicace; del suo atteggiamento aristocratico e conservatore, non pago della modernità usa e getta. Prediligere un caldo tabarro ad una classica giacca commerciale, per esempio, non è una banale scelta di stile, ma un atto di spregio della narcisistica ed effimera moda contemporanea. Vuol dire riappropriarsi del passato, delle tradizioni di una volta, anche nel costume. La repulsa della modernità non è solo un discorso intellettuale. La tradizione, come affermava G.K. Chesterton, nasce dal senso comune per le cose e per le persone; nessuno è più pragmatico del contadino rispetto all'egotista moderno, imprigionato nella sua gabbia di concetti astratti: il folle non perde la ragione, ma il contatto con la realtà e la vita stessa.
Camillo Langone ci aveva lasciato una speranza, ovvero la possibilità di recuperare tutto ciò a partire da quei frammenti di tradizione sfuggiti all'industrialismo e alla tragedia moderna. Ne "Il manifesto della destra divina. Difendi, conserva, prega" Langone aveva elaborato un ottimale programma politico e culturale che, come ogni buon conservatore, sfatava le vanaglorie del presente e ci indicava la strada maestra da seguire. Lo aveva fatto recuperando un Pasolini tradizionalista, naturalmente taciuto dalla critica (di sinistra), che invitava un giovane neofascista a conservare quel poco di mondo rurale, genuino e incontaminato, che era sfuggito alla morsa del progresso tecnicistico.
La nostra attesa è stata ripagata con un nuovo, ottimo lavoro di Langone, un saggio eversivo nella critica e reazionario nel costruire, come sempre, una nuova prospettiva esistenziale.
Lo stesso autore aveva sperato, probabilmente, in una svolta, che avrebbe cambiato il nostro tempo, ma tale speranza è stata disattesa o rimandata. "Pensieri del Lambrusco", la nuova creazione di Langone, si apre con questa constatazione: di fronte all'invasione (o alle nuove e vecchie invasioni) non rimane che rifugiarsi nel Lambrusco, non per ubriacarsi, ma per gustare un sapore di casa, un breve ritorno alle origini. E' il contesto ideale per scrivere della propria resistenza ai mali odierni, una sfida fatta di piccole osservazioni, frammenti di una realtà in frantumi, relativista.
Il libro è una summa di riflessioni che Langone sviluppa intorno alle tematiche più urgenti del nostro tempo: ambientalismo, islam, aborto, ecologismo, apostasia e tutti i mali che affliggono l'Italia e la civiltà occidentale. Senza mai scadere nella critica gratuita, l'autore ci fornisce punti di vista originali e ben argomentati, contraddistinguendosi per una vasta cultura che gli permette di affrontare con serenità anche l'argomento più ostico. Per i lettori più accaniti l'autore suggerisce una serie di saggi interessanti, piccole perle di controrivoluzione.
In questo nuovo saggio ritroviamo il Langone che ci piace, lo stesso del "Manifesto della destra divina" e delle "Preghiere" su Il Foglio: tenace, schietto e severo nella giusta misura.
Non resta che recarsi in libreria, quelle meno progressiste e infestate da romanzi di genere, per acquistare un testo che certamente rompe con la monotonia editoriale degli ultimi anni. Pochi testi sono così preziosi come Pensieri del Lambrusco di Camillo Langone.
 

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