20 agosto 2016

San Bernardo di Chiaravalle, lo spirito indomito al servizio di Dio



di Alfredo Incollingo

La straordinaria personalità di San Bernardo di Chiaravalle può essere riassunta nel giudizio espresso da Papa Pio XII nel 1953 nell'enciclica Doctor Melliflus: “Il dottore mellifluo ultimo dei padri, ma non certo inferiore ai primi, si segnalò per tali doti di mente e di animo, cui Dio aggiunse abbondanza di doni celesti, da apparire dominatore sovrano nelle molteplici e troppo spesso turbolente vicende della sua epoca, per santità, saggezza e somma prudenza, consiglio nell'agire”. Questo breve ritratto è per noi fondamentale per capire chi era San Bernardo e per poter valutare la portata del suo carisma.

Dante Alighieri lo colloca nel Paradiso (Canto XXXI), la terza cantica della Divina Commedia, tra i beati della Mistica Rosa, ed è la sua guida nell'ultima tappa del viaggio ultraterreno, in virtù del suo spirito contemplativo e per la sua profonda devozione mariana. San Bernardo fu un mistico che insegnò ai cattolici a godere dell'amore di Dio, scegliendo l'umiltà quale strada maestra: spogliandosi del proprio egoismo, con l'aiuto della Grazia, l'uomo può vivere pienamente dell'amore divino.

La Vergine Maria è la Madre del Cielo che ci aiuta in questo percorso tortuoso, cui ci rivolgiamo per chiedere il suo aiuto e l'intercessione. Pio XII ricorda nell'enciclica il ruolo di Maria nel pensiero del santo: “Se insorgono i venti delle tentazioni, se incappi negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sballottato dalle onde della superbia, della detrazione, dell'invidia: guarda la stella, invoca Maria.

Non basta tuttavia un articolo per disquisire in tutta tranquillità e nel dettaglio di San Bernardo per la complessità del suo insegnamento e per il suo indomito carisma. Volendo argomentare su questo santo Dottore e ultimo Padre della Chiesa, lo possiamo fare in breve ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita: è stato infatti un grande protagonista dell'evo medio e ogni sua parola e ogni suo gesto è da ricondurre al contesto storico dell'epoca.

Bernardo era di origini nobiliari, nato nel 1090 in un ricco casato, vassallo del Duca di Borgogna. Nonostante gli agi e le ricchezza familiari il futuro santo radunò una trentina di compagni, tra i quali figuravano diversi parenti, e si ritirò in isolamento e in preghiera a Chatillon, di proprietà paterna, entrando successivamente nell'ordine cistercense. Probabilmente alla ricerca di un luogo più consono alle esigenze contemplative, si spostarono nella regione dello Champagne, stabilendosi sulle rive del fiume Aube. Qui Bernardo fondò il monastero di Chiaravalle che in pochi anni diverrà un centro spirituale di grande rilievo in tutta Europa.

Il giovani Bernardo palesò da subito un animo irrequieto e sempre pronto a difendere l'ortodossia e i valori del Vangelo. Il suo spirito polemico si espresse nelle dure invettive contro i cluniacensi, colpevoli di aver tradito lo spirito di umiltà della regola benedettina. Da queste constatazioni mosse una serrata apologetica a favore dei cistercensi, considerati da Bernardo i più fedeli alla Regola di San Benedetto. Le sue parole infuocate presero di mira chierici e laici, conti e vescovi, se questi vivevano nella dissolutezza o se minacciavano la pax Dei. Diverse missive furono inviate ai potenti dell'epoca, specie nella Francia turbolenta del XII secolo, per porre fine alle contese tra i signori.

Il fervore religioso e intellettuale di Bernardo si rivolse anche ai teatri politici e religiosi fuori dall'Europa. La prima crociata aveva strappato agli arabi la Terra Santa e la Città Santa, Gerusalemme. Adesso bisognava difendere e rafforzare le conquiste, specie per proteggere i luoghi sacri e i pellegrini. Nel 1119 Ugo di Payns e Bernardo fondarono l'Ordine dei Cavalieri del Tempio, i templari, con sede a Gerusalemme nella spianata dove un tempo sorgeva il Tempio di Salomone. Era un ordine monastico, ma particolare, perché i confratelli indossavano armature e portavano la spada: erano monaci guerrieri, in realtà cavalieri, uniti dal voto di castità, di povertà e di difesa della cristianità. La loro Regola si ispirava all'Elogio della cavalleria cristiana dello stesso Bernardo. Il santo, pur disprezzando la cavalleria e la violenza, cerca di domare l'ardore dell'aristocrazia europea. Il sangue sparso nel continente aveva sporcato la terra e turbato l'ordine; l'omicidio era abominio verso Dio. Era però un male minore se serviva per fermare il Male, ovvero l'infedele che minacciava Gerusalemme e la cristianità. Non si trattava più di omicidio, ma di malicidio, cioè fermare le forze disgregatrici.

La lucidità e l'intelligenza di Bernardo furono strumenti vincenti nell'affrontare i grandi dibattiti accademici e pubblici che lo impegnarono a lungo. In Germania e nel Nord Italia combatté i movimenti eretici pauperistici e fu uno strenuo oppositore di Pietro Abelardo, fino alla sua condanna.
Nel 1145 Papa Eugenio III, confratello cistercense proprio a Chiaravalle, incaricò San Bernardo di predicare la seconda crociata, stimolando la fede e la volontà di francesi e tedeschi: chi avesse deciso di partecipare alla spedizione, avrebbe ottenuto la totale assoluzione dai peccati.

Nel 1153 ormai anziano e provato dai numerosi viaggi si spense nel suo monastero il 20 agosto. San Bernardo di Chiaravalle è il campione della fede, il perfetto Miles Christi, il quale, a differenza del guerriero, impiega la sua cultura e la sua intelligenza per difendere cristianità. Il suo contributo alla difesa della Chiesa è senza uguali, sia nelle dispute con gli eretici sia nel proclamare l'ortodossia. Il suo carisma e il suo fervore cristiano vennero riconosciuti con la canonizzazione avvenuta nel 1174 con Papa Alessandro III e con la proclamazione a Dottore della Chiesa nel 1830 per volere di Papa Pio VIII.



 

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