11 agosto 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: San Domenico di Guzman, Santa Sabina e l'arancio (Parte V)


di Alfredo Incollingo

A Roma vi è un'isola di quiete, un luogo isolato nel caos cittadino. Qui è possibile ristorare il proprio animo dai veleni della civiltà moderna e vivere attimi di profonda meditazione religiosa.  E' l'Aventino, un Eden ritrovato, l'ultima isola felice e silenziosa nella baraonda moderna. Le tante chiese lo costellano marcano il suo essere un colle sacro, devoto e da secoli considerato un luogo perfetto per la contemplazione.
Una delle chiese aventiniane più antiche è la paleocristiana Santa Sabina, la meglio conservata del suo genere nonostante i lavori di restauro subiti nei secoli. La sua memoria è legata alla martire Santa Sabina (II secolo d.c.), cui è dedicata la chiesa, e a San Domenico di Guzman: non è un caso infatti se essa ospita la casa generalizia dell'Ordine dei Frati Predicatori.

Il santo spagnolo risiedette qui nel suo soggiorno romano e Papa Onorio III, dopo aver approvato nel 1216 il suo ordine monastico, gli affidò la gestione del complesso. La sua santità era già nota quando era ancora in vita e qualcuno mal sopportava questa aura. Satana stesso si presentò al cospetto del santo e fece di tutto per provocarlo e per distrarlo dalla preghiera. Questi era intento a pregare sulla tomba di alcuni martiri, all'interno della chiesa, e la sua indifferenza fece ancor di più innervosire il Maligno, il quale, in un impeto di rabbia, scaglio contro San Domenico una pietra nera di forma ovale. La evitò e andò a spezzare la lastra di marmo tombale. Oggi la pietra (Lapis diaboli) è conservata su un piedistallo a lato della porta principale d'ingresso.

Sempre San Domenico è il protagonista di un'altra storia in Santa Sabina. Nel cortile interno vi è un arancio secolare, il primo, secondo la tradizione, portato in Italia e il progenitore di tutte le piante diffuse nella Penisola. Il vicino Giardino degli Aranci possiede i primi esemplari che nacquero dai primi semi dell'albero miracoloso.
Si tratterebbe proprio di un miracolo, perché la pianta ha sempre prodotto frutto, senza mai ammalarsi e seccarsi. Fu San Domenico che dalla Spagna portò in Italia, a Roma, il primo seme d'arancio e la longevità della pianta sarebbe ampiamente dovuta alla santità del suo trasportatore.

Naturalmente l'Aventino non è solo Santa Sabina, per questo i nostro viaggio riprenderà per conoscere le altre meraviglie dell'arte e della fede che il colle ci offre.
 

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