02 agosto 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: le chiese nazionali romane (Parte III)


di Alfredo Incollingo

Roma ha conservato la sua vocazione universalista, aperta alle genti e a chi le chiede soccorso e protezione. Dalle sue mitiche origini fino ai giorni nostri è stata la Patria di tanti che vi hanno trovato una dimora o un rifugio. L'Urbe è una madre consolatrice di perseguitati e di afflitti e un padre misericordioso che perdona il figliol prodigo.

Vagabondando per la città non possiamo non notare strane toponomastiche: “dei francesi”, “degli spagnoli”, “dei portoghesi”... Genti differenti hanno infatti vissuto a Roma, costituendo piccole o grandi comunità nazionali per i motivi più vari: per sfuggire a persecuzioni, per commerci o per semplice opportunismo (magari riuscendo ad ottenere favori dalle alte cariche clericali). Queste eredità culturali si sono sedimentate nei costumi, nella lingua popolare e soprattutto, come si può ben notare, nella toponomastica.

Via dei Borgognoni, per esempio, ricorda il quartiere dove risiedevano i commercianti della Borgogna (Francia) che nel quattrocento si stabilirono a Roma. Come i borgognoni esistevano tante realtà di questo genere. Onde provvedere alla tutela dei nuovi arrivati e al soccorso dei poveri costituirono una confraternita, con personale, oratori e ospizi. Nel seicento edificarono anche una  chiesa, Sant'Andrea e San Claudio dei Borgognoni (nei pressi di Via del Corso), che divenne il loro centro spirituale e materiale. In questo modo ogni comunità nazionale provvedeva al proprio benessere e alla propria integrità culturale. Il tessuto sociale ne risultava equilibrato e si rispettava il precetto cristiano sull'accoglienza e la convivenza tra popoli: differenti, ma fratelli nella fede.
Oltre ai borgognoni a Roma nel corso dei secoli si stabilirono portoghesi (Sant'Andrea dei Portoghesi), francesi (San Luigi dei Francesi o Trinità dei Monti), spagnoli (Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli) e tutte le principali nazioni europee, anche da oriente e dal Nord Europa.

E gli italiani? Una parte della popolazione romana discende da famiglie provenienti dalle altre regioni italiani, oltre il Lazio. Anche costoro costruirono chiese regionali per ribadire e preservare la loro identità locale. I Lombardi, per esempio, si stabilirono nei pressi di Via del Corso, dove attualmente sorge la chiesa di Sant'Ambrogio e San Carlo al Corso, che ospitava la ricca ed influente confraternita che provvedeva ai bisogni della comunità. Nei pressi dell'antico rione di Borgo Sant'Angelo (demolito da Mussolini) vi è la basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini per i toscani o, a Piazza Venezia, San Marco Evangelista per i veneti. Il Sud Italia? Si registrò un flusso migratorio anche dalle regione del Meridione. San Nicola in Carcere è la chiesa regionale della Campania, del Molise, della Puglia e delle altre regioni del sud.

Naturalmente, come le principali metropoli occidentali, anche Roma sta vivendo e ha vissuto l'arrivo di nuove ondate migratorie dalle nazioni del Terzo Mondo. Anche in questo caso le nuove comunità hanno ottenuto delle diocesi, spesso prendendo possesso di luoghi di culto preesistenti: Santa Maria della Pace per i cileni, Santa Pudenziana per i filippini o Santo Stefano degli Abissini per gli etiopi.

Come abbiamo visto in queste breve e sintetica panoramica romana la città ha preservato la sua vocazione universalista: ogni nazione è qui rappresentata e ha pari dignità, come tutte le altre. Stiamo attenti però a non confondere questo spirito con l'attuale multiculturalismo. A Roma le diverse comunità hanno convissuto in piena solidarietà, riconoscendosi romani e cattolici, ma nel reciproco rispetto delle differenze. Oggi invece si protende di più a costruire una Torre di Babele indifferenziata.
Questa tappa del nostro viaggio a Roma non ci porta a visitare una singola chiesa o un singolo luogo sacro, ci farà camminare molto, ma ne varrà la pena, perché questi luoghi di culto alle volte nascondo nascondono tesori inestimabili dell'arte e anche della fede.
Il viaggio continua.
 

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