27 agosto 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Gli eretici del Celio (Parte VII)


di Alfredo Incollingo

Il Celio è sempre stato un colle appartato dalla città e molto quieto, forse fin troppo tranquillo. Questa nomea ha portato la stessa Chiesa Cattolica, nella Città Santa, a desistere dal controllare le comunità religiose che lì si erano costituite. Probabilmente certi del loro tacito assenso alla dottrina e della loro totale sottomissione al Papa il clero li lasciò indisturbati. Fu un errore: un'eresia “moderna” nacque e si sviluppò indisturbata per un anno, e forse di più, con la complicità di frati infedeli.
A San Giovanni a Porta Latina, splendida chiesa paleocristiana del V secolo, un gruppo di monaci aveva dato vita ad una strana confraternita. I pochi testimoni la definirono così questa anomala comunità maschile dedica ad una vita comune e coniugale. Questa chiesa, immersa tuttora nel verde, fra caratteristiche ville ottocentesche, all'apparenza non sembra nascondere un segreto così oscuro. Eppure le apparenze ingannano e fra quelle mura si consumarono atti blasfemi e tragici.
I monaci di San Giovanni a Porta Latina erano soliti accogliere omosessuali in fuga (anche ebrei dal locale ghetto) e celebrare matrimoni fra persone dello stesso sesso, seguendo pedissequamente il rito cattolico. Il sacramento era garante dell'unione, anche se omosessuale, e lo giustificava nel Magistero. Testimoni illustri (come il filosofo francese Montaigne) o le stesse carte processuali (le poche rimaste) ci raccontano di più su questa confraternita. Vivevano in comune, seguendo un costume sessuale libero e le coppie contribuivano al benessere del gruppo.
Per un anno circa vissero in tutta tranquillità fino al 20 luglio 1578. Un servo, forse per risentimento verso il suo padrone, denunciò i fatti all'Inquisizione che si attivò per catturare i colpevoli. Una retata portò dietro le sbarre diversi esponenti della comunità, mentre altri riuscirono a fuggire. Il processo durò fino al 3 agosto dello stesso anno quando i frati furono impiccati e i loro corpi bruciati nei pressi di San Giovanni a Porta Latina. Montaigne raccontando questo strano evento, appreso dal popolo, descrive l'atmosfera lugubre del posto e la cenere che pareva ancora aleggiare sospinta dal vento. Il filosofo narra così un episodio, a noi poco noto, che certamente intimorì gli uomini del tempo tanto da rimanere impresso per decenni nella memoria collettiva.
Una domanda a noi moderni ci pare sensata a riguardo: questi eventi sono stati una premonizione del futuro, di una Chiesa attanagliata dall'agenda LGBT? Come molti sacerdoti e cardinali odierni, anche all'epoca certe aperture furono sviluppate da membri del clero. Forse dobbiamo temere che la Chiesa precipiti nel caos per colpa di chierici infedeli al Vangelo, mentre noi laici non possiamo che pregare e agire per salvare il salvabile.
Il viaggio continua.

 

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