28 settembre 2016

Il coraggio dei sindaci obiettori

Davide contro Golia

di Giuliano Guzzo

Le unioni civili sono legge. E allora? La battaglia dei sindaci italiani che, per ragioni etiche, morali e religiose, non se la sentono di celebrare le unioni civili parte da qui, ossia dalla convinzione che la verità del matrimonio sia troppo preziosa per essere offuscata dal riconoscimento di altre unioni. E’ successo a Borgo Valsugana, in Trentino, dove il sindaco, Fabio Dalledonne, ha dichiarato secondo le sue «personali credenze religiose» e le sue «valutazioni etico-morali» di non essere pronto a “civilunire” coppie dello stesso sesso; a Cascina, provincia di Pisa, dove la prima cittadina, la leghista Susanna Ceccardi, non ha cambiato idea neppure alla notizia di un esposto contro di lei; ed ora succede anche a Favria, il cui sindaco, Serafino Ferrino, amministratore di lungo corso e cattolico praticante, ha fatto presente che non solo non celebrerà unioni civili, ma non delegherà nessuno al suo posto, chiarendo di non sentirsela «di andare contro precisi dettami etici».

Ora, in attesa di vedere che accadrà e se altri decideranno di unirsi al fronte obiettore sulle unioni civili, sono già possibili alcune considerazioni.

La prima. In tutti questi casi, i sindaci hanno fatto appello ad un’obiezione di coscienza non giuridicamente prevista. Dunque di serie B? No, l’esatto contrario: da Antigone, che per seppellire il fratello arrivò a disobbedire al proprio re, pagando con la vita la sua scelta, fino Rosa Louise Parks, attivista statunitense figura-simbolo del movimento per i diritti civili, divenuta celebre per aver rifiutato, nel 1955, di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus a Montgomery, l’obiezione di coscienza nella sua forma più cristallina si sempre è imposta non grazie ma nonostante la legge, passando come affronto ribelle prima di essere riconosciuta come giusto rifiuto a norme ingiuste. Del resto, la storia umana è costellata di casi di leggi in un primo momento considerate inattaccabili e poi non solo rivelatesi inique ma orribili.

Una seconda, importante considerazione che può essere utile svolgere sui “sindaci ribelli” è che costoro, in realtà, non difendono un’idea religiosa e men che meno cattolica della famiglia. Che la famiglia sia quella fondata dall’unione fra uomo e donna, infatti, era già convinzione del non cristiano Aristotele, che visse secoli prima di Cristo e la definì come «associazione istituita dalla natura», di Cicerone, anch’egli non cristiano, che definì il matrimonio «la prima forma di società» e persino forse da Karl Marx, il grande fustigatore della civiltà borghese, il quale nei suoi Manoscritti economico-filosofici del 1844 si lasciò scappare che «il rapporto immediato naturale […] è il rapporto dell’uomo con la donna». Allo stesso modo, ad avere qualcosa da ridire su rapporti omosessuali sono stati, nei secoli, pensatori del calibro di Platone (Leggi, 836 B), del già citato Aristotele (Etica Nicomachea, 1148b 24-30) e di Kant (Metafisica dei costumi §Dottrina del diritto).
Un po’ difficile, allora, liquidare il rifiuto delle unioni civili come manifestazione oscurantista, data la conformità di una simile condotta agli ideali che l’umanità, con poche eccezioni, ha sempre riconosciuto nella sua storia. Infine, terzo ed ultimo pensiero, va dato atto ai “sindaci ribelli” di avere fegato.

Non solo per la disobbedienza ad una legge dello Stato, ma per agire in opposizione netta al pensiero dominante nonché in un contesto in cui la stessa Chiesa, di fatto, pare più timida di un tempo su questi temi. Quella che unisce i sindaci di Borgo Valsugana, di Cascina e di Favria e altri come loro, è dunque una scelta che sa di ribellione e di coscienza vera, quella che opera senza calcolo né tornaconto ma solo in omaggio, come si è detto, alla verità del matrimonio che è anche la verità dei mariti e delle mogli e, in definitiva, la verità della necessità di ogni bambino a crescere con un padre ed una madre. Senza che nessuna legge, neppure se approvata all’unanimità e mediaticamente celebrata, possa farci nulla.  

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