02 settembre 2016

Natalità. Non è una questione di soldi


di Paolo Inselvini

Il cosiddetto “fertily day” e l'annessa campagna lanciati dal ministero della salute hanno infiammato orde di contestatori che hanno marchiato questa iniziativa come bigotta e retrograda.
Al netto della solita sudditanza alla lingua inglese, della strutturazione superficiale e degli slogan rivedibili, ho ritenuto subito l’iniziativa in parte condivisibile.
La denatalità è, infatti, uno dei più grandi problemi che colpiscono l’Italia e, come sostenuto da sociologi ed economisti, porterà il nostro Popolo ad un’inesorabile e lenta morte.

Non è, però, mio intento difendere l’indegno governo Renzi. Credo, anzi, che questa campagna rappresenti l’ipocrisia di un esecutivo che la Famiglia sta cercando di distruggerla da un punto di vista culturale, antropologico ed economico; un governo che la natalità non la sta certo favorendo. Con un pizzico di malizia, mi viene, inoltre, da pensare che questa non sia altro che una battaglia di retroguardia di una parte di governo che cerca di recuperare i pochi voti che aveva e che ha perso a causa della sua incoerenza. E’ poi pacifico che non potrà essere solamente questo tipo di iniziative a spingere gli italiani a ricominciare a fare figli. Ci sono, infatti, condizioni economiche sfavorevoli per coloro che volessero crescere un figlio, mentre coloro che hanno il coraggio di avere figli invece che essere tutelati vengono maggiormente vessati. Queste sono sicuramente situazioni inaccettabili e vanno risolte attraverso politiche serie e lungimiranti.

Guardiamo però in faccia la realtà, la società e noi stessi. Il problema centrale della denatalità non è quello economico. Non è vero che non si fanno più figli perché c’è la crisi, c’è precariato, non c’è lavoro. Il vero problema è di tipo antropologico e culturale. Non si fanno più figli a causa dell’egoismo e dell’individualismo che governano le nostre vite. In una società fondata sul consumismo, sul materialismo, sui falsi miti del progresso spacciati come verità dai media di regime, non c’è spazio che per l’io ed i suoi desideri. In questa società, nella quale le relazioni di coppia sono viste solamente come un mezzo per arrivare alla propria felicità e all’appagamento delle proprie pulsioni, non c’è spazio che per l’io ed i suoi desideri.

Di conseguenza è falso, in molti casi, il fatto che non si facciano più figli per motivi di carattere economico. Gli italiani, ed in generale tutti i cittadini occidentali, decidono di non fare più figli perché questo toglierebbe loro anni di divertimento, non permetterebbe, a dire di molti, di fare carriera, non permetterebbe loro di realizzarsi a pieno, non permetterebbe loro di comprarsi ogni anno l’i-phone nuovo.

Tutto ciò è dovuto alla distorta visione del mondo, della realtà e della vita che sono state propagandate soprattutto negli ultimi decenni. Per fare figli serve fare molti sacrifici, non solo economici, è necessario donarsi in modo incondizionato e disinteressato, è indispensabile essere consapevoli della grande bellezza e delle grandi responsabilità che comporta questa scelta.
E’ evidente che la società attuale abbia abbandonato da tempo tutte queste caratteristiche essenziali.
Di conseguenza i figli, o non si vogliono proprio o li si vuole come e quando decidiamo noi, del sesso e del colore di capelli di cui li desideriamo. Insomma, i figli ci servono solo quando diventano un nostro desiderio, un qualcosa che ci manca fra le mille che questo mondo moderno può fornirci.

Cosi ci è stata data la possibilità di creare i nostri figli attraverso provette e uteri in affitto e, come se non bastasse, la possibilità di sceglierli su dei cataloghi. In questo modo i pochi figli che nasceranno saranno fatti su misura e potranno davvero renderci felici. Questo è, purtroppo, quello a cui ci sta portando questa società: un figlio rappresenta una delle tante cose che questo mondo può offrirci, perciò, o ce lo offre con le modalità, i tempi e le condizioni che ci aggradano o possiamo farne a meno. Questo è quello che, come previsto incredibilmente da romanzi distopici del secolo passato, il potere vuole per noi e noi, schiavi, continuiamo ad ubbidire docilmente.

La Vita, una nuova nascita, non sono più viste come un dono, ma solamente come un peso o come un desiderio da esaudire. Fino a quando continueremo a credere che queste possano essere davvero le condizioni per portarci alla felicità ed alla vera libertà, fino a quando non torneremo a vedere la maternità e la paternità come una ricchezza ed un dono immenso, noi italiani continueremo a non fare figli. Ben vengano, quindi, campagne di sensibilizzazione, se fatte con sincerità, se seguite da fatti e soprattutto se contestate dai più grandi sponsor del politicamente corretto e del progressismo.

Per tornare a fare figli, però, ci vuole un cambiamento radicale nello spirito e nella concezione della vita. Sperando e soprattutto continuando a lottare affinché questo possa accadere, nel frattempo, di fronte a molte coppie in carriera che ritengono di intralcio fare figli, continuerò a preferire quelle coppie che, nonostante le difficoltà, continuano a fare sacrifici quotidiani per crescere ed educare i più grandi doni della propria vita.  

1 commento :

  1. Ma chi l'ha scritta sta cacaca??? Non abbiamo soldi per mangiare o per avere una casa. Ma chi vi fa scrivere?

    RispondiElimina