13 settembre 2016

San Giovanni Crisostomo, lo zelante teologo d'Oriente


di Alfredo Incollingo

La sua raffinata eloquenza e le sue grandi doti retoriche gli valsero l'appellativo di Crisostomo, ovvero Bocca d'Oro. Parliamo, come si può ben intuire, di San Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa Cattolica e uno dei più influenti teologi della storia cristiana. Univa alla sua eccelsa retorica uno zelo e un rigore tale da fare delle sue omelie delle vere e proprie invettive e documenti teologicamente edificanti. San Giovanni si scagliò contro il lusso e la corruzione clericale a Costantinopoli, contro la rilassatezza dei costumi e lo strapotere dell'imperatore nella gestione delle chiese orientali. Nonostante l'ampio consenso ottenuto tra i fedeli, il clero e alcuni membri della corte imperiali, i nemici riuscirono alla fine a prevalere, dovendo così subire l'esilio e continue vessazioni.

Nacque a Antiochia nel 347. La città era, dopo Costantinopoli e Alessandria d'Egitto, una delle principali sedi episcopali in Oriente, ma i contrasti costantemente minavano la sua stabilità sociale: cristiani, pagani, manichei e i fedeli dei tanti culti orientali lottavano per la supremazia cittadina. La comunità cristiana tuttavia era indebolita a sua volta dall'acerrima rivalità di due vescovi, Melezio e Paolino. Giovanni era stato educato per diventare un retore: amava il teatro e la cultura ellenica, ma preferì lasciare queste passioni per seguire il patriarca Melezio. Fu quest'ultimo a battezzarlo a diciott'anni e a introdurlo allo studio della teologia nella locale scuola biblica, che per prestigio rivaleggiava con l'omologa alessandrina. Terminò gli studi e si ritirò nel deserto per dare adito alla sua vocazione eremitica e per continuare in solitudine l'approfondimento teologico.
Nel 380 – 381 venne consacrato diacono e successivamente prese i voti sacerdotali: ebbe inizio la sua missione di predicatore, le cui omelie infiammarono i fedeli e il clero a lui più vicino. Si distinse per l'ardore cristiano, per la sua vita morigerata e per le sue accuse rivolte a vescovi lussuriosi. Criticò cristiani, ma anche ebrei e pagani, assecondando la politica dell'imperatore Teodosio.
Nel 397 l'imperatore Arcadio lo elesse patriarca di Costantinopoli, su suggerimento del potente eunuco Eutropio, protettore a corte del santo. San Giovanni fu inflessibile nel suo ruolo, riformando a fondo una gerarchia clericale corrotta e rilassata: destituì presbiteri infedeli, combatté la corruzione e l'ingerenza del potere laico. Queste sue prese di posizione gli costarono numerosi nemici tra i cortigiani e i vescovi orientali.
Iniziarono a tramare per deporre lo scomodo avversario, seminando discordia tra le chiese e cercando possibili candidati al patriarcato di Costantinopoli. Trovarono un possibile alleato in Teofilo, patriarca d'Alessandria d'Egitto, rivale del seggio antiochiano e pronto a imporre la sua persona su Giovanni: nel 402 fu chiamato a Costantinopoli per rispondere delle sue calunnie nei confronti del Crisostomo: numerosi vescovi lo accompagnarono e decretarono il loro sostegno a Teofilo. Giovanni dovette lasciare il patriarcato e andare in esilio, per poco tuttavia: venne infatti richiamato dall'imperatrice Eudoxa, amica e confidente del santo.
Nel 404 dovette abbandonare definitivamente la città per ritirarsi a Cucusa, sui monti armeni. Continuò la sua attività intellettuale e teologica componendo numerose opere fino al 407 quando fu costretto a trasferirsi a Pitiunte, sul Mar Nero. Durante il viaggio, il 14 settembre dello stesso anno, morì a Comana, nel Ponto. Le sue spoglie, sepolte in quella località, furono traslate nel 438 nella chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli e, in data imprecisata, furono trasferite a Roma, nella basilica di San Pietro. Venne proclamato Dottore della Chiesa nel 1568 da San Pio V.

 

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